L'Ue dice no al vaccino russo Sputnik V. Putin accusa: "difende interessi case farmaceutiche, non delle persone"

L'Ue dice no al vaccino russo Sputnik V. Putin accusa:

Relazioni diplomatiche tra Unione Europea e Russia ai minimi storici. Il presidente Charles Michel ricorda che con Mosca ci sono "disaccordi in molti ambiti"

Del vaccino russo l'Unione Europea può fare tranquillamente a meno. È questo il messaggio, inviato da Bruxelles a Mosca in risposta all'offerta del vaccino Sputnik V per i cittadini dell'Ue, trasmesso da Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno, che ha detto senza giri di parole che l'Europa "non ha assolutamente bisogno" del farmaco russo.

La sensazione è che, con tutti i rallentamenti che la distribuzione del vaccino sta subendo specie in questi ultimi giorni, le cose non stiano esattamente come dichiarato da Thierry Breton. Sensazione che evidentemente hanno anche a Mosca, infatti è stato lo stesso Vladimir Putin ad affermare che l'Ue sembra "voler difendere gli interessi di alcune aziende farmaceutiche piuttosto che quelli delle persone".

Un sospetto più che legittimo, visto che in Italia ad esempio, la campagna vaccinale è in ritardo di una vita sulla tabella di marcia. Nonostante questo le autorità nostrane continuano a fare previsioni che oggi appaiono molto ottimistiche, come quella di avere l'80% della popolazione vaccinata entro l'estate.

L'arrivo del vaccino russo e i sospetti sulla sua efficacia

Fin dall'inizio dall'Europa è stata mostrata molta diffidenza rispetto alla validità del vaccino russo Sputnik V, la cui distribuzione al di là degli Urali era iniziata già dal mese di agosto. Mosca però veniva accusata di aver provveduto all'approvazione del vaccino bruciando i tempi pur di utilizzarlo come una sorta di strumento di propaganda.

In realtà tutti i vaccini attualmente in circolazione sono stati realizzati in tempi più brevi rispetto a quelli previsti dalle procedure collaudate. Ricordiamo infatti che sia il vaccino Pfizer, che il vaccino Moderna o il vaccino Astra-Zeneca sono tutti in fase sperimentale, come le stesse case farmaceutiche confermano.

Anche sul sito dell'Epicentro ISS ne troviamo conferma, infatti viene specificato che "l'autorizzazione all'immissione in commercio condizionata, come per gli altri vaccini contro SARS-CoV-2, attualmente in autorizzazione, prevede che l'AIFA dovrà continuare a fornire risultati per 2 anni" sia sull'efficacia che sui possibili effetti collaterali e le controindicazioni.

Per quanto riguarda il vaccino russo comunque non vi è attualmente motivo di temere che ad esso siano correlati rischi maggiori, o un grado di efficacia minore, rispetto ai vaccini attualmente in distribuzione nell'Ue. Su Il Messaggero infatti leggiamo che per quanto riguarda lo Sputnik V "i riscontri successivi sono stati in gran parte positivi, in particolare i risultati pubblicati sulla principale rivista di medicina Lancet".

L'Ue "non ha assolutamente bisogno" del vaccino russo

La proposta di distribuire il vaccino russo in Europa è stata respinta in modo netto da parte di Bruxelles, che come dicevamo ritiene di non aver bisogno del farmaco per la propria campagna vaccinale che, tuttavia, non sta andando esattamente a gonfie vele.

Peccato, visto che in Italia le dosi sembrano proprio scarseggiare, e non parliamo di casi isolati quando citiamo gli episodi in cui vengono cancellati appuntamenti per la somministrazione del vaccino per mancanza di dosi, senza contare la diffidenza (motivata o meno che sia) nei confronti del farmaco di Astra Zeneca, che ha portato alla cancellazione di migliaia di prenotazioni in tutta Italia.

