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Ex Ilva, i commissari vedono "inquietanti e sinistre analogie" con quanto accaduto in Romania e Belgio

Ex Ilva, i commissari vedono

Secondo i commissari straordinari, ArcelorMittal starebbe seguendo lo stesso schema "acquisizione, finto rilancio e poi dismissione"

Una memoria di 86 pagine quella presentata dai commissari straordinari dello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto, nella quale vengono evidenziate "inquietanti e sinistre analogie con l'operazione di acquisizione dell'azienda siderurgica di Hunedoara compiuta da ArcelorMittal in Romania una quindicina di anni fa, e che si era in realtà risolta in una devastante deindustrializzazione dell'area, condannando la locale forza lavoro ad una massiccia e graduale emigrazione nel resto d'Europa".

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È questa la più recente delle accuse mosse nei confronti della compagnia franco-indiana che ha preso in gestione lo stabilimento siderurgico di Taranto, dai commissari straordinari nella memoria depositata al giudice Claudio Marangoni, al quale spetta il compito di accogliere o meno l'istanza di recesso di ArcelorMittal dal contratto dell'ex Ilva.

Le 86 pagine ripercorrono quindi le precedenti acquisizioni fatte dal gruppo ArcelorMittal, e quello che ne emerge è un quadro sicuramente interessante. Non c'è solo l'episodio che riguarda la Romania, ma anche uno analogo che riguarda invece il Belgio, lo stabilimento di Liegi per l'esattezza.

"Anche in questo caso, il passaggio dello stabilimento di Liegi sotto il controllo del gruppo ArcelorMittal (conclusosi di fatto nel 2006) era stato accompagnato da trionfalistiche dichiarazioni di ammodernamento e riconversione dell'utilizzo delle più moderne tecnologie, nonché di rivitalizzazione della comunità locale attraverso partenership strategiche e creazione di nuovi posti di lavoro" si legge nella memoria.

Alla fine però, anche in quel caso si è concretizzato "un processo di progressiva dismissione che ha sostanzialmente cancellato lo stabilimento di Liegi" spiegano i legali della struttura commissariale nel documento.

Gravi mancanze anche dal punto di vista ambientale, secondo i commissari dell'ex Ilva, che sostengono che "ArcelorMittal non ha portato avanti la realizzazione del Piano Ambientale nei tempi e con gli investimenti programmati". La compagnia franco-indiana infatti, stando a quanto sostengono i commissari, non avrebbe "eseguito il programma di manutenzione concordato nell'ambito del Contratto in modo coerente alle migliori pratiche di esercizio".

A sostengo di queste asserzioni, un documento inviato proprio dalla multinazionale via pec a Ilva in As lo scorso 25 settembre, dal quale si evince che "molte delle attività programmate per il periodo tra novembre 2018 e aprile 2019 non erano state eseguite o erano state effettuate solo in parte".

Ma non è tutto, perché si parla anche di cattiva gestione degli impianti. "ArcelorMittal non ha operato gli impianti" scrivono ancora i legali "secondo le dovute cautele funzionali a preservarne efficienza e longevità: anziché utilizzare tutti gli altiforni in via continuativa, da molti mesi essa li utilizza infatti a turno, mantenendone normalmente in operatività non più di due contemporaneamente".

Questo modus operandi comporta "continue fermate e rallentamenti" che stando a quanto spiegano gli esperti del Rina "compromette la vita tecnica dell'impianto elevando sensibilmente il rischio che, operazioni di fermata impianto lunghe settimane o mesi, non consentirebbero nessun riavviamento dello stesso senza un altissimo e non proponibile rischio di occorrenza delle problematiche".

Critiche pesanti giungono dai commissari anche rispetto alla gestione economica di ArcelorMittal che, si legge, "risulta poi gravemente inadempiente ad obblighi economici". La società avrebbe infatti, a distanza di quasi un anno dall'acquisto dei cosiddetti 'beni esclusi', cioè di quei beni che non erano inclusi nel contratto di gestione dello stabilimento, mancato di versare la somma di 82 milioni di euro.

Inoltre "alla scadenza prevista per il novembre 2019, ArcelorMittal non ha proceduto a versare il canone trimestrale contrattualmente dovuto nella misura di euro 45 milioni trimestrali" osservano i legali, contrariamente a quanto affermato dalla compagnia che asserisce di aver adempiuto "esattamente al contratto".

Una dichiarazione quest'ultima che "suona per la verità come una beffa irrispettosa" per i Commissari dello stabilimento dell'ex Ilva di Taranto.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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