Arrivata in Italia anche Omicron 2: ecco cosa sappiamo al momento sulla nuova sottovariante

Una nuova variante, denominata Omicron 2, è stata isolata in Italia. Si tratta in realtà di una sottovariante della variante sudafricana e sembra essere più contagiosa di quest’ultima ma non più aggressiva.

Il rischio di finire in ospedale, infatti, sembra essere lo stesso legato alla variante Omicron “1”. La nuova variante è già stata sequenziata in 9 regioni italiane, ossia Lazio, Campania, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, Piemonte e Lombardia.

Dove è diffusa maggiormente?

Sono già 40 i Paesi che hanno caricato sul portale Gisaid (il portale internazionale dei dati genomici) più di 8.000 sequenze BA.2 dal 17 novembre ad oggi. Le tre sottovarianti di Omicron, chiamate BA.1, BA.2 e BA.3, sembrano essersi sviluppate più o meno nello stesso periodo e ciò significa che Omicron ha avuto i tempo di mutare già prima che gli scienziati se ne accorgessero.

Non è possibile stabilire con esattezza dove abbia avuto origine il sottolignaggio BA.2, ma sul portale si può notare che le prime sequenze sono state inviate da Sudafrica e Filippine, mentre la maggior parte dei campioni è stata caricata dalla Danimarca, che risulta essere tra le prime nazioni al mondo per capacità di sequenziamento.

Altri Paesi che hanno contribuito al sequenziamento inviando più di 100 campioni sono l’India, la Svezia e Singapore.

La sottovariante è anche stata definita “invisibile”, come mai?

La sottovariante Omicron 2 è stata definita “invisibile” perché è molto difficile identificarla dato che non presenta la delezione del gene S, caratteristica propria di Omicron 1. L’unico modo per identificarna, quindi, è sequenziare tutti i campioni e ciò implica una capacità di laboratorio che purtroppo non tutti i Paesi hanno.

Attualmente la mancanza del gene S permette subito di stabilire la presenza della variante Omicron, direttamente dal tampone, senza il sequenziamento (che vien poi fatto in un secondo momento).

Omicron 2 in Italia

La presenza del gene S potrebbe dunque far sospettare una presenza della variante Delta, ma in alcuni Paese, come ad esempio il Regno Unito, si stima che vi sia una maggiore probabilità che questa sia legata alla presenza di Omicron 2 dato che la variante Delta è stata soppiantata da tempo.

Lo stesso discorso vale anche per l’Italia, dove Delta è minoritaria. Secondo la più recente indagine condotta dall’Istituto superiore di Sanità sulla prevalenza delle varianti nel nostro Paese (del 28 gennaio e riferita al 17 gennaio scorso), la variante Omicron è predominante al 95,8%, mentre la Delta rappresenta solo il 4,2% dei casi.

Al momento non sembra diversa negli effetti

Al momento non si hanno dati sufficienti per stabilire in che modo la variante BA.2 si differenzi dalla BA.1. Inoltre da alcune osservazioni condotte in India e in Danimarca sembrerebbe che non vi siano enormi differenze in termini di gravità della malattia.

E’ poi emerso che BA.2 condivide ben 32 mutazioni con la variante BA.1, ma ne presenta altre 28 differenti. Inoltre è emerso che Omicron 2 presenta ben 70 mutazioni in più rispetto al ceppo originario di Wuhan, molte di più rispetto alle 53 rilevate nella variante BA.1.

Alcune analisi evidenziano che le variazioni rilevate a livello della proteina Spike hanno un impatto abbastanza minimo sull’antigenicità rispetto a BA.1, e che quindi la differenza nella risposta agli attuali vaccini sia del tutto trascurabile.

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