Aumenti luce e gas, fino al 400% in più per le imprese e rischio blackout nazionale, “una carneficina”

Arrivano pareri talvolta fin troppo discordanti circa i possibili sviluppi nel prossimo futuro dell’attuale crisi energetica, il che conferma evidentemente il grado di imprevedibilità di una situazione per molti aspetti del tutto inedita.

Nei giorni scorsi in alcuni Paesi europei si è parlato chiaramento del rischio di un’interruzione nelle forniture di energia, così pure in Italia, con il ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, che ha ipotizzato un blackout nazionale.

Sempre in questi giorni è emerso però un parere di segno opposto, derivante dall’analisi dei dati del report Winter Outlook, stando ai quali il rischio di ritrovarsi in blackout generale è persino più basso dell’anno scorso.

Non tutti gli esperti tuttavia condividono questo parere, e con gli ulteriori aumenti previsti per le prossime settimane e per i prossimi mesi, il blackout non è certo l’unico rischio che i Paesi europei stanno correndo.

Il punto è che c’è sempre meno gas e quello che c’è continua a subire aumenti rilevanti. A pagarne le spese non saranno solo le imprese, ma anche le famiglie, e questo è uno dei dati su cui non si può che concordare.

In Italia il governo di Mario Draghi ha infatti introdotto alcune misure destinate a sostenere soprattutto famiglie con reddito basso e micro imprese, come ad esempio il bonus sociale, ed ha anche deciso di stanziare ulteriori risorse per aiutare famiglie e imprese a far fronte ai nuovi aumenti in vista. C’è tuttavia il dubbio che questi interventi non siano sufficienti a scongiurare il peggio.

Le conseguenze dell’attuale costante peggioramento della crisi energetica, con scorte di gas sempre più scarse e prezzi sempre più alti, colpiscono e colpiranno ancor più duramente nei prossimi mesi prima di tutto le imprese che vendono energia retail.

In Italia è già accaduto con Green Network, ma non è assolutamente un caso isolato, e lo stesso sta accadendo, ed è già accaduto, anche nel Regno Unito.

E dopo le imprese che vendono energia retail ad essere colpite duramente sono quelle dell’intera filiera produttiva italiana, con conseguenze che poi impattano inevitabilmente sulle famiglie.

Secondo Confartigianato la situazione è molto preoccupante, ed è per questo che ha lanciato un appello al governo affinché si possa evitare che si “spengano le imprese”. E purtroppo non si tratta di allarmismo bensì di un rischio quanto mai reale se i prezzi del gas continueranno a salire, ma soprattutto diventa una prospettiva quanto mai tangibile se dovesse esserci una riduzione o un blocco dell’erogazione tale da costringere a uno stop l’attività di produzione.

In un dossier presentato dalle tre confederazioni dell’artigianato e delle Pmi vengono descritti i pesanti squilibri nella struttura della bolletta energetica che penalizzano soprattutto i piccoli imprenditori.

Un elemento su cui converge anche Gas Intensive, il Consorzio di cui fanno parte centinaia di aziende italiane che appartengono ai settori manifatturieri dei laterizi, carta, metalli ferrosi e non, piastrelle, ceramica, vetro, calce e gesso che sono accomunate dal bisogno di grandi quantità di gas per portare avanti la produzione.

In sostanza parliamo del più grande consumatore industriale di gas naturale in Italia, secondo il quale “la prospettiva per le aziende italiane è quella di dover affrontare i mesi invernali con la previsione di costi proibitivi per le stesse forniture. Aumenti del costo del gas per le imprese di oltre il 400% non possono essere liquidati come ‘passeggeri'”.

Eppure in questo contesto di per sé già preoccupante, i maggiori timori sono legati alla possibilità di una interruzione delle forniture. A far paura insomma è soprattutto il possibile blackout generale legato a livelli di stoccaggio insufficienti che, secondo alcuni esperti, è quanto mai reale e richiede interventi preventivi in grado di garantire una qualche gestione di eventuali fermi produttivi.

Un rischio che, come accennato, non riguarda solo le imprese ma anche le famiglie, già coinvolte economicamente dai pesanti rincari con bollette di gas e luce sempre più alte. Secondo Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori “sarà una carneficina”.

Per affrontare il problema servono risorse pari al doppio di quelle che il governo Draghi prevede di stanziare, e non è tutto, perché bisogna operare un ricalcolo immediato e mettere in campo una riforma strutturale delle bollette energetiche.

Se le previsioni rese note due giorni fa da Nomisma dovessero essere confermate, i rincari su base annua, per una famiglia tipo, sarebbero di circa 136 euro per la luce nell’ipotesi di un rialzo minimo stimato intorno al 17%, ed arriverebbero a 679 euro per il gas, considerato un rialzo del prezzo del 50% circa. In tutto per un costo aggiuntivo di 815 euro annui a famiglia.

I rincari per la luce però potrebbero arrivare anche fino al 25%, ed in questo caso la spesa annua lieviterebbe di circa 200 euro, che andandosi a sommare ai 679 euro del gas porterebbe il totale per la famiglia media a 879 euro annui.

A questi rincari naturalmente si vanno ad aggiungere quelli di tutti i prodotti, dai generi alimentari agli elettrodomestici, su cui le imprese hanno scaricato parte degli aumenti dei costi di produzione e di trasporto, a loro volta legati all’aumento del costo dell’energia ma anche delle materie prime e ad altri fattori.

In questo quadro complesso e preoccupante è anche importante, sia per le imprese che per le famiglie, prestare attenzione a quali aziende energetiche affidare le proprie utenze. Molte aziende del settore non stanno riuscendo a far fronte a rincari così alti del costo dell’energia, come Green Network in Italia, che ha lasciato in bianco qualcosa come 300 mila utenze.

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