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Caso Moscopoli e scioperi Lukoil: "prima gli Italiani!" o prima i Russi? Il servizio de Le Iene

Caso Moscopoli e scioperi Lukoil:

La compagnia russa Lukoil compare nelle carte dell'indagine sui fondi russi alla Lega. Le Iene svelano alcuni retroscena

Tutto è cominciato un anno fa, con l'incontro nel lussuoso albergo Hotel Metropol di Mosca, dove una delegazione italiana ha incontrato una delegazione russa. Tra gli Italiani, e per l'esattezza a capo della delegazione, c'era Gianluca Savoini, presidente dell'associazione Russia-Lombardia, nonché ex portavoce del leader della Lega Matteo Salvini.

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Sia Savoini che gli altri due Italiani che erano con lui sono attualmente indagati per corruzione internazionale, e prima di passare alla questione che riguarda in particolare la compagnia petrolifera Lukoil, vediamo rapidamente cosa successe in occasione di quell'incontro a Mosca.

L'incontro all'Hotel Metropol di Mosca

La delegazione italiana non avrebbe incontrato quella russa per fini politici, ma solo per affari strettamente economici. In teoria infatti, sul tavolo tra le due delegazioni c'era la trattativa per una fornitura di petrolio dalla compagnia russa Lukoil all'italiana Eni.

Dando un'occhiata alla documentazione relativa all'indagine troviamo infatti i dialoghi tratti dalle ormai famose registrazioni che aprirono lo scandalo. Si legge quello che uno degli uomini della delegazione russa avrebbe detto in quella occasione: "la società sta acquistando dai nostri grandi produttori di petrolio, Rosneft o Lukoil".

Secondo la procura di Milano però gli Italiani starebbero trattando coi Russi per ottenere, attraverso la copertura della fornitura di petrolio, un finanziamento dell'importo di 65 milioni di euro destinato alla campagna elettorale delle europee per la Lega di Salvini. La somma sarebbe venuta fuori infatti da un acquisto, da parte di ENI, di petrolio da una compagnia russa per un importo di 1 miliardo e mezzo di dollari, poi la compagnia russa, che poteva essere appunto la Lukoil, avrebbe girato alla Lega fondi russi per 65 milioni di euro.

Le indagini naturalmente sono ancora in corso, quindi per ora si tratta solo di una ricostruzione del tutto ipotetica, e sarà la magistratura a stabilire come si sono svolti realmente i fatti, e se sia stato commesso un qualche illecito.

Gli scioperi dei dipendenti Lukoil di Siracusa

Ora mettiamo momentaneamente da parte la questione della compravendita di carburante e del presunto finanziamento alla Lega di Salvini, e vediamo cosa è successo qualche mese dopo presso uno stabilimento Lukoil in Italia. Si tratta dell'unico stabilimento della compagnia petrolifera russa su suolo italiano ed è situato in Sicilia, per l'esattezza a Siracusa.

Dai documenti risulta che nel marzo del 2019 dall'ambasciata della Federazione russa in Italia è partita una lettera per il senatore Matteo Salvini, che in quel periodo era ministro del'Interno oltre che leader della Lega. Nella lettera si legge: "con la presente vorrei attirare la Sua attenzione al problema degli episodi di interruzione delle attività delle raffinerie 'ISAB Srl' in Sicilia, che appartengono al gruppo petrolifero Lukoil".

Nella stessa lettera l'ambasciatore lamenta il verificarsi di numerosi scioperi. "Più di 100" si legge, e avrebbero "portato nel periodo dal 2012 al 2018 a perdite finanziarie per l'ammontare di alcuni milioni di euro, nonché arrecato danni per la reputazione del gruppo Lukoil".

In parole povere l'ambasciatore russo Sergej Razov si è lamentato con il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini appunto, dei continui scioperi. E nella stessa lettera si legge poi: "in vista della prossima visita del Presidente della Federazioine Russa Vladimir Putin nella Repubblica Italiana, vorremmo contare su una partecipazione più attiva delle autorità italiane nella soluzione del problema del più grosso investitore russo in Italia".

Tra le righe si legge insomma una richiesta, da parte dell'ambasciatore russo, di un intervento da parte delle istituzioni, per far cessare gli scioperi. Passa meno di un mese infatti, e il 12 aprile il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, fa scrivere una lettera al prefetto di Siracusa, nella quale si legge in merito "agli episodi di interruzione delle attività delle raffinerie del gruppo petrolifero russo Lukoil" che "si sarà grati per i cortesi, aggiornati elementi informativi che codesto ufficio vorrà far pervenire in merito alla problematica in esame".

Che in parole povere vuol dire che il Ministero dell'Interno vuole sapere in che modo si intende intervenire per risolvere appunto il problema degli scioperi, ed è esattamente questo che succede. Meno di un mese, siamo al 9 maggio, e il prefetto di Siracusa emette un'ordinanza con la quale vieta ogni tipo di sciopero in tutta l'area industriale di Siracusa.

Si legge nell'ordinanza: "sono vietati assembramenti di persone e/o automezzi nei luoghi di seguito indicati, ricadenti nei territori dei Comuni di Siracusa e Priolo Cargallo con effetto immediato e fino al 30 settembre 2019". Detto fatto quindi, l'ambasciatore russo scrive a Salvini, Salvini scrive al prefetto Pizzi, e il prefetto emana un'ordinanza che il sindacalista degli operai Lukoil definisce "incostituzionale".

Nel servizio de Le Iene l'inviato Silvio Schembri ha tentato di ottenere delle risposte sia dal prefetto che ha emesso l'ordinanza, ora in pensione (da 15 giorni al momento dell'intervista) che dal ministro dell'Interno, ora ex ministro ma ancora leader della Lega, Matteo Salvini. Di risposte ne sono arrivate ben poche come era facile immaginare.

La Iena Schembri ha chiesto più volte a Matteo Salvini come mai in questo caso il motto "prima gli Italiani" non sia stato applicato. La sensazione infatti è che al di là dello slogan, il leader leghista non abbia dimostrato in questa occasione particolare attenzione per i problemi dei lavoratori italiani delle raffinerie ISAB. I quali esercitano un proprio diritto garantito dalla costituzione, e scioperano perché rischiano di perdere il proprio posto di lavoro.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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