Giornata difficile per Danone sui mercati finanziari. Le azioni del gruppo francese del food & beverage hanno registrato un brusco calo nella mattinata di lunedì, dopo che l’azienda ha comunicato il richiamo di un numero limitato di lotti di formula per neonati distribuiti in diversi Paesi. La decisione è arrivata in seguito alla segnalazione di un possibile rischio di contaminazione riportata dalle autorità competenti per la sicurezza alimentare.
A metà mattina, il titolo trattato alla Borsa di Parigi risultava in forte flessione, con una perdita nell’ordine di circa il 6%.
Il caso era già esploso a Singapore: stop alle vendite per rischio batterico
L’attenzione sul tema era salita già nei giorni precedenti, dopo quanto accaduto a Singapore, dove i regolatori locali avevano disposto il blocco delle vendite di un marchio di latte artificiale prodotto da Danone, a causa di potenziali rischi legati alla presenza di batteri. Una situazione che ha contribuito ad aumentare l’allarme tra consumatori e istituzioni, spingendo a verifiche più approfondite anche su altri mercati.
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Richiamo in UE e Regno Unito: produzione in Irlanda e distribuzione internazionale
Secondo quanto riportato dalle autorità irlandesi, i prodotti coinvolti nel richiamo sarebbero stati realizzati in Irlanda e successivamente spediti in varie aree dell’Unione Europea, nel Regno Unito e in alcuni mercati extra-UE. La Food Safety Authority of Ireland ha inoltre chiarito che la misura sarebbe collegata alla rilevazione di una tossina specifica.
L’ente ha spiegato che l’origine del problema sarebbe riconducibile a un ingrediente usato nella produzione: l’olio ARA, fornito dalla Cina, che sarebbe risultato contaminato da cereulide. Questo ingrediente sarebbe stato poi incorporato nella polvere base utilizzata per produrre formula per neonati e formula di proseguimento.
Danone: “I controlli interni confermano la sicurezza dei prodotti”
Dal canto suo, Danone ha ribadito che i controlli di qualità effettuati internamente non avrebbero evidenziato criticità. L’azienda ha infatti dichiarato che i propri test di routine hanno confermato che i prodotti risultano sicuri e conformi alle normative vigenti.
Allo stesso tempo, la società ha riconosciuto che alcune autorità locali stanno ancora aggiornando le proprie indicazioni operative. Proprio per questo, e per allinearsi alle linee guida più recenti, il gruppo ha deciso di procedere comunque con il ritiro precauzionale di un numero molto ristretto di lotti specifici nei mercati interessati.
Un ingrediente già al centro di altri richiami: coinvolti anche altri produttori
Il caso non riguarda solo Danone. Lo stesso ingrediente grezzo, segnalato come potenzialmente contaminato, risulterebbe infatti già collegato a precedenti richiami che hanno coinvolto anche Nestlé, oltre ad altri produttori del settore come Lactalis e Hochdorf.
Nel Regno Unito, ad esempio, è stato ritirato un lotto di Aptamil First Infant Formula, mentre Danone aveva già disposto il richiamo dei prodotti Dumex sul mercato di Singapore.
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Impatto reputazionale e timori sul business: la formula pesa sui profitti di Danone
Secondo alcune analisi di mercato, anche in assenza di un collegamento diretto dimostrato tra il consumo di prodotti contaminati da cereulide e problemi di salute nei neonati, l’effetto mediatico dei richiami potrebbe comunque influire in modo significativo sulla percezione dei marchi coinvolti.
Jon Cox, analista di Kepler Cheuvreux, ha sottolineato che la grande visibilità ottenuta dalla vicenda rischia di pesare sulle vendite e sulla fiducia dei consumatori, con conseguenze anche sul titolo in Borsa. Un aspetto particolarmente delicato, considerando che il comparto della formula per neonati rappresenta una quota importante dei risultati economici del gruppo: circa un terzo dell’utile operativo secondo le stime citate.
La Cina non è coinvolta: il mercato più importante resta al sicuro
Danone ha infine precisato che i prodotti destinati alla Cina, considerata l’area più grande e più redditizia per il business della formula per neonati, non risultano interessati dal richiamo. Un dettaglio che potrebbe limitare l’impatto economico complessivo, anche se la pressione sul titolo resta alta nel breve periodo a causa delle incertezze e dell’attenzione mediatica sul caso.
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