Tassi di interesse e inflazione, la BCE segue le scelte di Bank of England e Fed

simbolo euro e palazzo BCE di Francoforte

La grande attesa, in vista della riunione della BCE, è terminata. L’Eurotower alla fine ha deciso di seguire la stessa linea della Bank of England e della Federal Reserve.

A poche ore dalla riunione si profilava da una parte la necessità di rallentare il ritmo dei rialzi per via della debolezza economica e della stabilità dell’inflazione, mentre dall’altra vi era la pressione esercitata dai membri più aggressivi del Consiglio direttivo, che chiedevano una prosecuzione nella consistenza del rialzo dei tassi di interesse.

“Il possibile punto di equilibrio potrebbe essere trovato nel rallentamento del ritmo dei rialzi a 50 punti base (+0,50%), che porti il tasso sui depositi al 2%, insieme all’inizio del programma di Quantitative Titghtening (QT)” annunciava il team strategie di credito globale di Algebris.

La stessa previsione, vale a dire un aumento di 50 punti base, l’aveva fatta anche Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO. Si prevedeva che la BCE decidesse di muoversi verso incrementi più convenzionali di 25 punti base (+0,25%) per il nuovo anno, con un lieve e graduale allentamento delle pressioni inflazionistiche.

“Le proiezioni della BCE per l’inflazione core (senza i prezzi dei generi alimentari e dell’energia) e headline (complessiva) per il 2024 dovrebbero restare leggermente al di sopra dell’obiettivo, mentre le proiezioni sui prezzi al consumo per il 2025 saranno probabilmente molto vicine all’obiettivo di stabilità dei prezzi del 2% della BCE” aveva poi aggiunto Konstantin Veit.

La BCE decide di aumentare i tassi di 50 punti base

Le previsioni cui abbiamo brevemente accennato si sono infine rivelate esatte, con la BCE che ha deciso di seguire Bank of England e Federal Reserve in un aumento dei tassi d’interesse di 50 punti base.

Abbiamo quindi rispettivamente un 2,50%, 2,75% e 2,00% per le operazioni di rifinanziamento principali, per i rifinanziamenti marginali e sui depositi.

Nel comunicato che la BCE ha pubblcato al termine della riunione si legge che sulla scia della “consistente revisione al rialzo delle prospettive di inflazione” la banca prevede “ulteriori incrementi” per mantenere i tassi “su livelli restrittivi” che “freneranno la domanda” e metteranno “al riparo dal rischio di un persistente incremento delle aspettative di inflazione”.

Continua a non restare spazio per la cosiddetta forward guidance, infatti anche in futuro le decisioni “saranno guidate dai dati e rifletteranno un approccio in base al quale tali decisioni vengono definite di volta in volta ad ogni riunione” si legge ancora nel comunicato della BCE.

Nel corso della riunione si è parlato anche del tema della riduzione del bilancio, con la previsione di iniziare “agli inizi di marzo 2023”. Nei piani della Banca Centrale Europea vi è la riduzione del portafoglio del programma di acquisto di attività (PPA) “ad un ritmo misurato e prevedibile pari in media a 15 miliardi di euro al mese fino alla fine del secondo trimestre del 2023 e verrà poi determinato nel corso del tempo”.

Mancano ancora i dettagli sul drenaggio di liquidità, che sono attesi invece a febbraio, quando si terrà la prossima riunione. Inoltre il Consiglio direttivo, entro la fine del prossimo anno “riesaminerà anche il suo assetto operativo teso a indirizzare i tassi di interesse a breve termine, che forniranno informazioni relative al punto di arrivo del processo di normalizzazione del bilancio”.

Le previsioni della BCE sull’andamento dell’inflazione

Nel corso della riunione non solo sono state definite le misure su tassi e QT, ma la BCE ha anche rivisto al rialzo le nuove proiezioni economiche. Si parla ora di un’inflazione all’8,4% per il 2022, che dovrebbe scendere al 6,3% nel 2023, per poi approdare al 3,4% nel 2024 e al 2,3% nel 2025.

L’inflazione, al netto della componente energetica e alimentare, sarebbe mediamente pari al 3,9% nel 2022, destinata ad aumentare al 4,2% nel 2023, e a ridursi al 2,8% nel 2024, fino a toccare il 2,4% nel 2025.

Per quanto riguarda poi la crescita economica, il PIL dell’Ue è stato rivisto al 3,4% per il 2022, allo 0,5% per il 2023, all’1,9% per il 2024 e all’1,8% per il 2025.

Arriva qui un avvertimento da parte di Francoforte, con la previsione che nel prossimo trimestre il PIL dell’Eurozona potrebbe subire “una contrazione dovuta alla crisi energetica, all’elevata incertezza, all’indebolimento dell’attività economica mondiale e alle condizioni di finanziamento più restrittive”.

Dalla BCE precisano che “in base alle ultime proiezioni degli esperti una recessione sarebbe relativamente breve e poco profonda”.

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