Decisamente una sorpresa, la notizia che il presidente Usa è risultato positivo al coronavirus, o come la chiamano negli States una “october surprise”, che tra l’altro ha sorpreso anche in mercati, facendo accusare il colpo alle Borse di tutto il mondo, da quella di Wall Street alla Borsa di Tokyo.

E se fino a ieri la notizia era solo quella di un tampone positivo, così come era risultato positivo quello fatto alla First Lady, adesso Doanld Trump si trova ricoverato in ospedale con sintomi tra cui febbre.

Ma sarà soprattutto sulla campagna elettorale che si ripercuoteranno le conseguenze del ricovero di Donald Trump, con alcuni osservatori che sono arrivati ad ipotizzare un rinvio delle elezioni presidenziali. Si tratta però di uno scenario realmente possibile? Secondo alcuni giuristi in realtà non ci sono le premesse per rinviare l’election day fissato al 3 novembre.

Una possibilità che non sembrava dispiacere al presidente Trump, e che il suo entourage non ha esitato a ventilare dopo il ricovero del tycoon, tuttavia sembra che quella da loro indicata non sia una strada realmente percorribile.

Il motivo lo ha spiegato Pamela Harris, docente di diritto pubblico Usa presso la John Cabot University di Roma, parlando con l’Adnkronos. “Le elezioni presidenziali non si rinviano” ha sentenziato la giurista commentando le notizie che giungono sulle condizioni di salute di Trump e della First Lady.

Trump passerà i poteri al vice presidente Pence?

Si prospetta invece la possibilità di un passaggio di poteri dal presidente Trump al vicepresidente Mike Pence? Anche su questo la “Costituzione è chiara” spiega ancora la giurista.

Quanto alle modalità di trasferimento dei poteri infatti non ci sono particolari dubbi a parte uno, e cioè che “non sappiamo che cosa significa” esattamente che il presidente degli Stati Uniti sia “unable to discharge the powers and duties of their office”, che tradotto dovrebbe significare “incapace di trasmettere i poteri e i doveri del suo ufficio”.

Ci viene in aiuto in questo caso il 25esimo emendamento, che come ricorda la stessa Harris, è stato approvato all’indomani dell’assassinio di John F. Kennedy e dal 1967 ad oggi “è stato invocato raramente”.

Harris spiega infatti che ciò è avvenuto solo in un paio di occasioni in cui il “presidente ha detto al vice presidente: ‘devo fare l’anestesia, stai pronto nel caso che qualora succeda’ ed è stata una cosa breve”. Situazioni come questa si sono verificate con il presidente Ronald Reagan e George W. Bush, i quali hanno affidato i poteri ai loro vice prima di essere sottoposti ad interventi chirurgici di poche ore.

Dovrebbe essere quindi lo stesso Trump a trasmettere ufficialmente i suoi poteri al suo vice qualora la situazione lo richiedesse, ma evidentemente ciò non è ancora necessario. Niente vie di mezzo insomma nella Costituzione degli Stati Uniti, dunque i poteri restano a Trump a meno che non invochi la sezione 3 dell’emendamento che gli permetterebbe appunto di trasferire i poteri a Pence.

Oppure può essere lo stesso Pence, con metà del governo, a farlo rivolgendosi al Congresso stando a quanto spiegato dalla giurista Pamela Harris. Un argomento, quello del 25esimo emendamento che non spunta fuori per la prima volta da quando Trump è in carica, se ne è parlato più volte già in occasione della sua elezione nel 2017, per motivi legati al suo “temperamento e solidità psicologica”.

Harris: “non si possono rinviare le elezioni presidenziali”

Poi c’è il discorso che riguarda il possibile impatto della notizia del ricovero di Donald Trump sulla campagna elettorale, ed Harris usa l’espressione “October Surprise”, anche se al contempo rassicura sul fatto che questo non potrà comportare un rinvio delle elezioni presidenziali, una prospettiva che liquida con due parole: “non si possono rinviare le elezioni presidenziali”.

Tra l’altro nella peggiore delle ipotesi i partiti americani prevedono l’attivazione di meccanismi che portano alla scelta di nuovi candidati.

Una situazione in costante evoluzione, come la stessa Harris tiene a sottolineare, ma di certo la notizia del contagio di Donald Trump non è “buona” per i repubblicani dal punto di vista elettorale. Alcuni tuttavia ritengono che questo possa innescare il voto di solidarietà e simpatia nella base elettorale del presidente.

Ad incidere maggiormente però, ed in maniera negativa sulla possibilità di Trump di essere confermato alla guida del Paese, è che la sua forza elettorale “si basa sul fatto di essere un duro, uno capace di andare senza mascherina senza ammalarsi, essere potente, lui insulta le persone malate chiamandole perdenti” spiega la Harris personalizzando così il ritratto del presidente.

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