Sea Watch pronta a forzare il blocco. La capitana vuole farli sbarcare in Italia

Sea Watch pronta a forzare il blocco. La capitana vuole farli sbarcare in Italia

Carola Rakete, capitana della Sea Watch: "a costo di perdere la nave, faccio sbarcare questi migranti a Lampedusa"

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Sembra aver preso una decisione Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3 con a bordo i 42 migranti da ormai 13 giorni al largo delle coste dell’isola di Lampedusa. “Io voglio entrare. Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa” afferma la 31enne capitana della nave Ong, tutt’altro che disposta a quanto pare, a rispettare il divieto di attracco sul territorio italiano.

“Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti umani” spiega la Rackete “poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì.” In effetti nessun altro Paese membro ha offerto un porto sicuro alla Sea Watch. Malta ha negato lo sbarco, così l’Olanda che è il Paese di bandiera della nave. La Tunisia sarebbe un’alternativa, ma alla capitana non piace “non ha una normativa che tutela i rifugiati” spiega. Riportarli in Libia dopo averli salvati dal naufragio è fuori discussione per la capitana, che ha subito rifiutato il porto sicuro offerto da Tripoli.

Così la Sea Watch 3, dopo aver trascorso in mare 13 giorni, durante i quali avrebbe potuto raggiungere qualsiasi altro Paese europeo, potrebbe forzare il blocco pur di sbarcare i migranti in Italia, consapevole del fatto che rischia di perdere la nave e di finire sotto processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “Io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più” afferma “quanti altri soprusi devono sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione. Non bisognava arrivare a questo punto.”

La Corte di Strasburgo ha reso noto di aver ricevuto da parte della Sea Watch 3 una richiesta di “misure provvisorie” per chiedere all’Italia di permettere lo sbarco dei migranti. La Corte avrebbe la possibilità, in base ai suoi regolamenti, di chiedere all’Italia di adottare le cosiddette “misure urgenti” volte a “impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani.” Intanto Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch fa sapere tramite un video che il ricorso non è stato presentato dall’organizzazione ma dai singoli individui presenti a bordo.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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