Regno Unito: dopo la Brexit è boom economico, PIL +7,8% ed emergenza Covid alle spalle

Regno Unito: dopo la Brexit è boom economico, PIL +7,8% ed emergenza Covid alle spalle

La Brexit non ha danneggiato il Regno Unito ma lo ha reso più forte. Il PIL cresce del +7,8%, più della media mondiale (+6%) e degli Usa (+7,2%)

Gli europeisti prevedevano un disastro per l'economia britannica dopo la Brexit, e invece quello cui stiamo assistendo dimostra in modo quanto mai eclatante che si sbagliavano.

Eppure quello che si continua ostinatamente a ripetere è che l'economia del Regno Unito sta andando bene "nonostante la Brexit" quando invece si può affermare che quello che sta facendo è in gran parte dovuto proprio al divorzio con l'Ue.

Il Regno Unito verso il "boom" economico

A tracciare un quadro piuttosto dettagliato di quello che sta accadendo dal punto di vista economico in Regno Unito è la banca d'affari americana Goldman Sachs, che in uno studio ripreso da Repubblica indica la Gran Bretagna come il Paese occidentale che registrerà dopo il Covid la crescita più sostenuta.

Ma questo "boom" economico ci sarà nonostante la Brexit o grazie alla Brexit? Prima di tutto è doveroso fare una premessa: parliamo di boom ma in realtà la situazione è ancora lontana dal concetto di boom cui siamo abituati visto che lockdown e restrizioni hanno comunque determinato anche in Regno Unito una situazione di grande instabilità per imprese, lavoratori e famiglie.

Se parliamo di boom quindi parliamo di quel famoso "rimbalzo" dell'economia di cui da tempo si parla, quel picco di recupero che i Paesi in cui sono state imposte chiusure e restrizioni in chiave anti-Covid avrebbero dovuto registrare all'indomani della fine dell'emergenza.

Il Regno Unito: prevista una crescita del PIL superiore alla media mondiale

Ebbene mentre in Italia le prospettive sono tutt'altro che incoraggianti, in Regno Unito si respira un clima molto diverso. Infatti secondo le previsioni di Goldman Sachs nel 2021 il Regno Unito avrà una crescita del PIL del +7,8%, e questo gli permetterebbe di registrare la ripresa più forte fra tutti i Paesi occidentali.

Il Regno Unito, secondo l'economista dalla Goldman Sachs Sven Jari Stehn, "andrà ben oltre il +5,5% calcolato da Bloomberg Consensus" superando anche la media di crescita mondiale prevista dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) intorno al +6%.

Anche secondo le previsioni della Banca d'Inghilterra il Paese avrà una crescita molto sostenuta per il 2021, indicata intorno al +7,25%. Per tornare ai livelli pre-Covid tuttavia si dovrà attendere ancora del tempo, presumibilmente il 2022, sempre che non si abbiano delle ricadute e un ritorno a lockdown e chiusure.

A marzo 2021 la crescita del PIL del Regno Unito si attesta ancora intorno al +5,9%, inferiore a quella del febbraio 2020.

Il massiccio intervento pubblico del governo di Londra

Ad incidere in maniera determinante sulla rapida ripresa economia del Regno Unito è stato anche un altro elemento, ed è quello del cosiddetto vincolo esterno.

I Paesi membri dell'Unione Europea all'indomani del primo lockdown, dopo aver precipitato le proprie economie nel caos attraverso l'imposizione di chiusure e limitazioni agli spostamenti, hanno dato il via alle trattative che hanno portato alla nascita dello strumento noto come Recovery Fund, finanziato attraverso titoli di debito comune.

La trattativa è stata tutt'altro che priva di ostacoli, con i cosiddetti Paesi frugali che hanno portato avanti una vera e propria campagna contro il Recovery Fund che naturalmente ha prodotto ulteriori rallentamenti nell'adozione del piano comune.

Nel frattempo invece il Regno Unito ha potuto seguire una strategia molto più agevole ed ha affidato il piano per sostenere l'economia interna a due elementi: debito pubblico e Banca d'Inghilterra.

Per essere in grado di sostenere la propria economia di recessione, il Regno Unito ha deciso semplicemente di puntare sull'emissione di titoli di debito pubblico garantiti dalla propria stessa Banca Centrale. Il debito pubblico britannico ha così subito un'impennata simile a quella che ha subito il debito pubblico italiano, con la differenza che il creditore nel suo caso non è la BCE ma la banca d'Inghilterra.

Il debito pubblico britannico è salito sopra i 100 punti percentuale sul PIL, ma il risultato è stato raggiunto perché il salvataggio dell'economia britannica è riuscito con un'imponente spesa di circa 355 miliardi di sterline per il periodo compreso tra aprile 2020 ed aprile 2021.

Nel 2020 in Italia invece la spesa pubblica è stata di circa 100 miliardi di euro, una cifra decisamente più bassa che secondo diversi osservatori dipende dal fatto che si è deciso di puntare molto sul Recovery Fund.

Nel frattempo il Paese europeo che sta riuscendo ad uscire più rapidamente dalla crisi economica dovuta a lockdown e restrizioni imposti in chiave anti-Covid è proprio un Paese che non ha l'Euro come propria moneta, non fa più parte dell'Ue e non riceverà un centesimo col Recovery Fund.

