Boom rincari sulle bollette di gas e luce in Italia, ma non in Francia e in Germania, ecco il motivo

Per far fronte agli aumenti sulle bollette di gas e luce il governo italiano è intervenuto con alcuni bonus destinati in particolare alle famiglie con reddito basso. I cosiddetti bonus bolletta comprendono infatti il bonus sociale, riservato a famiglie con un reddito al di sotto di una determinata soglia, ma anche la riduzione dell’Iva al 5% per il gas e la possibilità di optare per il pagamento rateizzato.

Il governo di Mario Draghi è già intervenuto nei mesi scorsi con dei bonus finalizzati a ridurre l’impatto degli aumenti sulle tasche degli italiani, ed ora si appresa a stanziare tra i 5 ed i 7 miliardi di euro per nuovi bonus bolletta che dovrebbero risultare anche potenziati rispetto ai precedenti.

I nuovi bonus dovrebbero andare ad incidere quindi sui costi addebitati in bolletta a partire dal secondo trimestre del 2022, ma serviranno anche delle misure strutturali che vadano ad incidere sul lungo periodo.

Le bollette tuttavia continuano ad affliggere i contribuenti italiani, con nuovi record che inducono le attività economiche in particolare a rivolgersi ancora al governo perché faccia di più. In particolare la richiesta è quella di modificare la fiscalità delle bollette della luce portando l’Iva dall’attuale 22% al 10%.

Confcommercio si rivolge al governo: servono misure strutturali

Da Confcommercio nel frattempo viene sottolineato quanto sia importante intervenire con misure strutturali in grado di attutire l’impatto del caro energia sui costi che pubblici esercizi ed attività commerciali si trovano a  sostenere, costi che rischiano di compromettere ulteriormente la ripresa economica.

E poi c’è il discorso delle accise sui carburanti, che specie in questo momento, non può che riemergere ricordando che i consumatori italiani sono quelli che pagano le percentuali più alte di tutta Europa per quel che riguarda le accise.

Una situazione nel suo insieme più che allarmante quindi specie in Italia, anche per via dei pesanti rincari della logistica, derivanti in buona parte proprio dall’aumento del costo dei carburanti, su cui pesano le numerose accise appunto. Non dimentichiamo che nel giro di un anno il gasolio ha subito un rincaro del +20% circa, e che il prezzo del metano da autotrazione è raddoppiato.

In Italia caro energia e caro carburanti innescano una reazione a catena

Insomma in Italia la situazione è che le aziende del settore nel corso del 2022 in bolletta pagheranno circa il doppio di quanto pagano le stesse aziende in Francia. Ne parla anche Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, evidenziando che “il caro energia senza precedenti è insostenibile per il terziario, già allo stremo per la pandemia”.

La richiesta di Confcommercio al governo di Mario Draghi è quindi quella di introdurre “maggiori sostegni per le imprese più colpite dalla crisi riducendo allo stesso tempo l’Iva su bolletta elettrica e carburanti. Serve un deciso cambio di passo nella politica energetica con misure strutturali per ridurre la dipendenza dalle forniture estere”.

Abbiamo visto infatti che dal caro energia dipende tutta una serie di conseguenze in una sorta di reazione a catena. I rincari sul costo dell’energia infatti fanno aumentare i costi di produzione, e i rincari sui carburanti fanno aumentare i costi della logistica. Questi costi vengono scaricati sul prezzo del prodotto finito, sul quale spesso incide peraltro l’aumento del costo delle materie prime.

Il risultato è un’inflazione record che costringe le famiglie a ridurre i consumi, anche per via del fatto che si trovano costrette anch’esse a maggiori spese derivanti dagli aumenti in bolletta. Le imprese quindi si trovano costrette a ridurre la produzione per via della riduzione delle vendite, e di conseguenza dovranno ridurre i costi superflui a cominciare dal personale in eccesso. 

Avremo quindi una ripresa economica di molte imprese compromessa e una riduzione del tasso di occupazione in una fase in cui si dovrebbe invece recuperare quello che si è perso a causa di lockdown e restrizioni imposte nella gestione dell’emergenza Covid-19.

Francia e Germania possono correre ai ripari ma l’Italia no

L’imprenditoria italiana, e di conseguenza anche le famiglie, si trovano in una situazione ben peggiore di quella in cui si trovano gli altri grandi Paesi Ue più vicini, Francia e Germania, e non solo per via del fatto che da noi continuano ad essere imposte le restrizioni più severe nell’ambito dell’emergenza Covid-19, che ovviamente penalizzano pesantemente diversi settori.

Vi è un altro motivo per cui l’Italia soffre più di Francia e Germania, ed è per questo stesso motivo che in Italia è indispensabile un intervento più deciso da parte del governo.

Stando ai calcoli di Confcommercio, elaborati in collaborazione con Nomisma Energia, un albergo di medie dimensioni in Italia nel 2022 pagherà per l’energia elettrica circa 104 mila euro, una cifra che è il doppio di quella di un albergo dalle caratteristiche analoghe in Francia, e più del 21% in più di un albergo in Germania.

Prendendo i ristoranti invece, uno italiano pagherebbe per l’energia elettrica 13.650 euro nel 2022, cioè il doppio di un ristorante francese, e il 15% in più di un ristorante tedesco. Gli stessi differenziali vengono individuati anche per attività commerciali e bar.

La ragione di un simile divario è da ricercarsi nella possibilità, per la Francia, di compensare gli aumenti del prezzo per le forniture di gas ricorrendo al nucleare per la produzione di energia elettrica. In Germania invece, grazie alle ingenti scorte di carbone, è possibile far fronte agli aumenti sul prezzo del gas riaccendendo le vecchie centrali.

Anche in Italia alcune vecchie centrali a carbone sono state riaccese, ma mancano le scorte di carbone ed il risparmio ottenuto è minimo. Ne deriva un pesante svantaggio di tutte le attività e le imprese italiane rispetto a quelle tedesche e soprattutto quelle francesi, ed ecco perché un intervento più deciso da parte del governo è indispensabile.

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