Il fronte di Palazzo Montecitorio e l'obelisco visti dalla piazzetta antistante

In questi giorni, il governo italiano sta affrontando la delicata questione dei conti pubblici. In particolare, la maggioranza di centrodestra è stata chiamata ad affrontare il voto in Parlamento sul Documento di economia e finanza (Def), che delinea la cornice entro cui l’esecutivo potrà muoversi nel 2023.

Il passaggio della conta in Aula si è rivelato più complicato del previsto: i partiti che sostengono il premier Giorgia Meloni non sono riusciti a garantire i numeri sufficienti per approvare lo scostamento di bilancio. Questo provvedimento prevede il ricorso a nuovo debito pubblico per finanziare gli interventi previsti entro la fine dell’anno.

L’aumento del debito e le prospettive economiche

L’aumento del deficit tramite decreto dev’essere approvato alla Camera e al Senato tramite la cosiddetta maggioranza qualificata. Questo significa che i voti favorevoli non devono rappresentare il classico 50% + 1 degli aventi diritto, bensì i 2/3 dell’intero elettorato che compone i due rami del Parlamento.

Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non hanno saputo farsi trovare pronti e sono mancati i numeri necessari. Il Consiglio dei ministri ha dovuto organizzare una seduta lampo per riformulare il testo e ripresentarlo immediatamente in Aula per non intasare e ritardare l’iter dei lavori.

Adesso, l’attenzione dei media e delle forze di opposizione si concentra sui numeri contenuti nel Def: viene infatti autorizzato un aumento del debito pubblico pari a 3,4 miliardi di euro nel 2023, seguito da un successivo appesantimento dei conti per 4,5 miliardi di euro nel 2024. Queste risorse serviranno a finanziare i provvedimenti sul lavoro attesi nella riunione dei ministri.

Il Patto di stabilità e i rischi per l’Italia

Nonostante gli annunci che vorrebbero una discesa costante del rapporto debito/Pil nel prossimo futuro, il governo italiano non potrà fare a meno di creare nuovo debito pubblico, almeno nel breve periodo.

La prospettiva non pare molto migliore, vista la disponibilità sempre più risicata di risorse per poter anche solo ipotizzare di mettere in atto le tante promesse fatte in campagna elettorale sul fronte della pressione fiscale.

Le ultime stime circolate tra i tecnici di via XX Settembre hanno suscitato preoccupazione, a maggior ragione dopo l’annuncio della riforma del Patto di stabilità da parte della Commissione UE, che garantirà margini più flessibili per i Paesi membri più indebitati, ma sarà inflessibile sulle eventuali sanzioni per chi non rispetta gli impegni presi. Questo potrebbe rappresentare un ulteriore rischio per l’Italia e la sua economia.

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