Non piace alla giunta regionale della Liguria l’idea di avviare la sperimentazione della app Immuni nelle tre regioni italiane indicate da Roma, vale a dire Liguria, Abruzzo e Puglia. “I Liguri non saranno le cavie di un governo che improvvisa anche sull’App Immuni” ha dichiarato a tal proposito il vide del governatore Giovanni Toti.

La app Immuni è stata progettata per fornire uno strumento auspicabilmente valido per il tracciamento del contagio da Covid-19, ma ancora la sperimentazione in Italia non è stata avviata. I tempi però si accorciano, e dopo le innumerevoli critiche circa le modalità di funzionamento della app stessa, la valutazione dei problemi relativi al rischio della privacy ecc, i tempi si accorciano e sembra che si stia per muovere il primo passo.

Il Governo ha infatti annunciato che la sperimentazione partirà, in questa prima fase, probabilmente dal 5 giugno ma solo in tre regioni: Liguria, Puglia e Abruzzo, ma sono arrivate subito delle critiche.

L’assessore alla Sanità, nonché vice presidente della Regione Liguria, Sonia Viale, accusa il Governo che secondo lei sta “tentando di sbolognare il progetto ad alcune Regioni”.

Intanto è stato finalmente pubblicato il codice sorgente grazie al quale si rende noto il meccanismo alla base del funzionamento della app, che come noto si appoggia al sistema di tracciamento realizzato in collaborazione con Apple e Google.

Per chi sostiene l’utilità della app Immuni, questa dovrebbe rappresentare uno dei pilastri fondamentali su cui si dovrebbe reggere la Fase 2, quella di convivenza con il virus. Dal viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, arriva poi un aggiornamento che riguarda le tempistiche. La app, informa “sarà disponibile i primi di giugno”.

Nel frattempo anche dal garante della privacy, Antonello Soro, arriva il via libera alla sperimentazione, confermando che l’uso della app sarà su base volontaria, e rigorosamente senza geolocalizzazione.

Dichiarazioni che però non convincono la giunta ligure, visto che la vice del presidente Giovanni Toti parla di “una sperimentazione che dovrebbe partire a giorni, quando ancora non ci sono pareri definitivi e con una serie di quesiti non risolti sollevati addirittura dal Copasir e senza aver informato in medici di medicina generale che saranno protagonisti, e coinvolto gli uffici di prevenzione che dovranno sovrapporre il lavoro dell’app Immuni a quello già svolto”.

Queste le parole della vice di Toti, Sonia Viale, che nel suo post su Facebook aggiunge poi: “i Liguri saranno cavie del Governo Pd-Cinque Stelle”.

Ma le critiche non sono arrivate solo su base locale, infatti a scagliarsi contro l’avvio della sperimentazione della app Immuni è stato anche il presidente della commissione Telecomunicazioni della Camera, il parlamentare della Lega Alessandro Morelli, che lunedì ha dichiarato: “leggo che alcune Regioni si lanceranno nella sperimentazione dell’app Immuni. Spero sia una svista perché forse non hanno avuto l’occasione di leggere la relazione Copasir. Io non la scaricherò” annuncia il deputato del Carroccio.

Non appare convinto soprattutto per quel che riguarda l’aspetto della trasparenza e della sicurezza circa il trattamento dei dati ed in generale circa il funzionamento della app, nemmeno Stefano Zanero, professore associato di computer security al Politecnico di Milano, che all’Ansa ha spiegato: “il rilascio del codice sorgente è positivo ma ci vorranno diversi giorni per esaminarlo e dare giudizi”.

Il professore però ha anche sottolineato che “però manca il codice sorgente relativo alla parte del server che gestirà le informazioni sugli infetti, aspettiamo anche quello” ricorda Zanero.

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