Dopo un 2025 da protagonista assoluta a Piazza Affari, con un rialzo superiore al +100% e un ritorno sui livelli più alti dal 2018, TIM ha iniziato anche il 2026 con lo stesso passo. Il titolo resta tra i più forti del Ftse Mib, con un progresso di circa +10% da inizio anno, alimentato dall’aspettativa che il mercato non abbia ancora “prezzato” tutte le potenziali leve di crescita in arrivo nei prossimi mesi.
Il punto centrale è semplice: TIM non è più seguita solo come una classica telecom, ma come un’azienda che potrebbe entrare in una nuova fase industriale, con possibili accelerazioni su sinergie commerciali, cloud, servizi digitali e perfino scenari di riassetto del mercato italiano. In questo contesto, ci sono alcune date ravvicinate che gli investitori stanno monitorando con particolare attenzione.
1) 20 gennaio: il Digital Networks Act UE può diventare un catalizzatore enorme per le telecom
Uno dei primi potenziali “catalyst di sistema” per tutto il comparto TLC è il Digital Networks Act (DNA), provvedimento europeo che punta a rendere più chiaro e sostenibile il percorso verso la transizione completa dal rame alla fibra entro il 2030.
Per TIM, questo tema è cruciale perché può influenzare direttamente:
- la visibilità sul ritorno degli investimenti infrastrutturali (quindi una maggiore “certezza” nei piani industriali),
- le prospettive di consolidamento del settore,
- le ipotesi di riordino delle infrastrutture in fibra, che in Italia restano uno dei dossier più osservati dal mercato.
Alcuni analisti ritengono che, se il DNA dovesse favorire un quadro più stabile e orientato alla razionalizzazione, potrebbe aumentare la probabilità di operazioni strutturali sul fronte rete, riducendo costi duplicati e creando più spazio per margini e investimenti. Chi segue TIM sa che ogni segnale in questa direzione tende a impattare velocemente sul sentiment di Borsa.
2) 28 gennaio: assemblea sulla conversione delle azioni di risparmio (mossa tecnica ma importante)
Altro appuntamento ravvicinato: l’assemblea del 28 gennaio, convocata per discutere la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. È un passaggio che, per quanto possa sembrare tecnico, viene spesso letto come un tassello di semplificazione della struttura del capitale, con l’obiettivo di rendere il titolo più lineare e appetibile per il mercato.
La proposta del Consiglio di Amministrazione prevede:
- 0,12 euro per ogni azione di risparmio nella conversione facoltativa
- 0,04 euro per ogni azione di risparmio nella conversione obbligatoria
Operazioni di questo tipo possono incidere su vari aspetti, dalla governance alla leggibilità del flottante, fino al potenziale appeal per investitori istituzionali che preferiscono titoli meno “frammentati” nelle categorie azionarie.
3) Tra fine gennaio e metà marzo: il nuovo piano industriale può accendere l’hype sulle sinergie con Poste Italiane
Il vero cuore della narrativa 2026, però, ruota attorno a ciò che il mercato aspetta come evento “X”: il nuovo piano industriale 2026-2029, che dovrebbe svelare in modo più chiaro quali sinergie operative e commerciali nasceranno dal nuovo equilibrio azionario.
Il punto chiave è che Poste Italiane è oggi il principale azionista di TIM, con una quota intorno al 24,8%. Questo dettaglio, da solo, ha cambiato la percezione del titolo. Non si parla più soltanto di “rilancio interno”, ma di possibili integrazioni e collaborazioni capaci di trasformare TIM in un player più forte su più fronti.
Secondo le indiscrezioni circolate in questi giorni, il piano dovrebbe:
- essere discusso in una prima fase dal CdA già nella settimana del 19 gennaio
- arrivare sul mercato attorno a metà marzo
Le sinergie stimate nelle anticipazioni sono nell’ordine di 1-1,2 miliardi di euro, con possibili effetti su più livelli:
- integrazione o coordinamento con PosteMobile
- sinergie commerciali tramite un’offerta più ampia e “multi-servizio”, includendo telefonia, pagamenti e energia
- valorizzazione della rete capillare di Poste per distribuire servizi e ridurre costi di acquisizione cliente
- sviluppo di servizi cloud per imprese e Pubblica Amministrazione, in linea con il tema del Cloud Sovrano sostenuto dalle strategie nazionali
Qui il mercato gioca d’anticipo: se il piano dovesse essere credibile e soprattutto “eseguibile”, potrebbe diventare un catalizzatore molto più forte di un singolo dato trimestrale, perché cambia la traiettoria percepita di TIM nei prossimi 3 anni.
Risultati 2025: il 24 febbraio arriva un check fondamentale per la fiducia del mercato
Tra i passaggi da segnare in calendario c’è anche la pubblicazione dei risultati preliminari 2025 il 24 febbraio. Questo evento non è solo un appuntamento contabile, ma un test di coerenza tra:
- i progressi reali fatti nel 2025,
- la solidità del trend operativo,
- la capacità di TIM di presentarsi al 2026 con numeri che giustifichino l’entusiasmo del mercato.
In un titolo che ha già corso molto, i numeri diventano fondamentali: se confermano una traiettoria di miglioramento, rafforzano la narrativa; se deludono, possono aumentare la volatilità.
Perché TIM potrebbe avere ancora “benzina” in Borsa nonostante il rally
Quando un titolo raddoppia in un anno, la domanda è sempre la stessa: “non è già tutto scontato?”. Su TIM, diversi osservatori ritengono che alcuni elementi non siano ancora pienamente valorizzati, soprattutto se si materializzano due condizioni.
La prima è che le sinergie con Poste non restino un concetto astratto, ma diventino una macchina commerciale capace di generare ricavi addizionali e migliorare la redditività, con benefici sul profilo industriale di medio periodo.
La seconda è che il settore italiano delle telecom possa entrare in una fase più favorevole, con minori pressioni competitive e un contesto normativo europeo più orientato a sostenere investimenti e stabilità. In questo scenario, TIM smette di essere solo un titolo “da turnaround” e torna ad essere un titolo che può esprimere un valore più strutturale.
I catalyst principali di inizio 2026, in sintesi
Se stai seguendo TIM con l’ottica dell’investitore che vuole capire quando può cambiare davvero la narrativa, queste sono le tappe da tenere d’occhio:
- 20 gennaio: evoluzione del Digital Networks Act e implicazioni sul settore TLC
- 28 gennaio: assemblea sulla conversione delle azioni di risparmio
- 24 febbraio: risultati preliminari 2025, test di solidità del trend
- metà marzo (atteso): presentazione del piano industriale 2026-2029, con il tema sinergie Poste-TIM al centro
Per il mercato, non sono solo eventi in calendario: sono momenti in cui può cambiare concretamente la percezione del valore, soprattutto su un titolo che continua a muoversi sulla combinazione più potente in Borsa: momentum + aspettative + possibili catalyst strutturali.
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