Sono state aggiornate nei giorni scorsi le previsioni di S&P Global Ratings per quel che riguarda l’intera Eurozona, ed in particolare le stime della nota agenzia di rating evidenziano una ripresa migliore delle precedenti aspettative per quel che riguarda l’Italia, con un PIL che potrebbe subire una contrazione meno marcata per il 2020.

S&P stima che la ripresa dell’economia della zona euro sta procedendo più rapidamente di quanto inizialmente previsto, dopo il crollo determinato dalle misure restrittive adottate durante la fase di lockdown per contenere la pandemia di Covid-19 nella quasi totalità dei Paesi dell’Ue.

Nel suo report “The Eurozone is healing From COVID-19” vengono aggiornate le stime riguardanti il Prodotto Interno Lordo dei Paesi europei ma al contempo si avverte di quali potrebbero essere le criticità da attendersi nel prossimo futuro.

Marion Amiot, economista senior di S&P Global Ratings ha spiegato che la fase di riapertura delle economie dopo le misure restrittive imposte nella fase di lockdown era in realtà la fase più semplice della ripresa.

Il momento complesso della ripresa è invece proprio quello che i Paesi stanno attraversando ora, e che prevede l’attuazione del programma di riforme economiche della UE, nel corso del quale si vanno prosciugando i vari provvedimenti governativi a favore di imprese e famiglie. La fase è delicata secondo la nota agenzia di rating, con una serie di criticità da tenere in conto dalla liquidità alla domanda.

Il PIL dell’Unione Europea crescerà del 6,1% nel 2021

Sono state riviste le stime di S&P Global Ratings per quel che riguarda la crescita del PIL nel 2021, con una previsione che ora si mostra leggermente più incoraggiante rispetto alla precedente. La crescita del PIL potrebbe infatti attestarsi per la zona euro intorno al 6,1%, mentre la contrazione prevista per il 2020 dovrebbe essere del -7,4%.

Perché l’economia possa tornare ai livelli pre-crisi però si dovrà aspettare almeno il 2022, nel frattempo però la disoccupazione dovrà ancora raggiungere il suo picco, cosa che avverrà, sempre stando alle stime, nel 2021.

Il prossimo anno infatti, secondo S&P, la disoccupazione nei Paesi dell’Eurozona raggiungerà il 9,1% e non il 9,8% come da precedenti stime fatte nel mese di giugno 2020. Un calo si inizierà a notare nel 2022, quando il dato dovrebbe scendere all’8,4% per poi attestarsi intorno al 7,8% nel 2023.

Al momento in Europa stiamo facendo i conti con una perdita di posti di lavoro per un totale di circa 5 milioni di persone, contro i 21 milioni persi negli Stati Uniti, nonostante le dimensioni dei due mercati siano quasi equivalenti.

In questa fase l’economia della maggior parte dei Paesi dell’area euro sta operando al di sotto dei livelli pre-crisi per il 5% circa. Nel mese di luglio le vendite al dettaglio hanno superato il livello raggiunto a luglio 2019 dello 0,6%, ma non vanno altrettanto bene la costruzione e la produzione industriale che sono al di sotto dei livelli pre-emergenza Covid rispettivamente del 4% e dell’8%.

Erano cresciuti notevolmente i livelli di risparmio durante il periodo di lockdown in tutta Europa, ed in particolare in Francia e Germania, ma nei mesi successivi, come si può evincere dai dati, il tasso di risparmio dei consumatori ha iniziato a decrescere con una parziale ripresa dei consumi. Nel mercato dell’auto per esempio c’è stato un rimbalzo delle vendite del 46% circa su base trimestrale a luglio e ad agosto.

L’inflazione potrebbe rimanere su livelli piuttosto bassi

S&P prevede che l’inflazione si attesterà su livelli molto bassi, circa lo 0,2% su base annua secondo le stime per il 2020, e ciò dovrebbe permettere alla Banca Centrale Europea di lasciare i tassi di interesse invariati ancora a lungo, senza intervenire sul proprio bilancio con la riduzione dell’acquisto di titoli di Stato dei Paesi membri.

Non si può però escludere nel breve termine un peggioramento delle condizioni, ed è la stessa S&P Global Ratings a mettere in guardia su questa possibilità. Il motivo va ricercato nel fatto che la pandemia non appare del tutto sotto controllo visto l’incremento di nuovi casi registrati più o meno in tutti i Paesi europei, e questo potrebbe indurre i governi ad imboccare ancora una volta la strada dei lockdown.

Il solo rischio di questa possibilità influisce sul comportamento di consumatori e imprese, danneggiandone inevitabilmente la fiducia, il che ovviamente si ripercuote subito sulla crescita economica.

Se si decidesse per nuovi lockdown inoltre, questi non andrebbero a colpire una economia in uno stato di salute apprezzabile, come era prima dell’emergenza Covid, ma andrebbero ad innestarsi in una fase economica già deteriorata, colpendo imprese e famiglie già ampiamente provate, e questo potrebbe avere conseguenze disastrose.

Secondo le stime di S&P, un solo mese di lockdown aggiuntivo potrebbe costare all’area euro circa il 3,8% del PIL.

Al contrario, la notizia della scoperta di un vaccino efficace contro il coronavirus produrrebbe degli effetti molto positivi. Tuttavia è difficile che questo scenario si concretizzi prima della seconda metà del 2021, ma in quel caso le previsioni sull’andamento delle economie e sulla crescita del PIL potrebbero essere riviste al rialzo.

S&P promuove l’Italia, riviste al rialzo le stime per il PIL

Vediamo ora quali sono le previsioni di S&P Global Ratings per i più grandi Paesi dell’eurozona per quel che riguarda l’andamento del PIL. L’Italia potrebbe avere una contrazione del PIL meno pesante rispetto a quanto precedentemente preventivato, e invece di un -9,5% potrebbe chiudere il 2020 con una contrazione del -8,9%.

Per quanto concerne invece il 2021 il rimbalzo potrebbe anch’esso evidenziare una ripresa più rapida, segnando un +6,1% invece che un +5,3%.

Perde invece qualcosina in più la Francia, che per il 2020 dovrebbe affrontare una contrazione del PIL del 9%, ma per il 2021 in compenso S&P prevede un rimbalzo del 7,7%.

La Germania per il 2020 dovrebbe avere un calo del PIL del -5,4%, mentre la crescita per il 2021 è stimata intorno al +4,7%. Oltre il -11,3% invece il calo del PIL per il 2020 in Spagna, per un rimbalzo che dovrebbe però raggiungere un +8,2% nel 2021. Infine la Gran Bretagna che nel frattempo dovrà anche fare i conti con l’accordo commerciale per la Brexit, dovrebbe avere un calo del PIL del -9,7% nel 2020 per poi andare incontro ad un rimbalzo del 7,9% nel 2021.

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