Guerra in Ucraina, la reazione dei mercati. Salgono le quotazioni delle materie prime e dei beni rifugio

Le prime reazioni dei mercati all’aggravarsi della crisi ucraina sono arrivate già 24 ore dopo l’annuncio di Mosca col quale veniva riconosciuta l’indipendenza delle Repubbliche di Donestsk e Lugansk.

Si sono infatti registrate subito delle variazioni sui mercati finanziari, variazioni che, per quanto possano sembrare di piccola entità, in realtà sono piuttosto importanti se viste in prospettiva annuale.

Con il riconoscimento da parte del Cremlino dell’indipendenza delle Repubbliche del Donbass, la situazione in Ucraina è rapidamente peggiorata. La Russia ha infatti subito inviato delle forze di pace a garantire che non vi fossero ulteriori aggressioni da parte dell’esercito ucraino, che sarebbero state interpretate come un attacco diretto a Mosca.

La reazione dei mercati al conflitto Russia-Ucraina

Una delle prime reazioni dei mercati che hanno seguito gli ultimi sviluppi della crisi ucraina è stata l’immediata impennata della quotazione dell’oro, che è salita di oltre il +3%, mentre le quotazioni del petrolio hanno segnato il massimo da inizio anno con un +7% già nelle prime ore dopo l’inizio delle operazioni militari.

In pratica sia l’oro che il petrolio hanno registrato in un solo giorno un aumento pari a quello registrato nei 30 giorni precedenti.

Per l’Europa questo significa naturalmente un ulteriore peggioramento della crisi energetica, con ulteriori costi che andranno a gravare su famiglie e imprese. Una situazione che, è bene sottolinearlo, per i Paesi europei è ulteriormente aggravata dal fatto che nelle stesse ore il dollaro statunitense ha guadagnato terreno rispetto all’euro, e dal momento che le materie prime come il petrolio vengono scambiate in dollari, questo complica il quadro complessivo.

Ulteriore aumento anche per il prezzo del gas, con un balzo del +30% che lo ha portato fino ai massimi. Allo stesso modo aumentano l’alluminio, il nickel e il palladio, di cui la Russia è il principale produttore.

Inizia la corsa per accaparrarsi materie prime russe

Uno degli effetti più immediati dello scoppio del conflitto tra Kiev e Mosca è la corsa ad accaparrarsi le materie prime russe da parte di Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito.

La notizia ci viene confermata anche da Javier Blas, ex redattore del Financial Times che ora scrive per Bloomberg, e da altri analisti di mercato delle materie prime, che fanno sapere che si stanno susseguendo in queste ore acquisti di enormi quantità di materie prime russe.

L’inizio della ‘razzia’ di materie prime russe è iniziato già 24 ore dopo il riconoscimento da parte di Vladimir Putin, dell’indipendenza delle Repubbliche popolari di Donestsk e Lugansk. In totale USA, UE e UK hanno acquistato 3,5 milioni di barili di petrolio russo e prodotti raffinati, per un valore di oltre 350 milioni di dollari agli attuali prezzi di mercato.

Le stesse fonti informano che l’Occidente avrebbe acquistato anche 250 milioni di dollari di gas naturale russo, insieme a decine di milioni di dollari di alluminio, carbone, nichel, titanio, oro e altre materie prime, per un valore complessivo che supera probabilmente i 700 milioni di dollari.

Da una parte abbiamo quindi le dichiarazioni ufficiali dei governi occidentali che condannano le scelte politiche della Russia rispetto alla risoluzione della crisi ucraina, annunciando sanzioni, e dall’altra abbiamo la reazione dei mercati che invece intensifica gli acquisti di materie prime dalla Russia.

Mosca sa bene di avere un grande vantaggio nell’abbondanza di risorse, cui può attingere a piacimento per esigenze interne e per l’export. In Occidente invece le stesse risorse scarseggiano da tempo, ed ora l’Europa in particolare vede ancor più vicino lo spettro dei blackout generale, motivo per cui incrementa l’importazione delle materie prime di cui ha bisogno a cominciare dal gas.

La Russia sa bene quanto l’Europa sia dipendente dalle sue forniture, ma almeno per il momento ha lasciato i ‘rubinetti aperti’, anche perché non ha la certezza che i Paesi orientali siano in grado di rimpiazzare la domanda occidentale.

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il giorno dopo il riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass, il presidente russo Vladimir Putin ha infatti annunciato che la Russia è pronta ad offrire “forniture ininterrotte” di gas naturale ai mercati mondiali.

Gli effetti su transazioni economiche e conti bancari

Le contraddizioni che osserviamo nel comportamento dei mercati riguardanti le materie prime, con sanzioni annunciate dai governi occidentali, e la corsa ad accaparrarsi le risorse intensificando l’importazione dalla Russia da parte dei mercati, la ritroviamo anche nel sistema bancario.

Infatti nelle scorse ore l’Unione Europea ed il Regno Unito hanno accusato cinque banche russe di medie dimensioni di favorire le scelte del governo russo. Al tempo stesso però non hanno mosso alcuna accusa verso i tre giganti finanziari statali, proprio quelli che ricoprono un ruolo di fondamentale importanza nel commercio di materie prime, vale a dire VTB Bank PJSC, Sberbank of Russia PJSC e Gazprombank JSC.

Intanto, secondo quanto riportato dal Finanzial Times nelle scorse ore, i Paesi europei stanno valutando la possibilità di espellere la Russia dal sistema di pagamenti internazionali Swift.

La stessa fonte riferisce che il premier britannico Boris Johnson starebbe spingendo per seguire questa linea, mentre a remare nella direzione opposta sarebbe il cancelliere tedescfo Olaf Scholz, il quale avrebbe dichiarato che nemmeno la Ue prenderebbe una decisione del genere.

Se la Russia venisse tagliata fuori dal sistema Swift, che viene utilizzato da più di 11 milioni di banche in tutto il mondo, avrebbe difficoltà anche nel ricevere i ricavi delle vendite di gas e di petrolio, e questo naturalmente produrrebbe l’immediata conseguenza dello stop dell’esportazione di materie prime verso i Paesi occidentali con tutto ciò che comporta per imprese e famiglie.

La reazione delle borse all’inizio del conflitto in Ucraina

Le Borse hanno subito reagito alla decisione di Mosca di riconoscere l’indipendenza delle Repubbliche di Donestsk e Lugansk andando in settore negativo fin dalle prime ore. La situazione tuttavia è in continua evoluzione per via della grande incertezza del momento.

Ad essere maggiormente penalizzati sono i titoli delle aziende più presenti nel mercato russo, perché maggiormente presenti in Russia o perché preferiti dalla clientela russa. Persino i tecnologici si ritrovano in settore negativo, con effetti legati anche all’aumento dei costi dell’energia elettrica e alla probabile chiusura di mercati importanti a cominciare proprio da quello russo.

Anche per i titoli delle aziende russe la situazione non è delle migliori. Infatti la Borsa di Mosca ha perso nella giornata di ieri il 45,7% principalmente per la fuga di molti investitori occidentali.

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