Michael Spence, premio Nobel per l’Economia nel 2001, ha offerto un’analisi articolata della situazione economica americana e globale a margine del World Economic Forum di Davos, commentando anche il discorso del presidente Donald Trump.
Le sue osservazioni offrono una prospettiva più sfumata rispetto alle narrazioni dominanti sui rischi legati alle politiche commerciali dell’amministrazione Trump.
L’economia americana: resiliente ma con problemi strutturali
Secondo Spence, l’economia statunitense gode di una posizione relativamente privilegiata. “È meno esposta agli shock geopolitici rispetto ad altre, come quella canadese, e continua a registrare buone performance grazie ai nuovi investimenti in tecnologia, data center, energia e settori correlati”, ha dichiarato l’economista a Class Cnbc.
La valutazione mette in luce un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: nonostante le turbolenze geopolitiche e le politiche commerciali aggressive, l’economia americana mantiene una robustezza di fondo alimentata dall’innovazione tecnologica e dagli investimenti in settori strategici. I data center, in particolare, stanno vivendo un boom senza precedenti, trainati dall’esplosione dell’intelligenza artificiale e del cloud computing.
Tuttavia, Spence non manca di evidenziare le criticità che pesano sul consenso politico dell’amministrazione Trump. “Ai cittadini interessa l’accessibilità delle abitazioni e l’andamento dell’inflazione, ambiti nei quali i risultati sono negativi”, ha sottolineato. Il costo delle case e l’inflazione rimangono infatti due spine nel fianco per molte famiglie americane, erodendo il potere d’acquisto e rendendo sempre più difficile l’accesso alla proprietà immobiliare.
Lo spostamento degli elettori indipendenti
L’analisi politica di Spence è particolarmente interessante. Secondo il Nobel, “gli elettori indipendenti, che nelle ultime elezioni si erano orientati verso Trump, stanno tornando nella direzione opposta”. Uno spostamento che potrebbe avere conseguenze significative per gli equilibri di potere a Washington. Spence prevede infatti che i Democratici potrebbero riconquistare il controllo della Camera dei Rappresentanti e, forse, anche del Senato.
Se confermata, questa tendenza segnerebbe un cambio di rotta importante nella politica americana, limitando potenzialmente la capacità dell’amministrazione Trump di implementare le sue politiche più controverse.
Dazi: un impatto probabilmente sovrastimato
Il centro dell’intervento di Spence riguarda la questione dei dazi, tema centrale nel dibattito economico globale. L’economista riconosce che Trump potrebbe introdurre tariffe nei confronti dell’Europa, che risponderebbe con misure analoghe. Tuttavia, la sua tesi principale è che “l’impatto complessivo di queste restrizioni potrebbe essere sovrastimato”.
La chiave di questa valutazione sta nelle proporzioni dell’economia globale. “Se consideriamo l’economia nel suo complesso, gli Stati Uniti rappresentano circa il 25% del totale”, spiega Spence. Significa che, pur essendo la prima economia mondiale, gli USA sono comunque una parte, per quanto importante, di un sistema molto più ampio.
L’economista sostiene che sia comunque necessario “negoziare con l’amministrazione Trump per ridurre i dazi”, riconoscendo quindi l’importanza di un dialogo costruttivo. Tuttavia, aggiunge un elemento cruciale: “Il restante 75% dell’economia mondiale, composto da Europa, Cina (la seconda economia globale) e India (la principale economia emergente), continua a scambiare beni e a investire reciprocamente. Il commercio globale, dunque, prosegue e rimane solido”.
Una prospettiva che suggerisce che, anche nel peggiore degli scenari di una guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa, l’economia globale potrebbe mostrare una resilienza maggiore del previsto, grazie ai flussi commerciali e agli investimenti che continuerebbero tra gli altri blocchi economici.
Il boom dell’intelligenza artificiale e il rischio di sovrainvestimento
L’ultima parte dell’analisi di Spence si concentra sul settore dell’intelligenza artificiale, dove il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha affermato che saranno necessari trilioni di dollari di investimenti per sviluppare le infrastrutture necessarie.
Spence offre una lettura geopolitica di questo fenomeno: “I più grandi player sul mercato stanno investendo somme enormi per assicurarsi almeno un pareggio, in un contesto di competizione strategica tra Stati Uniti e Cina”. L’economista conclude con un’osservazione particolarmente acuta: “Se il prezzo da pagare per non arrivare secondi è il sovrainvestimento, allora sovrainvestiranno”.
La dinamica, dettata dalla rivalità strategica sino-americana, potrebbe portare a una bolla speculativa nel settore dell’AI, con investimenti che superano di gran lunga le effettive necessità economiche. Tuttavia, Spence sembra suggerire che, in un contesto di competizione geopolitica, considerazioni di pura razionalità economica passano in secondo piano rispetto all’imperativo strategico di non rimanere indietro.
Cosa ne pensiamo
L’analisi di Michael Spence offre una visione equilibrata e sfumata della situazione economica globale. Pur riconoscendo i rischi legati alle politiche commerciali di Trump e le difficoltà strutturali dell’economia americana, l’economista invita a non cedere al catastrofismo. L’economia globale, nella sua interpretazione, possiede più anticorpi di quanto generalmente si pensi, e la diversificazione dei flussi commerciali potrebbe attenuare l’impatto di eventuali guerre tariffarie. Resta da vedere se questa valutazione ottimistica si rivelerà fondata nei prossimi mesi.
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