Dimissioni Conte: niente reincarico immediato. Si procede con le consultazioni, ecco il calendario

Dimissioni Conte: niente reincarico immediato. Si procede con le consultazioni, ecco il calendario

Oggi al Quirinale i presidenti di Camera e Senato, e da domani le delegazioni dei partiti. Conte intanto si mostra pronto ad aprire anche a Italia Viva

Non ha avuto vita facile l'esecutivo che Giuseppe Conte ha formato con la 'benedizione' di Matteo Renzi, visto che sin da subito dopo la formazione della squadra di Governo, Renzi ha deciso di creare un proprio gruppo parlamentare insieme ai suoi renziani. E da lì in poi è stato sempre più chiaro che Italia Viva sarebbe stata la spina nel fianco del premier.

Ed eccoci qua, a poco più di un anno dalla formazione del Conte bis, di nuovo alle consultazioni per la formazione di un nuovo esecutivo. Una crisi che come più volte è stato ribadito, sarà difficile far capire agli Italiani, ma a quanto pare questo è l'ultimo dei problemi, forse perché non è essenziale che capiscano finché accettano tutto quanto supinamente.

Quello che conta, per Conte e per la totalità della maggioranza più eventuali 'responsabili' è che non si torni a votare, perché quello metterebbe a rischio il Paese in una situazione così delicata come quella che stiamo vivendo e sì, metterebbe a rischio anche le poltrone di tutti quelli che in caso di nuove elezioni tornerebbero a casa, ma come ha ben spiegato Lello Ciampolillo è questione di fare il bene del Paese.

Conte riapre a Italia Viva?

La speranza inespressa di una buona fetta degli Italiani è quella che questa pantomima duri almeno il più breve tempo possibile. Il senso di responsabilità che muove i nostri rappresentanti in Parlamento impone loro di sacrificarsi per il bene del Paese, e pazienza se per rendere possibile il miracolo sarà necessario moltiplicare qualche poltrona.

Ancora però non conosciamo tutti i dettagli di quali saranno gli accordi, di chi sosterrà la nuova maggioranza, e di quali eclatanti dichiarazioni verranno rimangiate. Le prime saranno, a quanto pare, quelle riguardanti il "mai più con Renzi" pronunciato tanto da Conte quanto dagli esponenti del Movimento 5 Stelle.

Il caso vuole che un "mai più con Renzi" rischi di tradursi per molti parlamentari della maggioranza in un "mai più in Parlamento", e questo potrebbe cambiare le cose, facendo prevalere quel senso di 'responsbilità' su cui gli Italiani hanno la fortuna di poter contare.

Per il momento abbiamo letto un post che il presidente del Consiglio dimissionario Giuseppe Conte ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, nel quale lancia un appello a tutte "le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica" per formare un nuovo esecutivo "che offra una prospettiva di salvezza nazionale".

Ed è lo stesso Conte a specificare, come sottolineato anche da Il Corriere, che questo nuovo governo è aperto a tutti, con la sola eccezione dei sovranisti. Il che sembra lasciar intendere in modo piuttosto chiaro che Renzi e i suoi, che sono quanto di più lontano dal concetto di sovranismo, sono i benvenuti.

Un governo con Renzi può essere un governo solido?

Per il momento il premier Conte si occuperà solo dei cosiddetti "affari correnti". Questo non significa che il governo potrà occuparsi solo di questioni di ordinaria amministrazione, ma che potrà e dovrà continuare a gestire tutti gli affari in essere, senza invece avviare nuovi progetti.

Intanto il premier uscente ha ufficialmente imboccato il tortuoso cammino che potrebbe condurlo al Conte ter, ma si tratta di un percorso alquanto accidentato. Il primo nodo da sciogliere è la questione Renzi, del quale difficilmente potrà fare a meno se davvero vuole restare alla guida del Paese, e pazienza se si dovrà rimangiare qualche dichiarazione rilasciata davanti a milioni di cittadini.

Un accordo con Renzi poi c'era anche un anno fa. E che accordo, visto che fu proprio il leader della Leopolda a spingere per la formazione dell'esecutivo che appena un anno dopo ha deciso di far cadere. L'accordo c'era eccome con Renzi, eppure eccoci qua, e dovrebbe bastare questo a dimostrare che con Renzi non c'è accordo che tenga.

