Con Mario Draghi presidente del Consiglio l'Italia avrà un 'governo Goldman Sachs'

Con Mario Draghi presidente del Consiglio l'Italia avrà un 'governo Goldman Sachs'

La banca d'affari americana illustra punti di forza e rischi del governo presieduto da Mario Draghi, sottolineando la necessità di evitare le elezioni anticipate

La nota banca d'affari statunitense ha subito commentato la decisione del presidente della Repubblica di affidare l'incarico per la formazione di un nuovo governo all'ex presidente della Banca Centrale Europea, considerato uno dei tre uomini della Goldman Sachs in Italia insieme a Mario Monti e Romano Prodi.

L'Italia verso un nuovo governo delle banche

Un governo 'tecnico' l'Italia lo aveva già avuto, o più che altro subìto, all'epoca in cui Mario Monti rimpiazzò Silvio Berlusconi, colpevole di aver 'indebitato' il Paese oltre i livelli di guardia. Fu il governo tecnico presieduto da Monti a metterci una pezza, imboccando con convinzione la strada dell'austerity al motto "ce lo chiede l'Europa".

Una strada che ha portato ad un impoverimento progressivo della sanità pubblica prima di tutto, ma anche ad una decrescita economica del Paese, con l'inevitabile conseguenza che il rapporto debito-Pil invece di migliorare ha continuato a peggiorare.

Di certo però ai tempi in cui ci si preoccupava del fatto che il debito potesse diventare insostenibile, non ci si immaginava che qualche anno dopo nel giro di pochi mesi saremmo passato da un rapporto debito/Pil al 135% circa fino al 170%. 

Nel frattempo è stata sacrificata la sanità pubblica sull'altare dell'austerity, quella stessa sanità pubblica che avrebbe dovuto rappresentare il primo baluardo in caso di pandemia, e che invece si mostrava già tristemente inadeguata ogni anno all'arrivo del picco influenzale, con sovraccarico per i pronto soccorso e carenza di posti letto.

Per Goldman Sachs è meglio evitare elezioni anticipate

Tutti quegli investimenti nella sanità, nei trasporti, nella scuola, che avrebbero permesso al Paese di crescere e di affrontare adeguatamente la pandemia, sono stati ridotti al minimo, e si è deciso di tagliare tutto quello che si poteva tagliare e anche di più affinché il debito pubblico non diventasse insostenibile. 

Il risultato è che oggi non solo abbiamo un Paese arretrato in tutti questi campi, ma abbiamo anche un debito pubblico completamente fuori controllo. È doveroso, più che legittimo, dubitare che la strada seguita fino ad oggi, quella dettata dall'Europa, sia stata la scelta giusta.

I cittadini italiani avevano infatti indicato una strada diversa, quella di cui il M5s si dichiarava promotore, salvo poi voltare le spalle al proprio elettorato per seguire, seppur con riluttanza a momenti, l'agenda europeista, vanificando di fatto l'esercizio democratico del voto.

È in questo contesto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, all'indomani della crisi di governo, decide di consegnare il mandato nelle mani proprio nelle mani di Mario Draghi, ex presidente della BCE.

Sergio Mattarella, senza troppi giri di parole, ha spiegato che l'esercizio democratico delle elezioni non può trovare spazio in questo particolare contesto. Un parere che è stato espresso anche da Goldman Sachs che con l'assegnazione dell'incarico a Mario Draghi lo ha definito "prestatore di ultima istanza" di capitale politico all'Italia.

L'obiettivo è prima di tutto quello di evitare che i cittadini possano esprimersi attraverso il voto, delegando evidentemente forze politiche dichiaratamente sovraniste ed euroscettiche all'amministrazione della cosa pubblica.

Per Goldman Sachs infatti se la formazione del governo presieduto da Mario Draghi dovesse arenarsi e si dovesse alla fine andare ad elezioni anticipate, occorrerebbero almeno quattro mesi prima che un nuovo esecutivo sia operativo al 100%.

Cosa farà Mario Draghi secondo Goldman Sachs

Anzitutto per quanto riguarda la formazione del nuovo esecutivo, secondo Goldman Sachs, Mario Draghi potrebbe essere in grado di presentare la propria squadra di governo e chiedere la fiducia alle Camere già all'inizio della settimana entrante.

La banca d'affari americana ritiene che Draghi potrà contare sull'appoggio della maggior parte degli esponenti della maggioranza, più quello di Forza Italia. Contrari resterebbero solo alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle più Lega e Fratelli d'Italia, ma non stupirebbero più che tanto eventuali defezioni di chi continua a temere un possibile ritorno alle urne che sancirebbe per molti la fine dell'esperienza politica.

Dal punto di vista del programma, Goldman Sachs si aspetta che Mario Draghi compia dei passi avanti decisivi per quel che riguarda la crisi sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19, mentre sul lato economico prevede l'adozione di alcune riforme strutturali per l'implementazione del Recovery Plan.

Governo Draghi, quali sono i rischi secondo Goldman Sachs

Il primo pericolo per il governo di Mario Draghi, secondo la nota banca d'affari americana, è naturalmente rappresentato dall'ostacolo della fiducia che dovrà ottenere in un Parlamento così frammentato.

Una delle forze politiche che dovranno sostenere Draghi nella sua azione di governo, che naturalmente porterà l'Italia a velocità sostenuta verso il Mes, e più in generale verso l'applicazione puntuale di tutti i punti indicati nell'agenda dell'Eruopa, è il Movimento 5 Stelle, che tra l'altro si troverebbe a sostenere un governo a fianco di Forza Italia, il "partito del condannato Berlusconi" come amavano sottolineare.

I mercati finanziari hanno già approvato la scelta del presidente della Repubblica, ed i media mainstream che svolgono il ruolo di megafono dei grandi potentati economici, hanno gridato subito a gran voce la notizia del calo dello spread e l'aumento della fiducia nel sistema Italia da parte degli investitori.

L'esecutivo però non potrà accontentarsi dell'approvazione del mondo della finanza, per quanto questa rappresenti comunque la conditio sine qua non, ma avrà bisogno dei numeri in Parlamento. Numeri che non dovrebbero arrivare né da Lega e FdI, né tantomeno dal M5s, se queste forze politiche rispettassero il mandato che i cittadini hanno consegnato nelle loro mani.

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