Una stazione di rifornimento Lukoil e il logo Chevron su alcune autocisterne
Chevron - BorsaInside.com

Le grandi compagnie petrolifere americane stanno vivendo una fase di espansione e riposizionamento strategico, con l’attenzione che non si concentra più solo su nuove aree di produzione come il Venezuela, ma potrebbe allargarsi anche verso asset internazionali legati alla Russia. In questo contesto si inserisce l’indiscrezione secondo cui Chevron, insieme alla società texana di private equity Quantum Capital Group, starebbe negoziando l’acquisizione del portafoglio internazionale della compagnia russa Lukoil.

L’operazione, se dovesse proseguire, avrebbe un peso significativo perché riguarderebbe un insieme di attività già operative e distribuite in diversi mercati chiave. Non si tratterebbe quindi di un investimento esplorativo a lungo termine, ma di un possibile rafforzamento immediato della presenza commerciale e industriale in più aree del mondo.

Perché Lukoil potrebbe essere costretta a vendere asset fuori dalla Russia

Alla base della trattativa ci sarebbe un effetto diretto delle sanzioni imposte contro Lukoil lo scorso ottobre. Queste misure mirano a congelare beni e attività, limitando la capacità della compagnia di operare a livello globale e rendendo più complessa la gestione di asset presenti al di fuori della Russia.

In situazioni di questo tipo, molte aziende scelgono di vendere parte delle attività estere per evitare il rischio di blocchi operativi o restrizioni sulla gestione dei capitali. Ed è proprio questa condizione che rende plausibile l’ipotesi di una dismissione su larga scala.

Un punto interessante è che gli Stati Uniti, pur sostenendo le restrizioni, hanno anche concesso una deroga temporanea per permettere alle stazioni di servizio Lukoil fuori dalla Russia di continuare a funzionare fino ad aprile 2026, purché i ricavi non vengano trasferiti in Russia. Questo conferma che la questione è delicata, perché un blocco totale immediato potrebbe avere conseguenze sulla distribuzione energetica e sulle reti commerciali.

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Quali asset sono coinvolti e quanto vale il pacchetto internazionale

Secondo le stime, gli asset internazionali di Lukoil avrebbero un valore complessivo di circa 22 miliardi di dollari. Il portafoglio includerebbe attività di estrazione e raffinazione di petrolio e gas, oltre a una parte commerciale molto rilevante.

Nel dettaglio, si parla di circa 2.000 stazioni di servizio distribuite tra Europa, Asia e Medio Oriente, un elemento che può diventare particolarmente interessante per una compagnia come Chevron, perché garantisce accesso diretto alla vendita al dettaglio e a una rete già radicata sul territorio.

Questo tipo di infrastruttura, infatti, può offrire ricavi più stabili rispetto alla sola attività estrattiva, che resta più dipendente dal prezzo del petrolio e dalla volatilità del mercato delle materie prime.

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Il ruolo di Quantum Capital Group e la possibile divisione degli asset con Chevron

Le trattative sarebbero guidate da Quantum Capital Group, con il supporto della società londinese Artemis Energy. In operazioni così grandi è frequente che un fondo o un gruppo finanziario faccia da “regista”, per poi definire un assetto definitivo insieme a un partner industriale.

Secondo le informazioni disponibili, ci sarebbe anche l’ipotesi che in futuro Quantum e Chevron possano dividersi gli asset e gestirli separatamente nel lungo periodo. Questo scenario renderebbe l’operazione più flessibile e, soprattutto, più sostenibile dal punto di vista strategico: Chevron potrebbe concentrarsi sugli asset più coerenti con la propria struttura e i propri obiettivi, lasciando al partner ciò che risulta meno prioritario.

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Attenzione alle autorizzazioni: l’operazione non è ancora “chiusa”

Il vero punto critico resta quello regolamentare. Il Dipartimento del Tesoro americano avrebbe autorizzato le trattative fino a domani, ma non basta negoziare: qualsiasi transazione effettiva dovrà essere approvata dalle autorità statunitensi.

Questo passaggio è fondamentale perché introduce un rischio concreto: l’operazione potrebbe essere rallentata, modificata o addirittura bloccata. Inoltre, il fatto che il via libera sia legato alle decisioni politiche rende il quadro ancora più incerto, perché può entrare in gioco una sorta di veto di fatto da parte della presidenza americana.

Per chi segue le azioni Chevron, è un dettaglio essenziale: la notizia può avere impatto sul sentiment e sulla volatilità del titolo, ma la differenza la farà la possibilità reale di arrivare a un accordo operativo.

Il movimento da maggio e i livelli tecnici più importanti

Dal minimo relativo del 22 maggio a 133,68, il titolo ha cambiato direzione costruendo una salita progressiva ben supportata da una trendline ascendente. Il trend è rimasto solido per mesi, con correzioni fisiologiche che non hanno compromesso l’impostazione generale.

La prima area di resistenza rilevante è stata toccata a 161,80 (inizio settembre), livello che ha temporaneamente fermato la spinta rialzista e ha generato una fase di ritracciamento.

In seguito, Chevron ha completato una correzione fino al ritracciamento di Fibonacci del 50%, appoggiandosi sul supporto intermedio in area 146,40 (16 dicembre). Da lì è partito un rally deciso che ha riportato le quotazioni sopra i livelli chiave, aprendo la strada a un possibile proseguimento della salita.

Se il trend dovesse continuare, il target tecnico naturale diventa la resistenza a 171,63, corrispondente al massimo relativo del 28 settembre 2023.

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Strategia operativa: quando entrare long e quando valutare lo short

Sul piano operativo, l’impostazione resta positiva finché i prezzi tengono i supporti di breve e non mostrano segnali di inversione netta.
Uno scenario rialzista (long) diventa più credibile in caso di superamento di 167,26, con obiettivo principale in area 171,63 dollari.

Al contrario, le posizioni ribassiste (short) potrebbero essere considerate solo con la rottura del supporto a 165,05, con target vicino a 159,83, che rappresenta un’area tecnica di possibile approdo in caso di correzione più marcata.

Dal punto di vista degli indicatori, la lettura rimane costruttiva: i prezzi sono sopra il Supertrend, mentre Parabolic SAR e media mobile a 25 periodi sono tornati rialzisti a fine dicembre. Anche il MACD ha appena incrociato il Signal, segnale coerente con un rafforzamento del momentum. L’RSI, infine, si mantiene su livelli elevati ma non estremi, vicino a quota 69, quindi in area di forza ma ancora senza eccessi particolarmente critici.

Cosa fare con le azioni Chevron in questo momento

In questa fase, Chevron si trova al centro di un mix interessante: da un lato un trend tecnico impostato bene, dall’altro una possibile notizia di mercato capace di aumentare attenzione e volatilità.

L’elemento che conta davvero è la conferma. Fino a quando non ci sarà chiarezza sulle autorizzazioni e sulla fattibilità reale dell’operazione legata a Lukoil, la notizia va letta come un potenziale catalizzatore ma non come un evento già acquisito.

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