Blackout generale in tutta Europa, per Giorgetti rischio di rimanere senza luce e gas per settimane

La crisi energetica che stiamo attraversando potrebbe avere risvolti inediti per tutti i cittadini europei, e proprio in questi giorni più che mai si sta parlando della possibilità di un blackout generale ormai tutt’altro che remota.

Qualcosa del genere, ma molto più ‘in piccolo’, era accaduto nel 2003, quando il 28 settembre alle 3.30 di notte tutto il Paese si è ritrovato completamente al buio. L’oscurità totale durò solo qualche ora, e il disagio che provocò fu tutto sommato circoscritto per via del fatto che l’incidente si è verificato a notte fonda.

Ma cos’era accaduto esattamente, e come mai tutta Italia era rimasta al buio? La causa fu la semplice caduta di un albero su un traliccio della corrente elettrica in Svizzera. Bastò così poco per far rimanere senza luce 60 milioni di persone.

Il disagio fu comunque pesante, si pensi agli ospedali, alle stazioni ferroviarie, alla gente bloccata sui treni in corsa. In tutto secondo i dati di Confcommercio il blackout di quasi 20 anni fa costò circa 100 milioni di euro di danni.

Era il 2003, molte cose erano diverse da come sono ora, a cominciare dalla comunicazione. I cellulari venivano usati soprattutto per fare e ricevere chiamate, e per mandare quegli Sms che ormai sono praticamente del tutto in disuso. Ma cosa succederebbe oggi in caso di un blackout totale in Italia? Le comunicazioni ne risentirebbero pesantemente e in maniera pressoché immediata.

Cosa potrebbe succedere in Europa in caso di blackout totale?

Naturalmente molto dipende da quanto durerà il blackout, ma è chiaro che se si dovesse trattare di un blackout di diverse settimane, come tra l’altro qualcuno sta già prospettando, allora diventa determinante il livello di preparazione dei cittadini.

In alcuni Paesi come l’Austria e la Spagna, del possibile blackout generale in tutta Europa si era già parlato approfonditamente diversi giorni fa, e solo ora se ne inizia a parlare con maggior attenzione anche in Italia. 

Ora il timore che si verifichi un blackout generale accomuna tutti i popoli europei, e in alcuni Paesi si cerca di correre subito ai ripari per non farsi cogliere impreparati.

A lanciare l’allarme in questi giorni in Italia è stato lo stesso ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, che ha parlato della possibilità di un blackout in grado di durare anche diverse settimane.

Non si tratta insomma delle infondate paure di qualche cosiddetto ‘complottista’, e non siamo di fronte ad allarmismi infondati, ma è una concreta possibilità e tutti dovremmo essere pronti, per quanto possibile, all’evenienza.

Austria e Spagna suggeriscono ai cittadini di attrezzarsi

In Italia ancora nessuno ha dato indicazioni precise su cosa fare per prepararsi in vista del possibile blackout energetico, ma in altri Paesi europei la protezione civile ha consigliato ai cittadini di procurarsi torce elettriche, di fare scorta di bombole del gas, fornellini da campeggio e batterie e, giacché ci siamo, anche una scorta di candele non guasta.

A mancare non sarebbe solo la luce elettrica, ma prima di tutto il gas. Parte tutto da lì infatti, dalle scarse scorte su cui i Paesi europei possono contare per questo inverno.

Il ministro dello Sviluppo Economico, il leghista Giancarlo Giorgetti, ne ha parlato senza fare troppi giri di parole. “Un blackout non è da escludere a livello europeo rispetto all’attuale assetto dell’approvvigionamento energetico” ha detto Giorgetti parlando dal palco dell’assemblea nazionale di Confartigianato.

Lo stesso ministro ha quindi sottolineato l’importanza che “a livello europeo si definisca un piano per evitare la possibilità di andare in blackout“.

Quali sarebbero le cause del blackout generale?

Se l’Europa dovesse restare al buio per settimane come prospettato in questi giorni sarà per via della crisi energetica, ma quali sono le cause all’origine? I fattori che determinano questa situazione inedita e preoccupante, e quindi le cause di un eventuale blackout generale, sono sostanzialmente due: da una parte il rimbalzo dell’economia post lockdown con impennata improvvisa della domanda, e dall’altra la carenza di scorte di gas.

Il fatto che le scorte di gas non siano adeguate alla domanda però non dipende solo dalla rigidità dell’inverno 2020-2021, ma anche da alcue scelte politiche non particolarmente fortunate, senza contare il processo di transizione energetica attualmente in atto, che mira a ridurre l’utilizzo di fonti tradizionali tentando di utilizzare il più possibile fonti più ecosostenibili.

