Non è ancora possibile stabilire se alla luce dell’esito delle elezioni politiche che si sono tenute in Germania nei giorni scorsi, il Paese continuerà a ricoprire la posizione di leadership nell’Unione Europea.

Non è da escludere la possibilità che si assista alla nascita di una coalizione tripartita incentrata su un programma centrista, e secondo Stefan Keller, senior assett allocation strategist di Candriam “ciò dovrebbe limitare i movimenti relativi sia delle azioni sia dei rendimenti dei Bund“.

L’esperto ha anche ricordato che “conoscere la composizione del nuovo governo richiederà diverse settimane, compreso il nome del nuovo cancelliere. L’attuale governo guidato da Angela Merkel si occuperà delle questioni necessarie fino al giuramento di una nuova coalizione prima della fine dell’anno”.

Si avvicina la presidenza del G7 del 2022

Nell’agenda europea il primo evento importante in arrivo con il nuovo anno per la Germania sarà la presidenza del G7. Insediandosi entro la fine del 2021 infatti il nuovo esecutivo sarebbe pronto ad assumere la presidenza e a lavorare a stretto contatto con la Francia cui toccherà invece la presidenza dell’Unione europea proprio a partire dal primo semestre 2022.

A tal proposito Stefan Keller ha spiegato che “nelle prossime settimane in funzione dell’evoluzione dei negoziati ufficiali sulla coalizione tra i tre partiti, si deciderà sulla volontà o meno di supportare un ampliamento della libertà di azione nelle prossime discussioni sulle riforme fiscali nell’Eurozona”.

Dopo le elezioni un parlamento frammentato

Formare una maggioranza di governo solida non sarà così facile per il nuovo cancelliere visto che almeno tre quarti dei parlamentari non appartengono al suo partito, motivo per cui stabilire una linea comune con le altre forze politiche assume un’importanza ancora maggiore.

“Il ruolo dei junior partner (Verdi e FDP) sta acquisendo più importanza” fa notare infatti il manager di Candriam “una situazione che si è presentata già in Italia e in Spagna, ma che rappresenta una novità significativa in Germania”.

Un obiettivo non così facile da raggiungere quello di un’alleanza solida tra le forze che appoggeranno il nuovo esecutivo, visto che Verdi e Fdp hanno ben pochi punti in comune, e quel che è più grave è che si tratta di temi politici chiave, non di second’ordine.

Si rilevano infatti posizioni divergenti su alloggi, su regole fiscali, su politiche del mercato del lavoro e su politiche europee, e questo non farà altro che rendere più difficili i colloqui bilaterali tra queste due formazioni politiche dalle quali, alla luce dei risultati elettorali, saranno determinanti nella scelta del cancelliere.

SDP insieme ai Verdi verso la guida dell’esecutivo

Il partito dei Verdi appare più compatibile con l’SPD rispetto a quanto non lo siano il CDU/CSU e l’FDP, e questo potrebbe spingerlo verso un ruolo di junior partner quasi certo, con un esecutivo guidato dall’SPD, una prospettiva questa che non entusiasma l’FDP che però non mostra particolari affinità politiche con le altre maggiori forze della nascitura coalizione.

Ma in questo caso cosa aspetta la Germania? Se il governo sarà guidato da SPD e Verdi “è probabile che al centro del programma” spiega Keller “figurino una maggiore spesa fiscale, una riforma del patto di stabilità e di crescita dell’Ue l’anno prossimo, ma con una politica meno austera, mentre all’FDP spetterebbe il ruolo vigile di custode delle strette regole fiscali”.

Nella meno probabile ipotesi di una coalizione di governo con alla guida la CDU insieme alla FDP, si andrebbe verso una linea più improntata sulla modernizzazione rapida dell’amministrazione pubblica e dell’economia, con una spinta decisa verso la digitalizzazione, ed in questo scenario il partito dei Verdi ricoprirebbe il ruolo di controllo della transizione climatica.

Resta però da sciogliere prima di tutto il nodo dei disaccordi tra il partito dei Verdi e FDP, altrimenti avviare i negoziati per la formazione della coalizione di governo non sarà materialmente possibile.

“È una fase che ci aspettiamo a partire da ottobre e che potrebbe comportare una volatilità temporanea qualora uno dei junior partner decidesse di allontanarsi dai negoziati, come accadde nel 2017″ ha spiegato il senior asset allocation strategist di Candriam sottolineando che “questo porterebbe probabilmente a una nuova grande coalizione, che oggi nessuno vuole davvero”.

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