Nuovo Dpcm: si va verso spostamenti tra Regioni vietati ancora per un mese, ma si scarta l'ipotesi Italia zona arancione

Con il nuovo Dpcm spostamenti tra Regioni vietati ancora per un mese, ma si allontana l'ipotesi Italia zona arancione
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Le Regioni chiedono "una revisione dei parametri e la contestuale revisione del sistema delle zone nel senso della semplificazione"

La situazione ricorda molto quella che abbiamo vissuto un paio di mesi fa. Chiudiamo ora per riaprire a Pasqua, dicono dall'esecutivo, un po' come quando si doveva chiudere per riaprire a Natale, invece poi nel periodo natalizio le restrizioni erano decisamente più severe del periodo precedente.

Ma vediamo qual è l'approccio del nuovo esecutivo emerso dall'incontro che si è svolto ieri sera tra i presidenti di Regione, guidati dal governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini (Pd), e i sindaci rappresentati dal presidente dell'Anci Antonio Decaro, sindaco di Bari. In collegamento da remoto per la riunione di ieri c'erano il ministro della Salute, Roberto Speranza, e la nuova ministra degli Affari Regionali, Maria Stella Gelmini.

Il primo punto che la riunione sembra aver chiarito è che si andrà verso una proproga del divieto di spostamento tra le Regioni di almeno trenta giorni "in modo da arrivare a riaperture a ridosso delle vacanze pasquali che potrebbero rappresentare una boccata d'ossigeno per gli operatori turistici" si è detto al meeting secondo quanto riportato da Il Messaggero.

Il nuovo governo comunque, dicono dalla nota testata romana, potrebbe avere un "cambio di passo e l'intenzione di evitare le drammatizzazioni e gli allarmismi dei mesi scorsi". Intanto però si procede con una proroga del divieto per oltre 30 giorni che, a guardare i dati, non trova alcuna motivazione plausibile.

La linea del nuovo esecutivo

Nel corso della riunione sono stati toccati i vari nodi delle restrizioni, quelle da prorogare e quelle da rivedere. La ministra Gelmini ha assicurato a tal proposito l'impegno del governo di coinvolgere gli amministratori locali nel "processo decisionale che dovrà essere tempestvo ma non potrà calare sulle vostre teste".

Quello che stabilirà le nuove regole da rispettare comunque potrebbe non essere un Dpcm come in uso al governo Conte Bis, ma un decreto. Questioni di forma a parte, la sostanza cambierà poco, infatti l'approccio all'emergenza fatto di misure restrittive da rispettare a oltranza non pare venga intaccato.

Quanto al prossimo decreto con le nuove norme, andrà a sostituire il Dpcm in scadenza il 5 marzo, quello che divide l'Italia in zone gialle, arancioni e rosse e che stabilisce quali attività possono restare aperte e quali dovranno abbassare la saracinesca. Il nuovo decreto potrebbe anche contenere delle novità riguardanti la campagna vaccinale.

Per quanto riguarda l'ipotesi di imporre su tutto il territorio nazionale un'unica zona arancione rinforzata, sembra che verrà accantonata. Le Regioni infatti hanno espresso parere contrario, e hanno trovato un valido interlocutore nella ministra Gelmini, che pare abbia dimostrato almeno un minimo di apertura in più a considerare anche il danno economico e le sue conseguenze.

Non poteva che essere soddisfatto della proroga del divieto di spostamento tra Regioni il ministro della Salute, Roberto Speranza. Resterà comunque in piedi anche la norma che prevede eccezioni per gli spostamenti tra Comuni con meno di 5 mila abitanti, e quella che consente di recarsi in visita a casa di parenti o amici per un massimo di due persone con figli fino a 14 anni.

Il ministro Speranza però continua a menzionare i rischi connessi alla diffusione della cosiddetta variante inglese, spiegando che potrebbe essere necessario andare verso ulteriori restrizioni.

È quindi doveroso precisare un paio di punti: prima di tutto le varianti del Covid-19 ad oggi individuate sono almeno 75, e in secondo luogo nessuna di esse è risultata più letale delle altre ma non solo, nessuna di esse è risultata essere più contagiosa, semmai più infettiva, ma vi è una differenza non da poco.

Una variante più infettiva, come la cosiddetta variante inglese, non ha la capacità di diffondersi più rapidamente, semplicemente ha una maggior probabilità di mostrare qualche sintomo.

I governatori comunque hanno mostrato chiaramente di essere favorevoli ad una riapertura dei ristoranti anche per cena almeno nelle Regioni in cui l'andamento del contagio lo 'consenta'. "Si ritiene indispensabile procedere ad una revisione dei parametri e alla contestuale revisione del sistema delle zone nel senso della semplificazione" si legge nel documento redatto ieri.

La soddisfazione dei governatori

Dai presidenti di Regione arriva un feedback positivo per quel che riguarda la riunuone tenutasi ieri. "Avevamo chiesto al governo un cambio di passo nella gestione dell'epidemia e all'incontro di stasera arriva un segnale positivo" dice il governatore dell'Emilia Romagna.

Le Regioni tra le altre richieste hanno avanzato anche quella di inserire nella cabina di regia politica i ministri economici in modo da avere una maggiore sincronia tra le restrizioni imposte ed i relativi ristori. Si chiede inoltre di dare un congruo preavviso quando si operano scelte in tal senso, in modo da avitare almeno i gravi disagi che sono stati provocati in occasione della mancata riapertura degli impianti sciistici.

"È stata una riunione preparatoria a quello che dovrà essere il nuovo Dpcm che dovrà essere fatto entro il 5 marzo" ha spiegato il governatore del Veneto, Luca Zaia "personalmente, ho chiesto che ci siano linee chiare, parametri chiari, e che soprattutto ci sia un riferimento scientifico unico a livello nazionale".

Il governatore ha anche chesto al ministro Speranza di fare in modo che il Comitato Tecnico Scientifico parli "con una voce sola" evitando che attraverso i vari media giungano le varie dichiarazioni in modo spesso disomogeneo.

Il piano vaccino a rilento

Il presidente del Consiglio Mario Draghi intende spingere molto sulla campagna vaccinale, e nei giorni scorsi ha fatto un giro con i ministri per verificare a che punto siamo. Inoltre prima di emanare un nuovo provvedimento per accelerare su questo fronte ha espresso l'intenzione di verificare con l'Ue quali sono i tempi e quale la disponibilità dei vaccini.

Nella giornata di oggi è prevista una conversazione telefonica tra il premier Draghi e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen anche in considerazione del fatto che tra qualche giorno si terrà il consiglio europeo che avrà tra i punti all'ordine del giorno proprio la questione vaccini.

Il governatore Bonaccini nel corso della riunione di ieri ha confermato: "stiamo andando troppo lenti, ma mancano le dosi".

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