Sta nuovamente crescendo la tensione tra Iran e Stati Uniti in seguito al recente sequestro di una petroliera britannica da parte dei Pasdaran iraniani. La petroliera sequestrata dai Guardiani della Rivoluzione Iraniana, aveva, secondo quanto riferito da fonti vicine a Teheran, infranto alcune regole del codice internazionale.

Per gli Stati Uniti, e per la quasi totalità del mondo dell’informazione, si tratta di una provocazione da parte dell’Iran, mentre da Teheran fanno sapere che la petroliera aveva spento il suo localizzatore e navigato attraverso l’uscita invece che attraverso l’entrata dello Stretto, senza minimamente badare agli avvertimenti dell’autorità portuale.

Inoltre per quel che riguarda le provocazioni, visto il contesto in cui questi episodi si stanno verificando, e considerato il modo in cui gli Stati Uniti hanno calpestato gli accordi Jcpoa, risulta obiettivamente molto difficile incolpare l’Iran di lanciare provocazioni.

Quanto al sequestro nello stretto di Hormuz della petroliera britannica Stena Impero e delle 23 persone che vi erano a bordo, è stato reso noto tramite un comunicato pubblicato su Sepahnews, il sito internet dei Pasadaran. Sul sito si legge che il sequestro è stato eseguito “su richiesta dell’autorità portuale e marittima della provincia di Hormozgan.”

I contatti con la Stena Impero si sono però del tutto persi. La petroliera, attualmente ancorata nel porto di Bandar Abbas che si trova nel sud dell’Iran, risulta irraggiungibile. La Northern Marine Management ha fatto sapere che non è in grado di contattare la nave ed ha chiesto pertanto dei chiarimenti al governo di Teheran.

Il sequestro della seconda petroliera nel Golfo di Hormuz

Si è trattato solo di un falso allarme, perché alla fine la petroliera battente bandiera liberiana Mv Mesdar, è stata solo fermata per un controllo, dopodiché avrebbe ripreso la navigazione, seppur con una nuova rotta. La petroliera in questione è di proprietà della Norbulk, una compagnia scozzese con sede a Glasgow, ed anch’essa, come la Stena Impero, doveva scaricare petrolio in Arabia Saudita.

A proposito di quanto accaduto alle due petroliere, il Ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt ha voluto precisare che “gli equipaggi sono composti da varie nazionalità, ma da quanto risulta non ci sono britannici a bordo di nessuna delle due navi”.

La tensione tra i Paesi ha iniziato a salire quando era giunto l’annuncio, sempre da parte dei Pasdaran, del sequestro della petroliera Riah, degli Emirati Arabi, accusata invece di contrabbando di petrolio. Intanto Gibilterra ha reso noto di aver prolungato di un mese il blocco della nave petroliera iraniana Grace 1, che già da due settimane è ferma per presunte violazioni delle sanzioni Ue alla Siria.

La nave iraniana era stata sequestrata dai Royal Marines britannici il 4 luglio. In seguito Londra ha fatto sapere di essere disposta a restituire la nave ma a patto che l’Iran si impegni a non utilizzarla più per aggirare le sanzioni contro la Siria. Al contempo, il capo del Comando Centrale USA, Kenneth McKenzie, ha fatto sapere di essere in grado di garantire la libertà di navigazione nello stretto, e che le sue forze sono pronte a intervenire in tal senso.

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Drone iraniano abbattuto? Secondo Abbas gli USA hanno colpito per sbaglio uno dei loro

Secondo quanto riferito da fonti USA, la Uss boxer avrebbe abbattuto un drone iraniano che si trovava sullo Stretto di Hormuz, tuttavia da Teheran è arrivata subito la smentita. “Non abbiamo perso nessun drone, né nello stretto di Hormuz né altrove. Temo che la Uss Boxer abbia abbattuto un loro stesso drone per errore!” ha scritto su Twitter il viceministro degli Esteri Abbas Araghchi.

Il generale di brigata Abolfazi Shekarachi portavoce delle forze armate di Teheran ha poi commentato la fake news diffusa da fonti USA: “nonostante le affermazioni deliranti e senza fondamento di Trump, tutti i droni nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz, compreso quello a cui far riferimento il presidente americano, sono rientrati in sicurezza alle loro basi.”

Subito dopo, le Guardie della Rivoluzione si sono premurate di dimostrare la falsità della notizia diffusa da Washington, pubblicando immagini del drone prima e dopo il momento del presunto abbattimento. Secondo il governo iraniano, Trump sta tentando in questo modo di aumentare la tensione tra i due Paesi.

In Arabia Saudita arriva un contingente di forze USA

Un portavoce del ministero della difesa saudita ha reso noto che il Paese ospiterà un contingente composto da 500 soldati USA. “Re Salman ha deciso di ospitare le forze statunitensi per aumentare il livello di sicurezza della regione, la sua stabilità e garantire la pace” ha affermato il portavoce secondo quanto riportato l’agenzia ufficiale saudita.

I soldati americani saranno schierati nella Prince Sultan Air Base che si trova alla periferia orientale di Riad, dove si andranno ad unire ad altre forze già presenti, in grado di gestire i sistemi missilistici Patriot.

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La diplomazia è al lavoro, ma nel frattempo salgono le quotazioni del petrolio

Sono tornate a salire le quotazioni del petrolio, e mentre quelle dell’oro toccano i massimi da sei anni a questa parte, la diplomazia continua a lavorare. Il Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica Mohammed Javad Zarif, prima di concludere la sua missione alle Nazioni Unite, ha incontrato il segretario generale Antonio Guterres.

Il capo della diplomazia di Teheran propone il rafforzamento dei controlli sul programma nucleare in cambio del ritiro delle sanzioni imposte dagli USA. Iniziativa apprezzata dalla Cina,perché dimostrerebbe, secondo il governo di Pechino, che l’Iran sta cercando di trovare un compromesso.

Arrivano spinte per giungere a un accordo e ad abbassare il livello delle tensioni anche dall’Italia. “Stiamo attenti a un rischio di aumento della situazione di crisi perché è un’area a noi estremamente vicina che tocca direttamente interessi non solo di tipo politico e strategico, ma interessi anche economici e commerciali” ha affermato il Ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.

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