Inflazione

Per inflazione si intende, comunemente, un aumento del livello generale dei prezzi, con conseguente diminuzione – a parità di altre condizioni – del potere d'acquisto di un soggetto. Con l'inflazione, in altri termini, la valuta perde valore in relazione a un bene o a un servizio da acquistare. Il significato originario del termine inflazione non si discosta molto da questo concetto di uso comune, ma è opportuno ricordare come esso fosse equivalente a una crescita nella quantità di valuta in circolazione in un determinato Paese. Questo significato originario si lega, indirettamente, con il senso del termine indicato in apertura: basti pensare che una delle cause principalmente indicate come determinante dell'inflazione sia proprio quella di un eccesso di offerta della valuta rispetto alla domanda.

Per calcolare l'inflazione esistono diversi indicatori che misurano lo scostamento di una base di riferimento all'interno di un arco temporale assunto in considerazione. Tali indicatori, determinati periodicamente dall'Istituto Nazionale di Statistica (abbr. ISTAT), possono fare riferimento a tre tipologie diverse di indici: l'indice dei prezzi al consumo, l'indice dei prezzi all'ingrosso (che misura la variazione dei prezzi relativamente alle operazioni di tipo commerciale effettuate dalle imprese) e l'indice del costo della vita (risultato dell'incremento dei prezzi di un paniere di beni ordinariamente acquistati da una famiglia).

Il calcolo degli indicatori sopra citati è tuttavia piuttosto simile. La prima fase è costituita dall'individuazione di un paniere di beni, cioè da un insieme di prodotti o di servizi che si ritiene essere rappresentativo dei consumi dei soggetti cui si fa riferimento. Successivamente, si procede alla rilevazione dei prezzi, e alla costruzione dell'indice stesso.

Dei tre indici accennati, quello sul quale si è soliti riporre maggiore attenzione è il primo. L'indice dei prezzi al consumo è infatti la variazione, in un arco temporale predeterminato, dei prezzi di una paniere di beni e di servizi acquistabili sul mercato, e destinati al consumo da parte delle famiglie. La misura di tale indice (inglese: Consumer Price Index, abbr. CPI) è una media ponderata dei prezzi di un insieme di prodotti, che vengono scelti e calcolati sulla base della abitudini di acquisto di un consumatore medio.
Vi sono diverse modalità di determinazione dell'indice dei prezzi al consumo, a seconda della popolazione presa in considerazione, del territorio in oggetto, della composizione del paniere dei beni, della tipologia dei prezzi, o ancora del modo con il quale si è proceduto alla ponderazione dei prezzi/beni.
Possiamo a tal proposito ricordare brevemente l'esistenza di un'inflazione provinciale, o meglio, di un indice dei prezzi al consumo su base provinciale, o un indice dei prezzi al consumo su base regionale e, ovviamente, l'indice dei prezzi al consumo su base nazionale.

Ancora, è possibile individuare un'inflazione congiunturale, che esprime la variazione dei prezzi rispetto al mese che precede la rilevazione; un'inflazione tendenziale, che esprime la variazione dei prezzi rispetto allo stesso mese della rilevazione, ma dell'anno precedente; o ancora un'inflazione annuale, che esprime la variazione della media dei dodici indici relativi ai mesi dell'ultimo anno.

Di indubbio interesse è anche la ripartizione degli indicatori dell'inflazione per popolazione di consumatori. Possiamo infatti distinguere:
- l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, indicatore dell'inflazione a livello di intero sistema economico, individuato ipotizzando che l'Italia sia un'unica grande popolazione familiare, un unico insieme omogeneo da prendere come elemento di calcolo e valutazione. L'utilità di tale indice (conosciuto anche attraverso l'acronimo NIC) si rivela soprattutto a livello di programmazione economica, o di calcolo dell'inflazione programmata;
- l'indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) per i Paesi dell'Unione Europea, che permette una migliore comparazione dell'inflazione tra i Paesi appartenenti all'area considerata;
- l'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati (FOI), che utilizza come base di calcolo un paniere di beni e servizi tipicamente collegati alle abitudini di consumo dei lavoratori dipendenti, ed è pertanto usato come strumento di calcolo della variazione dei canoni di affitto.

inflazione

Storicamente, in Italia l'inflazione degli ultimi dieci anni si è mantenuta intorno a livelli compresi tra l'1,5% e il 3%, con l'unica eccezione del 2008, anno in cui l'inflazione toccò il 3,3%. Ben diversa è stata invece la situazione relativa ai decenni degli anni '70 e '80, periodo in cui il Paese conobbe un'inflazione galoppante (termine con il quale, comunemente, si indica una variazione dei prezzi superiore al 5%), fino a giungere all'iperinflazione del 1980, quando l'inflazione superò addirittura il 21%.

Vedi la serie storica dell'inflazione italiana dal 1955 ad oggi.

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Infine, un'ultima annotazione sul paniere utilizzato dall'Istituto Nazionale di Statistica per il calcolo dell'inflazione 2009. Si registrano infatti alcune variazioni rispetto alla base di valutazione dello scorso anno: valutazioni che, tuttavia, non è possibile stabilire significativamente da un punto di vista quantitativo, visto che il numero di posizioni comprese nel paniere è oggi pari a 530, contro le 533 del 2008; a fronte di una diminuzione delle posizioni, vi è però un aumento dei beni considerati (molte posizioni comprendono infatti più prodotti), con un numero di elementi che sale dai 1.099 del 2008 ai 1.142 del 2009.
Qualitativamente, invece, nel 2009 entrano a far parte del paniere ISTAT alcuni nuovi beni, come i film in DVD, le chiavi USB o la pasta usata come base per le pizze. Tra i beni già compresi nel paniere, accrescono il loro peso l'abbigliamento e le calzature, le spese per l'abitazione e per l'energia, quelle per i servizi di comunicazione e di ristorazione. Diminuisce invece, il peso dei trasporti.

Roberto Rais (Aprile 2009)