La prima e più immediata conseguenza del primo fattore in particolare è il caro bollette con cui stiamo facendo i conti ormai da diversi mesi, e per quel che riguarda questo aspetto il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ha spiegato che “dipende dall’andamento del prezzo del gas internazionale che continua ad aumentare”.

“Bisognerà sperare che soprattutto con il Nord Stream da marzo calino sostanzialmente i costi del gas” ha detto ancora il ministro Cingolani “purtroppo è una cosa che non controlliamo”.

Vero è che abbiamo raggiunto dei picchi record con i future del gas controllati alla Borsa di Amsterdam, benchmark del prezzo del gas europeo, che hanno subito un incremento del +6,2% fino a 99,2 euro per megawattora, ed avevano già toccato il massimo di 101 euro.

L’Italia da una parte può contare su scorte di gas che, per quanto inferiori al necessario, sono leggermente superiori a quelle su cui può contare ad esempio la Germania, dall’altro lato però si trova svantaggiata per la totale assenza di centrali nucleari. Nel nostro Paese infatti circa il 60% della produzione di energia elettrica è legato al gas.

“Stiamo pagando un errore iniziale, durato decenni, di un Paese che non ha energy mix giusto, che ha deciso di importare tutto, invece di produrre” ha detto quindi il ministro Cingolani “in sei mesi la risoluzione di un problema che ha vent’anni e che è passato su scelte sbagliate richiede più tempo, meno contestazione e più collaborazione”.

Secondo il ministro Cingolani la situazione sotto l’aspetto dei prezzi e degli approvvigionamenti potrebbe normalizzarsi a marzo, ma di mezzo c’è tutta l’invernata, e non è detto che si riesca ad arrivare alla fine senza nessun ‘contrattempo’. In parte dipenderà da quanto sarà rigido il clima, ma indipendentemente da quello il rischio blackout è dietro l’angolo.

Cosa si sta facendo in Italia per risolvere il problema energia

Fermo restando che per evitare di rimanere a secco per quel che riguarda le scorte di gas per l’invernata, i Paesi europei contano molto sulla Russia, e che se le cose non dovessero andare per il verso giusto con il presidente Vladimir Putin le probabilità di un blackout generale diventano subito più che tangibili, vediamo cosa si sta valutando di fare in Italia.

L’Europa dovrebbe mettere a punto un qualche piano di emergenza, ma di certo non possiamo restare ad aspettare. Le bollette di luce e gas hanno toccato record che continuano ad essere superati da nuovi picchi di aumento, ed il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha assicurato che nel caso di nuovi rincari il governo “è pronto a intervenire di nuovo”.

Il premier ha fatto sapere a tal proposito: “per limitare i rincari nel breve periodo e aiutare in particolare le famiglie più povere abbiamo stanziato 1,2 miliardi di euro a giugno e oltre 3 miliardi a settembre. Interveniamo in legge di bilancio e siamo pronti a continuare a farlo, con particolare attenzione per le fasce più deboli”.

“Abbiamo chiesto alla Commissione europea di studiare soluzioni di medio periodo, ad esempio sul tema dello stoccaggio, per limitare le fluttuazioni di prezzo e i rischi per imprese e cittadini” ha detto poi Mario Draghi.

Per l’Italia all’orizzonte non solo il blackout

Su Wall Street Italia leggiamo che “viviamo in un contesto particolare in cui sarà determinante poter contare su un’autorevolezza politica, istituzionale, capace di forti confronti e mediazioni a livello europeo”.

Viene quindi evidenziato “il dato inflativo al 3%” che indica una situazione preoccupante, specie se lo si raffronta al 6% della Germania. Un contesto potenzialmente esplosivo che ha origine, come accennato, nel brusco aumento dei prezzi e del gas, che se si tiene conto anche della questione debito pubblico per l’Italia è ancor più preoccupante.

Il contesto in cui ci troviamo trova spiegazione, secondo quanto illustrato da Wall Street Italia, nella seguente equazione: 

  • l’aumento del gas che sta portando alle stelle i prezzi dell’intera filiera produttiva e di tutte le commodities
  • l’aumento del prezzo delle commodities agisce sull’inflazione spingendola fino al 3% in Italia e al 6% in Germania
  • l’aumento così forte dell’inflazione sta portando, specie i Paesi del Nord, a chiedere l’intervento della Bce
  • se la Bce dovesse decidere di cedere alle pressioni e alla fine rialzasse i tassi di interesse, la questione del debito pubblico inizierebbe a diventare preoccupante, con scenari “ancora molto difficili da interpretare”.

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