Il debito pubblico, una delle maggiori preoccupazioni per i macroeconomisti impegnati a monitorare lo stato di salute dell’economia italiana, è il debito che lo Stato contrae nei confronti degli altri soggetti economici nazionali o esteri (individui, imprese, banche o Stati) che hanno sottoscritto un credito nei confronti del Paese, acquistando obbligazioni o titoli di Stato, emessi per poter coprire il fabbisogno di cassa e il deficit pubblico nel bilancio.

Chiarito ciò, quando il debito è contratto con soggetti economici esteri si parlerà di debito estero, mentre – intuibilmente – quando è contratto con soggetti economici interni, si parlerà di debito interno. Un’altra importante distinzione è poi legata alla suddivisione tra debito dell’amministrazione centrale (su titoli emessi dallo Stato centrale) e debito pubblico dell’amministrazione periferica (su titoli emessi da enti territoriali e enti locali, come Regioni, Province, Comuni, ecc.).

Debito pubblico e crescita economica

Ma per quale motivo il debito pubblico rappresenta un elemento così “attenzionato” dai macroeconomisti? Le motivazioni sono invero piuttosto numerose, a cominciare dall’evidenza secondo cui un debito pubblico elevato è in grado di ridurre e scoraggiare la crescita economica o, forse, che proprio la scarsa crescita economica incoraggia un debito più elevato, in una stretta relazione leggibile ni entrambi i sensi.

Debito pubblico e PIL

Ad ogni modo, piuttosto che il valore assoluto del debito, gli analisti ritengono che un più importante indicatore sulla solidità finanziaria ed economica di un Paese sia in realtà la relazione sussistente tra il debito pubblico e il Prodotto interno lordo, visto e considerato che il PIL – in questa forma – rappresenta un indice o parametro di quanto lo Stato sarebbe in grado di risanare il proprio debito pubblico tramite – principalmente – le entrate fiscali.

Ne consegue che, come capita di sovente anche tra le principali economie , uno Stato potrebbe ben avere un debito pubblico elevato, ma anche un PIL altrettanto alto, senza per questo motivo incorrere in situazioni di pericolo finanziario o nel rischio di insolvenza.

Alla luce di ciò, uno Stato potrebbe pertanto trovarsi in quattro diverse situazioni:

  1. tasso di crescita del PIL inferiore al tasso di interesse dei titoli di Stato, e contemporaneo disavanzo primario in rapporto al PIL: le uscite dello Stato sono maggiori delle entrate in rapporto al PIL, con il rapporto debito/PIL che tenderà ad aumentare;
  2. tasso di crescita del PIL maggiore del tasso di interesse dei titoli di Stato, ma presenza di un disavanzo primario in rapporto al PIL. In questo caso il rapporto debito/PIL convergerà in maniera decrescente verso un valore stazionario se il rapporto debito/PIL iniziale è maggiore dello stato stazionario. Se invece il rapporto debito/PIL iniziale è inferiore allo stato stazionario, il rapporto debito/PIL convergerà verso lo stato stazionario, ma in maniera crescente;
  3. tasso di crescita del PIL inferiore al tasso di interesse dei titoli di Stato, ma in assenza di un disavanzo primario. Le entrate sono più delle uscite e il rapporto debito/PIL andrà a diminuire, fino ad annullarsi, ma solo se il rapporto debito/PIL iniziale è minore dello stato stazionario;
  4. tasso di crescita del PIL maggiore del tasso di interesse dei titoli di Stato e avanzo primario. Le entrate sono maggiori delle uscite. In tal caso il rapporto debito/PIL decrescerà rapidamente fino ad annullarsi.

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