Insomma se davvero si vuole avere un governo coeso e stabile, la conditio sine qua non da imporre sarebbe proprio che Renzi non ne faccia parte. Eppure non sembra sia questa la direzione verso la quale la maggioranza intende andare.

Ripartono le consultazioni al Quirinale: il calendario

Le consultazioni al Quirinale partiranno questo pomeriggio. Il presidente della Repubblica attende anzitutto i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, che si recheranno al Colle tra le 17 e le 18, e solo domani si darà il via alle consultazioni con le varie delegazioni parlamentari.

Il Capo dello Stato conta di chiudere al più presto questo primo giro di consultazioni che inizierà con i partiti minori come di consueto. Alle 10 di giovedì 28 gennaio toccherà infatti al gruppo per le Autonomie (SVP-PATT, UV), poi tra le 10.30 e le 12.30 e tra le 16.00 e le 16.45 sarà la volta dei gruppi Misti di Camera e Senato.

Alle 16.45 toccherà al gruppo parlamentari di Liberi e Uguali, alle 17.30 sarà il turno di Italia Viva, e alle 18.30 a salire al Colle sarà il gruppo del Partito Democratico.

Il 29 gennaio le consultazioni partiranno nel pomeriggio per via della Cerimonia di inaugurazione dell'Anno Giudiziario della Corte Suprema di Cassazione che si terrà nella mattinata. Alle 16 quindi Sergio Mattarella riceverà la delegazione di Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega, mentre alle 17 si chiuderanno le consultazioni con il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle.

Nasce il gruppo Europeisti Maie Centro Democratico

Per formare il Conte ter servono ancora consensi, serve l'impegno dei cosiddetti "costruttori" e finché non si raggiungono i numeri in grado di garantire almeno un minimo di solidità, o quantomeno la certezza di arrivare al semestre bianco, si dovrà continuare a cercare.

Arrivare al semestre bianco significa poi arrivare all'elezione del presidente della Repubblica che, ci spiegano, deve essere europeista, per il bene del Paese naturalmente. Se si ridesse la parola ai cittadini, chiedendo loro di esercitare la propria sovranità attraverso il voto, al governo ci finirebbero i sovranisti, e di conseguenza niente Capo dello Stato europeista. A quanto pare però questo non è ritenuto accettabile, pertanto il popolo farà bene ad accontentarsi del ruolo di spettatore.

E quello cui assistiamo è proprio uno spettacolo che vale il prezzo del biglietto, invero piuttosto caro. Magari non si tratta proprio di un colpo di scena, ma rientra nella categoria 'novità', ed è la nascita del gruppo "Europeisti Maie Centro Democratico" a Palazzo Madama.

Sarà questa la formazione politica in cui confluiranno i valorosi 'responsbili' su cui il prossimo esecutivo potrà contare per amministrare la cosa pubblica. Al momento all'interno di questo calderone nuovo di zecca troviamo una decina di senatori, più o meno gli stessi che si erano già esposti per dare la fiducia a Conte martedì scorso, ma con un paio di cambi dell'ultimo minuto.

Nel gruppo Europeisti Maie Centro Democratico troviamo i 5 esponenti già iscritti al Maie, cioè Merlo, De Bonis, Cario, Buccarella e Fanetti, più De Falco, e gli ex azzurri Causin e Rossi. Perdiamo però il prezioso contributo di Lello Ciampolillo e di Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, che comunque hanno già fatto sapere che sosteranno ugualmente Conte, ma non da quel gruppo.

La Lonardo ha dichiarato infatti: "rimane il mio impegno a sostenere il presidente Conte, ma un nuovo gruppo senza omogeneità politica e con esperienze diversissime non è quello che auspico in vista di un nuovo progetto, quello del 'Meglio Noi', cui, con altri all'esterno del Parlamento, stiamo dando vita".

La senatrice ha poi aggiunto: "i responsabili, singolarmente, sono stati fondamentali per evitare che si precipitasse nella crisi di sistema, ora, però, occorre ricomporre ed allargare il più possibile senza esclusioni".

Si aggiungono al gruppo Europeisti Maie Centro Democratico, insieme agli 8 che abbiamo sopra elencato, anche Gianni Marilotti dal Movimento per le Autonomie, e la ex dem Tatjana Rojc.

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