Mosca pronta a invadere l’Ucraina? L’aggressione potrebbe essere prima del 20 febbraio

Ci sono segnali che indicano in modo sempre più chiaro che la situazione in Ucraina potrebbe sfociare in un conflitto armato da un momento all’altro.

Le probabilità che la questione si risolva attraverso la diplomazia continuano a ridursi progressivamente, e anche se i vertici Nato affermano che l’alleanza è ancora aperta al dialogo, nel frattempo all’Ucraina è stato assegnato il codice nero per la sicurezza dei viaggi internazionali.

Un elemento che si va ad aggiungere a molti altri segnali che indicano quanto sia ritenuto altamente probabile un intervento armato della Russia in Ucraina. L’esito del testa a testa tra Putin e Macron non ha mostrato alcun segnale positivo, inoltre la Russia ha ammassato oltre 100 mila uomini al confine, e sta conducendo delle esercitazioni militari congiunte con la Bielorussia.

La Nato evidenzia l’elevato rischio di un’aggressione da parte della Russia, e nel frattempo il presidente Usa Joe Biden ha invitato i concittadini ad “andarsene ora” dal Paese. Un invito che arriva tra l’altro anche da molti altri Paesi tra cui il Giappone, Israele e il Regno Unito.

Il ministro degli Esteri dell’Ucraina, Dimytro Kuleba, tuttavia tende a minimizzare il rischio di un’aggressione da parte di Mosca, affermando che “non c’è nulla di nuovo” nell’invito di Biden ai connazionali, ma dalla Casa Bianca arrivano segnali che lasciano intendere che il rischio è ritenuto invece quanto mai concreto e tangibile.

Sullivan, sicurezza nazionale Usa: “rischio sufficientemente alto”

Il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha infatti tenuto a precisare: “vogliamo essere chiari su questo punto. Qualunque americano in Ucraina dovrebbe andare via al più presto e in ogni caso nelle prossime 24, massimo 48 ore”. “Ovviamente non possiamo prevedere il futuro” ha aggiunto il consigliere di Joe Biden “non sappiamo esattamente cosa succederà, ma il rischio è sufficientemente alto”.

È stato ancora Jake Sullivan a rilanciare l’avvertimento del segretario di Stato, Anthony Blinken, che da Melbourne ha avvisato che “un’invasione potrebbe avvenire in ogni momento e, per essere chiari, anche durante le olimpiadi” di Pechino. Dal momento che le Olimpiadi termineranno il 20 febbraio, la situazione potrebbe precipitare anche nel giro di meno di una settimana.

Il Consigliere Sullivan ha però anche precisato: “non stiamo dicendo che una decisione finale è stata presa dal presidente Putin”.

Leader Nato “uniti e preparati per qualsiasi scenario”

Ultimamente la tensione non è mai stata così alta in Ucraina, tanto che i leader Nato che si sono riuniti in videoconferenza nei giorni scorsi hanno affermato di essere pronti a qualsiasi scenario.

“Siamo uniti e preparati a qualsiasi scenario” ha sottolineato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg “la Nato rimane aperta al dialogo, assicurandoci di proteggere tutti gli alleati”.

Insomma la soluzione diplomatica, almeno nelle dichiarazioni dei leader occidentali, non è stata ancora del tutto messa da parte, ma gli ultimi sviluppi sembrano lasciar intendere che le probabilità che sia ancora una strada effettivamente percorribile non sono mai state così basse. Da Parigi fanno sapere che il presidente Emmanuel Macron è pronto a sentire il suo omologo russo venerdì, ma si pensa già al peggio.

In caso di un attacco russo in Ucraina “tutte le opzioni sono sul tavolo” ha spiegato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, riferendosi evidentemente alla possibilità di far scattare le sanzioni che interesserebbero “i settori finanziario ed energetico, nonché le esportazioni di prodotti high-tech”.

Intanto da Berlino hanno tenuto a precisare che le sanzioni saranno “rapide e profonde”, e da Roma il premier Mario Draghi commenta paventando “l’opportunità di sanzioni gravi, pur continuando a sperare in un utile dialogo”.

Anche nel peggiore scenario nessun intervento delle forze Usa

Da Mosca i toni appaiono abbastanza distesi, ma mentre fonti del Cremlino indicherebbero l’intenzione di non attaccare, ci sono oltre 100 mila soldati russi ammassati al confine ucraino, e giovedì sono iniziate delle esercitazioni militari congiunte con Minsk sul territorio della Bielorussia.

Jens Stoltenberg ha parlato di “rischio di conflitto armato in Europa” precisando che “il numero di soldati russi cresce e il tempo degli avvertimenti diminuisce”. Il segretario Nato ritiene possibile che Mosca compia “un’invasione vera e propria” o “altri tipi di azioni aggressive, incluso il tentativo di destituire il governo di Kiev” e nel frattempo nel Paese “ci sono molti agenti dell’intelligence russa operativi”.

Da parte delle forze Usa, in ogni caso, non è previsto alcun intervento in Ucraina. Il presidente Joe Biden ha infatti tenuto a precisare che anche nel peggiore degli scenari, gli Stati Uniti non invieranno soldati per proteggere i cittadini americani sottolineando che “quando Americani e Russi si sparano a vicenda è guerra mondiale”.

L’inquilino della Casa Bianca ha inoltre sottolineato che “le cose potrebbero accadere molto velocemente”, infatti diversi Paesi tra cui Regno Unito, Israele e Giappone hanno già vietato i viaggi in Ucraina, chiedendo ai cittadini che ora si trovano lì di lasciare il Paese.

Gli ultimi incontri diplomatici sono stati un fallimento

Nessuna soluzione diplomatica della crisi ucraina all’orizzonte, ma gli incontri si susseguono ancora. Nei giorni scorsi a Mosca si è recato il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, mentre giovedì c’è stato l’incontro tra la ministra degli Esteri britannica Liz Truss e il suo omologo russo, Sergei Lavrov.

Si è trattato in questo secondo caso in particolare di un incontro svoltosi in un’atmosfera che su Il Corriere viene definita glaciale. La stessa Truss ha infatti accusato il Cremlino di “retorica da guerra fredda”.

Nel frattempo in Australia si sono incontrati Blinken e i rispettivi omologhi di Australia, Giappone e India. Al centro dell’incontro vari temi tra cui l’alleanza tra la Russia e la Cina, mai stata così forte come in questa fase, tanto da essere definita dalla ministra degli Esteri australiana, Marise Payne, “preoccupante”.

Anche l’Ucraina porta avanti sue esercitazioni militari

Non è solo la Russia a svolgere imponenti esercitazioni militari, anche congiuntamente con la Bielorussia, ma anche l’Ucraina stessa porta avanti le sue manovre. Nel frattempo però chiede spiegazioni a Mosca, e invoca il meccanismo “di riduzione del rischio” che è previsto dal Documento di Vienna con il quale si prevede trasparenza militare nell’ambito dell’Ocse.

Se da Mosca non arriveranno chiarimenti allora Kiev chiederà una riunione straordinaria dei membri. Inoltre dall’Ucraina arrivano accuse mosse nei confronti della Russia, che non solo per via delle esercitazioni congiunte con la Bielorussia, avrebbe bloccato il suo accesso al mare.

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