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Il patto sui missili Russia-Cina mette all'angolo gli USA, ecco perché

Il patto sui missili Russia-Cina mette all'angolo gli USA, ecco perché

Russia e Cina insieme per potenziare la rete di missili balistici in chiave anti-americana. L'egemonia USA vacilla

Gli Stati Uniti sono la prima potenza militare al mondo, così l'altro 'blocco' deve correre ai ripari per limitarne lo strapotere. In estrema sintesi è così che nasce l'accordo tra Russia e Cina finalizzato al rafforzamento delle difese attraverso il potenziamento e l'ammodernamento della rete dei missili balistici.

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Vladimir Putin ha rivelato solo due settimane fa nel corso di una conferenza a Sochi, di aver intrapreso un percorso volto ad aiutare la Cina ad aumentare le sue capacità in fatto di difesa antimissile. In questo modo il governo di Pechino potrà raggiungere in quel campo il livello delle altre due superpotenze: Russia appunto e naturalmente Stati Uniti, che attualmente sono le uniche a disporre di simili tecnologie.

C'è chi intravede, probabilmente a ragione, le premesse per una vera e propria alleanza militare tra la Russia e la Cina, finalizzata al contrasto dell'egemonia statunitense. Ma non è tutto, perché questa partnership potrebbe essere il punto di partenza per una corsa agli armamenti strategici, ipotesi tutt'altro che fantasiosa se si considerano i recenti test missilistici cinesi, o l'alto valore simbolico attribuito alla parata militare in occasione dell'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

Diciamo quindi che c'è una sorta di alleanza sino-russa volta a tenere a bada gli USA, un'alleanza che di certo non nasce con l'accordo recentemente annunciato da Putin, ma che tramite esso si rafforza, e al contempo rafforza il suo potere militare naturalmente. E questo in cosa si tradurrà all'atto pratico per gli Stati Uniti?

La costruzione di una infrastruttura tecnologica militare così all'avanguardia renderebbe di fatto possibile la creazione di una rete congiunta di missili balistici sino-russa potenzialmente in grado di far fronte ad eventuali attacchi missilistici USA. Si tratta di un'ipotesi molto teorica che si colloca in un altrettanto ipotetico scenario di guerra, è chiaro, ma è proprio in previsione di un simile scenario che i due Paesi stanno imboccando questa strada.

E in questo ipotetico scenario di guerra, se gli Usa decidessero di attaccare la Cina, eventuali missili intercontinentali statunitensi partirebbero dalle basi situate nell'Artico, e sarebbero quasi certamente intercettati dal sistema di allarme rapido russo che allerterebbe automaticamente il governo di Pechino.

E' chiaro che se il presidente Putin ha deciso di rilasciare questa dichiarazione, rendendo noto l'intento di aiutare la Cina a potenziare le proprie difese missilistiche, un motivo ci sarà, ed è probabilmente da andarsi a ricercare nell'intenzione di lanciare un monito agli USA, specie dopo che l'amministrazione Trump ha deciso di fare carta straccia degli accordi Jcpoa contro la proliferazione nel nucleare.

Così, dopo aver inasprito i rapporti con la Cina attraverso una guerra commerciale sempre più arcigna, e dopo le continue schermaglie con la Russia specie nella gestione di delicate questioni in Medioriente, davanti agli USA si para sempre più nitidamente una alleanza tra la seconda e la terza potenza militare su scala mondiale.

E se la Russia, come appare chiaro stia per succedere, completerà questo progetto di colaborazione con la Cina, sviluppando una così sofisticata infrastruttura militare avrà anche modo di risparmiare sul controllo e la difesa di un territorio così vasto come quello russo. Un sistema così moderno a disposizione congiuntamente dei governi di Mosca e di Pechino, permetterebbe di coprire senza problemi non solo Mosca e San Pietroburgo, ma anche Pechino, Tianjin, la provincia di Hebei, l'area del delta del fiume Yangtze fino all'area della Grande Baia nella Cina meridionale.

A tutto questo, per completare il quadro, bisogna poi aggiungere anche il fatto che la Cina sta sviluppando e testando il nuovo missile balistico ipersonico di medio raggio Dong Feng-17, che dovrebbe essere in grado di coprire una distanza compresa tra i 1.800 e i 2.500 km. Con questo missile Pechino potrebbe teoricamente colpire obiettivi in Sud Corea e in Giappone, il che rappresenta un deterrente non da poco.

E grazie alla recente collaborazione con la Russia per lo sviluppo dei missili balistici, ma soprattutto nell'ottica di una alleanza militare tra le due superpotenze, l'egemonia militare USA nei prossimi anni potrebbe essere rimessa in discussione.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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