La ripresa economica merito anche del piano vaccinale

Ma cosa ha reso possibile un recupero così rapido? Secondo Goldman Sachs buona parte del merito è da attribuirsi al piano vaccinale "con oltre 63 milioni di inoculazioni e quattro quinti della popolazione adulta che ha ricevuto almeno una dose".

Il Regno Unito infatti ha deciso di seguire una strada piuttosto sgombra da ostacoli e ha puntato tutto sulla casa farmaceutica inglese Astra Zeneca e sul suo vaccino anti-Covid. Un approccio che non possiamo che definire quanto mai concreto e che non ha tardato a dare i suoi frutti. L'Astra Zeneca è stata infatti in grado di garantire un rapido approvvigionamento delle scorte consentendo una campagna vaccinale massiccia su tutto il Paese.

Questo ha permesso un allentamento delle restrizioni con largo anticipo rispetto a quello cui stiamo assistendo, tanto per fare un esempio, in Italia. I vaccini in Regno Unito sono stati somministrati a quasi metà della popolazione, e comunque non è stato imposto alcun obbligo come invece abbiamo visto accadere in Italia dove gli operatori medico sanitari si sono ritrovati a decidere in un clima di tensione e a fronteggiare un obbligo sulla cui imposizione continueranno ad interrogarsi i giuristi nei mesi a venire.

Un allentamento delle restrizioni prima di tutti gli altri Paesi europei quindi, cosa che non sarebbe stato possibile ottenere se il vincolo con Bruxelles non fosse stato reciso. Per l'Italia per esempio l'andamento del piano vaccinale è strettamente legato ai ritardi con cui arrivano le dosi da Bruxelles come precisato da Il Paragone.

Ma non si tratta solo di un successo della campagna vaccinale. Se l'economia del Regno Unito sta già riprendendo il volo è anche merito del fatto che le misure restrittive imposte, per quanto severe e sproporzionate rispetto al reale pericolo per la salute pubblica che il Covid-19 rappresenta, non erano così pesanti come quelle imposte in altri Paesi, a cominciare ovviamente dall'Italia.

Nessun coprifuoco è stato imposto in Gran Bretagna, mentre in Italia persino in questa fase in cui si ha un bassissimo numero di contagi e un continuo allentarsi della pressione sugli ospedali, e nonostante le evidenze scientifiche secondo le quali solo un contagio su mille avviene all'aperto, pub e bar continuano ad aspettare che la misura del coprifuoco venga finalmente soppressa.

UK: si inizia a vedere un calo della disoccupazione

A contribuire a questa ripresa più rapida rispetto agli altri Paesi che hanno scelto la politica dei lockdown, anche le efficaci misure di sostegno che Londra ha messo in campo per aiutare imprese e lavoratori.

In Regno Unito infatti è stata introdotta la cassa integrazione nazionale all'80% per tutti, sia nel settore pubblico che in quello privato, con prestiti e aiuti a pioggia per negozi e attività ritenute non essenziali e pertanto costrette a tenere le saracinesche abbassate.

In Regno Unito è stato persino possibile iniziare a vedere un lieve calo della disoccupazione negli ultimi mesi. Si è passati dal picco del 5,1% raggiunto a gennaio, al 5% di febbraio e al 4,9% di marzo.

L'analisi di Goldman Sachs si sofferma anche su questo punto infatti spiegando che "le imprese hanno paradossalmente ripreso ad assumere già durante il lockdown totale in corso in quei mesi. C'è poi un secondo fattore importante: i Britannici hanno tanti soli da spendere in questo momento, proprio grazie ai sostanziosi aiuti dell'ultimo anno concessi dal governi, tutti soldi cash e disponibili in poche ore".

Regno Unito: il mercato immobiliare si è già ripreso

Tra gli interventi che sono stati messi in campo dal governo di Londra troviamo anche la sospensione della tassa sui passaggi di proprietà che ha permesso al mercato immobiliare, e quindi al mercato dei mutui, di raggiungere in breve tempo i livelli del pre-lockdown.

Anche per il settore delle costruzioni si è già visto il tanto atteso "rimbalzo", quantificabile in un +1,6% tra gennaio e febbraio 2021, quando ancora nel Regno Unito era in vigore il lockdown nazionale. Si tratta di diversi elementi che hanno indotto nei consumatori una forte dose di fiducia facendo esplodere la spesa interna con bar, pub, ristoranti e altri negozi che appena sono iniziate le riaperture ne hanno beneficiato.

Da una parte quindi abbiamo un Paese che avendo riacquistato la propria sovranità e indipendenza ha potuto mettere in campo misure forti a sostegno dell'economia reale.

Il debito pubblico del Regno Unito è cresciuto di circa 20 punti percentuale a causa di lockdown e restrizioni, ma le misure messe in campo e l'efficacia del piano vaccini che ha permesso una rapida riapertura del Paese hanno giocato un ruolo fondamentale, mentre in Italia si continuano ad aspettare i soldi del Recovery Fund che peraltro vincolano il governo a mettere in atto le politiche economiche decise da Bruxelles.

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