La cosiddetta tassa sui pacchi continua a generare dubbi e continui cambi di rotta. Il Governo italiano sta infatti valutando una nuova decisione proprio nel Consiglio dei ministri del 6 marzo 2026, dove tra i dossier urgenti compare anche l’eventuale rinvio – o addirittura lo stop – dell’imposta sulle spedizioni provenienti da Paesi extra UE.
L’ipotesi più concreta, al momento, è una sospensione temporanea della misura, mentre resta sullo sfondo l’arrivo di una nuova imposta europea prevista per l’estate.
Cos’è la tassa sui pacchi e come doveva funzionare
La misura è stata introdotta nella Legge di Bilancio 2026 con l’obiettivo di coprire i costi amministrativi legati alla gestione delle spedizioni internazionali di piccolo valore.
In pratica si tratta di un contributo fisso:
- 2 euro per ogni spedizione proveniente da Paesi extra UE
- applicato ai pacchi con valore fino a 150 euro
L’entrata in vigore era inizialmente prevista per il 1° gennaio 2026, ma una circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 7 gennaio ha rinviato la partenza al 15 marzo 2026.
Nel frattempo è stato previsto un periodo transitorio: le spedizioni registrate nei primi mesi dell’anno dovranno essere dichiarate e contabilizzate con la prima dichiarazione prevista proprio il 15 marzo, che includerà le operazioni di gennaio e febbraio.
Successivamente, un avviso del 2 marzo ha confermato che l’imposta è tecnicamente esigibile dal 1° marzo, aumentando ulteriormente la confusione tra operatori e consumatori.
Possibile rinvio: perché il Governo sta rivalutando la misura
Nonostante l’imposta sembri ormai pronta a partire, il Governo starebbe valutando un nuovo rinvio. L’ipotesi più discussa è una sospensione fino al 30 giugno 2026.
Questa scelta permetterebbe di evitare un doppio sistema di tassazione nel giro di pochi mesi. Infatti dal 1° luglio 2026 dovrebbe entrare in vigore una misura molto simile introdotta direttamente dall’Unione Europea, con un contributo previsto di 3 euro per spedizione.
In questo scenario, la tassa italiana potrebbe diventare di fatto una soluzione temporanea destinata a sparire prima ancora di essere applicata pienamente.
Il nodo delle norme europee
Tra le ragioni che stanno spingendo il Governo a riflettere su un rinvio c’è anche il possibile conflitto con la normativa europea.
Alcune associazioni dei consumatori hanno sollevato dubbi sulla compatibilità della misura con l’articolo 3 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che attribuisce all’UE la competenza esclusiva in materia di unione doganale e politica commerciale.
In sostanza, secondo questa interpretazione, uno Stato membro non potrebbe introdurre autonomamente nuovi oneri sulle importazioni, perché le regole doganali devono essere uniformi in tutto il territorio europeo.
Cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi
Al momento lo scenario resta aperto e dipenderà dalle decisioni del Governo nelle prossime settimane. Le possibilità più concrete sono tre:
- entrata in vigore il 15 marzo, come previsto dalle ultime indicazioni operative
- sospensione fino al 30 giugno 2026 in attesa della tassa europea
- stop definitivo alla misura nazionale
La scelta finale avrà effetti soprattutto sull’e-commerce internazionale e sugli acquisti online da piattaforme extra UE, un settore che negli ultimi anni ha visto una crescita enorme.
Per ora, quindi, la tassa sui pacchi resta in bilico tra rinvii, dubbi giuridici e l’imminente intervento dell’Unione Europea. Nei prossimi giorni potrebbe arrivare la decisione definitiva.
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