La situazione in Afghanistan continua a mostrarsi instabile e il dramma umanitario che si sta consumando non può che far riflettere e imporre la ricerca di soluzioni rapide e concrete. Mentre il presidente Usa traballa nel tenere la guida del Paese, dal Cremlino arrivano richieste ben precise: sbloccare le risorse della banca centrale afghana.

Mosca ha infatti chiesto di liberare le riserve monetarie della Banca centrale dell’Afghanistan che attualmente sono congelate negli Stati Uniti in risposta alla presa del potere da parte dei talebani.

“Se i nostri colleghi occidentali sono davvero preoccupati per la sorte del popolo afghano, non dobbiamo creare loro ulteriori problemi congelando le riserve di oro e valuta estera” ha dichiarato l’inviato di Mosca per l’Afghanistan, Zamir Kabulov, che ha sottolineato l’importanza di “sbloccare questi beni per sostenere il corso della moneta al collasso”.

Riserve di grande importanza per il popolo afghano, senza le quali il nuovo potere afghano potrebbe decidere di rivolgersi al “traffico di oppiacei illegali” come lo stesso Kabulov ha evidenziato, e di “vendere sul mercato nero le armi” abbandonate dall’esercito afghano e dagli Usa.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha stimato che allo stato attuale le riserve lorde della Banca Centrale afghana ammontano a circa 9,4 miliardi di dollari Usa, 7 miliardi dei quali sarebbero in una combinazione di contanti, oro, titoli di Stato Usa e altri asset. In ogni caso la stragrande maggioranza di queste risorse è detenuta fuori dall’Afghanistan.

Da Washington però avevano già chiarito che l’accesso ai fondi della banca afghana detenuti negli Usa non sarebbe stato reso possibile ai talebani. Inoltre il 18 agosto il governatore in carica della Banca Centrale dell’Afghanistan, Ajmal Ahmaty, ha annunciato che le riserve monetarie del Paese sono per lo più detenute in conti esteri e non sono state compromesse quando il governo di Kabul è stato ribaltato.

“Non è stato rubato denaro da nessun conto di riserva” ha garantito Ahmaty, aggiungendo poi: “non riesco a immaginare uno scenario in cui il Tesoro/Ofac possa dare ai talebani accesso a tali fondi”.

La Russia pronta ad accogliere profughi afghani

Dall’ambasciata russa a Kabul è arrivata in questi giorni la conferma di poter accettare le domande di asilo dei cittadini afghani che decidono di lasciare il Paese, operazione che sarà resa possibile grazie ad alcuni voli aggiuntivi di evacuazione organizzati dalla Russia.

Già la scorsa settimana sono stati evacuati circa 360 civili, e tra coloro che potranno lasciare l’Afghanistan grazie ai voli messi a disposizione ci saranno non solo cittadini russi che risultano residenti in Russia, ma anche cittadini dei Paesi appartenenti all’Organizzazione per il Trattato di sicurezza collettivo.

Difficile scongiurare tuttavia la crisi umanitaria ormai in corso che interesserà un Paese con una popolazione di 39 milioni di abitanti. A lanciare l’allarme anche l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati che parla di “una crisi umanitaria di proporzioni ancora più ampie” e chiede maggiore collaborazione internazionale.

Nazioni Unite: “questo è solo l’inizio di una crisi umanitaria di proporzioni ancor più ampie”

L’Alto commissario per i Rifugiati delle Nazioni Unite, Filippo Grandi, ha chiesto di lasciare aperti i confini e ha invitato i Paesi a condividere questa “grande responsabilità umanitaria con l’Iran e il Pakistan, dove hanno già trovato rifugio 2,2 milioni di afghani”.

“Il ponte aereo che garantisce l’uscita da Kabul sarà chiuso entro pochi giorni e la tragedia dell’Afghanistan non sarà più sotto i nostri occhi. Ma rimarrà una realtà quotidiana per milioni di Afghani”.

“Non dobbiamo voltare la testa dall’altra parte” ha aggiunto ancora l’Alto Commissario Grandi “questo è solo l’inizio di una crisi umanitaria i proporzioni ancora più ampie”.

Un commento è arrivato anche dal deputato di Forza Italia, Andrea Mandelli, vice presidente della Camera dei Deputati che intervistato dal Tg2 ha dichiarato: “Forza Italia lavorerà in questa direzione”.

Per Borrell serve una “initial entry force” di 5.000 soldati

Mentre gli Stati Uniti sono riusciti ad intervenire tempestivamente, dopo aver lasciato che la situazione degenerasse in seguito al ritiro improvviso delle truppe di stanza in Afghanistan, l’Unione Europea non è stata in grado di agire con la stessa rapidità.

Gli Usa hanno infatti subito inviato degli uomini a Kabul per cercare di evitare un ulteriore deterioramento della situazione, mentre dall’Ue non è giunto alcun aiuto concreto in tal senso.

Un aspetto che è stato sottolineato dallo stesso Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri, il quale ha evidenziato che i 27 Paesi membri hanno bisogno di una politica comune della difesa.

“Da questa esperienza dobbiamo trarre degli insegnamenti” ha detto Borrell “come europei non siamo stati in grado di mandare 6.000 soldati attorno all’aeroporto per proteggere la zona. Gli americani ci sono riusciti e noi no”.

Nel corso dell’intervista che l’Alto rappresentante Borrell ha rilasciato a Il Corriere della Sera ha anche precisato che agli Stati membri dell’Ue serve una “initial entry force” composta da 5.000 soldati che “deve essere in grado di mobilitarsi a chiamata rapida”.

Una qualche iniziativa in tal senso in realtà è già stata valutata, con 14 Paesi membri tra cui Germania, Francia e Italia che hanno proposto la creazione di un contingente militare di pronto intervento, una “initial entry force” appunto, con la dotazione di navi e velivoli da mandare in aiuto all’occorrenza a seconda dei casi.

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