Cambiamenti climatici e surriscaldamento globale. Quali costi dovremo sostenere?

Cambiamenti climatici e surriscaldamento globale. Quali costi dovremo sostenere?

Secondo alcuni studi se non agiamo entro 10 anni il cambiamento climatico sarà irreversibile. Ma è proprio così?

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Non è raro imbattersi nel web in articoli che trattano il tema dei mutamenti climatici. Spesso però le informazioni ivi riportate sono inesatte, o comunque tendono a trasmettere l’idea che siamo sul loro di un cambiamento climatico radicale ed irreversibile. Ci sarebbe, secondo alcuni, il tangibile rischio che non agendo entro i prossimi 10, massimo 12 anni, con interventi di mitigazione dell’effetto serra, il pianeta terra subirebbe delle conseguenze drammatiche.

Beto O’Rourke ha recentemente affermato che gli esseri umani hanno solo 10 anni per intervenire sui mutamenti climatici, contro la previsione peraltro già pessimistica di Alexandria Ocasio-Cortez, che parlava di 12 anni di tempo. E’ in questo caso importante evidenziare che la cosiddetta “scienza del consenso” non approva necessariamente tesi così catastrofiste, ma appoggia senz’altro opinioni favorevoli alla mitigazione.

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E’ bene chiarire quindi che la situazione in cui ci troviamo a causa dell’effetto serra urge soluzioni tempestive. Quindi la mitigazione è senza ombra di dubbio necessaria ed urgente, ma non siamo vicini ad alcun punto di non ritorno. Vediamo però cosa dicono i dati raccolti dall’IPCC, acronimo che sta per Intergovernmental Panel on Climate Change.


Nella tabella sono presenti numerose informazioni, ma vediamo di fare il punto su quelle che riteniamo più significative. Nei riquadri contrassegnati in beige possiamo osservare gli aumenti percentuali dei costi di mitigazione totali necessari per raggiungere le concentrazioni atmosferiche di gas serra presenti nei riquadri in bianco a sinistra.

Gli scenari illustrati sono sostanzialmente 2. In uno vengono riportati i costi da sostenere nel caso in cui non dovesse esserci alcun intervento nei prossimi 10 anni. Nell’altro invece i costi da sostenere nel caso di interventi tempestivi, che di conseguenza modificherebbero il quadro nel quale ci troveremmo ad operare nel 2030.

Per essere più chiari possiamo dire che, in base alla tabella in analisi, un ritardo nelle azioni dei governi nel corso dell’anno 2030 porterebbe ad un incremento delle spese necessarie per ottenere le concentrazioni atmosferiche specificate per l’anno 2100, del 44% tra il 2030 e il 2050 e del 37% tra il 2050 e il 2100.
E’ pertanto fondamentale, come appare evidente, procedere con interventi di mitigazione del clima, in quanto procrastinare significherebbe solo ritrovarsi a dover sostenere dei costi molto più alti, ma non vorrebbe dire che la situazione diverrebbe irreversibile.

Per quale ragione è importante comprendere questa differenza? E’ presto detto. Secondo le analisi e le conseguenti dichiarazioni di Beto O’Rourke e Alexandria Ocasio-Cortez, sarebbe necessario intervenire subito con proposte enormemente costose ed aggressive, per combattere il fenomeno del cambiamento climatico entro i 10 anni, altrimenti il pianeta terra sarebbe letteralmente spacciato.

Quando proposte così radicali vengono contestate, spesso si viene accusati di “negazionismo della scienza”. In realtà quello che evinciamo dai dati delle Nazioni Unite è che questo catastrofismo si basa su un’interpretazione inesatta degli stessi. Insomma tra 10 anni il mondo non finirà se non interveniamo, ma salvarlo costerà molto di più, quindi è meglio rimboccarsi subito le mani, ma senza intervenire con soluzioni estreme e dai costi insostenibili.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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