Ma come dice Thierry Breton, l'Europa "non ha assolutamente bisogno" del farmaco russo che, nel frattempo, è stato approvato per l'uso d'emergenza in ben 55 Paesi. Lo stesso Vladimir Putin ha dichiarato che si farà vaccinare in questi giorni, domani per l'esattezza, e nell'occasione ha anche sottolineato che "vaccinarsi è una scelta individuale".

Alcuni dei Paesi che hanno iniziato a distribuire il vaccino russo sono Paesi membri della stessa Ue, come Ungheria, Slovacchia e San Marino, e nel frattempo allo Spallanzani di Roma è stato dato il via alle sperimentazioni.

A tal proposito il preisdente Putin ha dichiarato: "la geografia dei Paesi che usano lo Sputnik V russo sta crescendo in modo attivo, anche nonostante il discredito deliberato e i vari attacchi informativi e vere e proprie storie false. Un numero sempre maggiore di Paesi mostra interesse per il vaccino russo contro il Coronavirus, nonostante i tentativi di screditarlo".

L'Ue però fa molta fatica a dare fiducia al vaccino russo, ed il ministro della Salute russo, Mikhail Murashko ha reso noto che l'EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) invierà dei suoi esperti in russia il 10 aprile per rivedere gli studi clinici condotti sul vaccino.

Se da una parte dall'Ue arrivano segnali di chiara diffidenza, pronunciare un no secco che attualmente non troverebbe alcuna base scientifica e quindi risulterebbe del tutto immotivato, significherebbe alimentare i sospetti espressi dallo stesso Putin. Ecco perché dalla Commissione Ue fanno sapere che "la porta non è chiusa per sempre" e che "dipenderà dalle circostanze".

L'idea, appare abbastanza evidente, sarebbe riuscire a 'farcela' cioè a coprire l'intero fabbisogno dell'Ue attraverso la distribuzione degli altri vaccini, senza ricorrere allo Sputnik. Pare infatti che la fretta dimostrata fin qui nella corsa al vaccino e alla sua distribuzione, svanisca nel momento in cui il vaccino da distribuire rischia di essere quello russo.

Intanto per quanto riguarda il vaccino di Astra Zeneca, la cui distribuzione era stata sospesa per via dei sospetti circa una possibile correlazione tra la sua somministrazione ed alcuni decessi, sembra che arrivino dati rassicuranti.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero infatti il vaccino è stato sperimentato su 32 mila volontari in America nell'ambito di uno studio che avrebbe confermato la sua sicurezza e un'efficacia del 79% nella prevenzione della malattia sintomatica, che arriverebbe al 100% nella prevenzione della forma grave della malattia.

L'Ue prova a dare 'lezioni di democrazia' alla Russia di Putin

Un contesto molto delicato, quello nel quale si va a collocare il dibattito sulla validità del vaccino russo, visto che il rapporto tra l'Ue e Mosca sembra aver toccato il livello più basso in questi ultimi giorni.

Da Bruxelles infatti fanno sapere che le relazioni con la Russia sono giunte a un "punto minimo" e che attualmente tra le due parti vi sarebbero "disaccordi in molti ambiti".

È stato lo stesso presidente del Consiglio dell'Ue, Charles Michel, a sottolineare il peggioramento dei rapporti, ricordando che esiste comunque la possibilità che nel prossimo futuro si prenda una "direzione diversa" ma solo se ci saranno "progressi sostenuti" sull'attuazione degli accordi di Minsk.

Da Bruxelles in particolare viene chiesto a Mosca che vengano "rispettati i diritti umani". Ma forse a tal proposito vale la pena ricordare che in Russia i cittadini possono uscire di casa, spostarsi liberamente, frequentare locali pubblici, lavorare, condurre le proprie attività senza alcuna limitazione.

La Russia attualmente rispetta tutti i diritti umani che in Italia e nella maggior parte dei Paesi dell'Ue, da oltre un anno a questa parte vengono calpestati, quindi appare quantomeno ridicolo che Bruxelles si erga a paladino di questi diritti. Insomma se da una parte la Russia di Putin non è un esempio di democrazia da seguire, di certo allo stato attuale l'Ue lo è ancora meno.

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