Con un rialzo dell’1,5 per cento le azioni Buzzi stanno provando a lasciarsi alle spalle la seduta da incubo di ieri. Il titolo del colosso cementifero passa di mano a 51,35 euro contro un Ftse Mib in leggero ribasso. La “sfida” di Buzzi però non è in relazione al paniere di riferimento di Piazza Affari ma in rapporto a quello che è avvenuto nelle ultime 24-48 ore.
Dopo aver chiuso la prima seduta della settimana a quota 54,5 euro, le azioni Buzzi sono affondate a 50,6 euro. A scatenare il crollo di ieri sono state le notizie in arrivo dalla Russia con la decisione di Mosca di procedere con l’esproprio delle attività della controllata russa di Rockwool, gruppo danese attivo nel segmento dei materiali da costruzione. La mossa ha riacceso la preoccupazione che anche Buzzi, ancora presente i Russia, possa in qualche modo essere esposta ad un rischio simile.
Il ragionamento che è stato fatto dai trader che si sono lanciati con vendite determinando il tracollo del titolo in borsa è molto semplice: se gli asset di Rockwall sono finiti sotto il controllo statale per effetto di una legge che permette al governo russo di prendere il controllo temporaneo di asset che appartengono alle società di Paesi non amichevoli con Mosca (come la Danimarca) chi dice che a Buzzi non possa accadere la stessa cosa visto che l’Italia non è amichevole con Mosca?
Insomma nessuno può escludere questo rischio e la situazione, quindi, resta molto delicata.
Cosa fare allora? A spiegarlo sono stati gli analisti di Barclays che proprio a causa della loro decisione di aumentare il prezzo obiettivo, possono essere considerati i “responsabili” del tentativo di rimbalzo che le azioni Buzzi stanno compiendo dopo il crollo di ieri. Gli esperti inglesi, nella loro analisi, si sono occupati anche della questione Russia.
Azioni Buzzi possono arrivare a 57 euro?
Barclays ha aggiornato la propria valutazione su Buzzi ritoccando al rialzo il target price a 57 euro per azione, dai precedenti 55 euro. La banca d’affari inglese ha tuttavia confermato la raccomandazione al livello Equal Weight, mettendo in evidenza un equilibrio tra potenziale di apprezzamento e rischi strutturali ancora presenti nel modello di business. L’aumento del prezzo obiettivo incorpora un leggero miglioramento delle attese sui fondamentali, ma non è sufficiente, secondo gli analisti, a giustificare un cambio di giudizio sul titolo in ottica risk-reward.
Il messaggio di fondo del report resta improntato alla cautela (il rating è di fatto neutrale). Barclays evidenzia come Buzzi presenti una esposizione strutturalmente più elevata ai costi della CO₂, un fattore particolarmente rilevante in una fase di progressivo irrigidimento del sistema ETS europeo. A questo si aggiungono i vincoli autorizzativi che caratterizzano il settore del cemento, limitando la flessibilità operativa e la capacità di adattamento nel breve periodo. Secondo gli analisti, questi elementi contribuiscono a comprimere la visibilità sugli utili, soprattutto in uno scenario di domanda non ancora pienamente normalizzata.
Come accennato prima, il report affronta anche il tema della presenza di Buzzi in Russia, tornato sotto i riflettori dopo le recenti notizie relative al possibile esproprio degli asset di Rockwool. Barclays ha sottolinea che, pur non attribuendo un valore significativo alle attività russe nella valutazione del titolo, queste contribuiscono ancora per circa l’8 per cento all’EBITDA atteso per l’esercizio 2025. Tuttavia, dal punto di vista dei flussi di cassa, l’impatto risulta di fatto nullo: dall’inizio del conflitto non è stato possibile rimpatriare liquidità verso l’Italia e, di conseguenza, la Russia non incide sulla generazione di cassa disponibile per il gruppo.
Questo aspetto ridimensiona il rischio finanziario diretto, ma lascia aperta l’incertezza geopolitica.
Investimenti negli Stati Uniti e outlook operativo
Un ulteriore punto di attenzione citato nel report dio Barclays riguarda gli investimenti in conto capitale negli Stati Uniti, destinato ad aumentare nei prossimi anni. Barclays ritiene che questo impegno finanziario possa ridurre la flessibilità del gruppo proprio in una fase in cui crescono i costi legati alle emissioni e si intensificano i rischi specifici del mercato statunitense. In altre parole, l’aumento del capex potrebbe limitare la capacità di assorbire eventuali shock negativi, sia sul fronte dei prezzi sia su quello dei costi.
Guardando poi ai risultati di fine 2025, gli analisti hanno fornito indicazioni differenziate per area geografica. In Italia, Barclays si attende un quarto trimestre sostanzialmente piatto, con volumi stabili e prezzi che non mostrano variazioni significative. Negli Stati Uniti e in Germania, invece, è prevista una prosecuzione della pressione sui prezzi, in linea con quanto già osservato nel terzo trimestre, segnale di una domanda ancora fragile in alcuni mercati chiave.
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Rispetto ai principali competitor, Barclays evidenzia come Buzzi abbia adottato un approccio più prudente sulle prospettive di aumento dei prezzi in Europa, in particolare in Germania, per il 2026. La debolezza della domanda viene vista come un freno alla possibilità di trasferire integralmente l’aumento dei costi ai clienti finali.
Alla luce di lievi aggiustamenti sulle stime del quarto trimestre, Barclays prevede ora per il 2025 ricavi pari a 4,51 miliardi di euro e un EBITDA di 1,20 miliardi di euro. Si tratta di stime che risultano in linea con il consenso in relazione al fatturato mentre per quello che riguarda la redditività passiva sono leggermente superiori.
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