Per il gas russo pagamento solo in rubli, e il prezzo vola oltre i 120 euro. Germania pronta a razionamento

L’annuncio di Vladimir Putin è arrivato ormai già diversi giorni fa: Mosca chiede il pagamento delle forniture di gas in rubli, mentre euro e dollari non saranno più accettati. Il colosso del gas Gazprom ha già ricevuto dal Cremlino indicazioni precise sulla base delle quali i contratti con i Paesi ostili (tra cui l’Italia) dovranno essere modificati con il cambio della valuta per il pagamento in rubli.

Mosca precisa: “pagamento e consegna del gas avvengono in due momenti diversi”

Nella giornata di ieri da Mosca hanno fatto sapere però che il pagamento del gas in rubli potrebbe non scattare già dall’immediato, cioè dal primo aprile. Questo significa che i Paesi Ue potrebbero avere più tempo per correre ai ripari, anche perché, sempre nella giornata di ieri, il Cremlino ha lasciato intendere che se il pagamento avverrà in altra valuta diversa dal rublo il gas non verrebbe erogato.

Mosca ha infatti evidenziato che “pagamento e consegna del gas avvengono in due momenti diversi”, un’affermazione che farebbe pensare proprio alla possibilità di una mancata erogazione della fornitura in caso di pagamento in euro come prevedono di fare Italia e Germania, i due Paesi che maggiormente dipendono dal gas russo.

Berlino in particolare si sta già preparando al peggio, infatti è già stata annunciata la preparazione di un piano di emergenza sull’energia che potrebbe portare ad un razionamento. Questo è infatti un rischio ormai più che concreto, non solo per la Germania ma anche per l’Italia e, in misura via via minore per molti altri Paesi europei.

Per l’Europa in realtà, almeno secondo quanto affermano da Mosca, quello di pagare in rubli non dovrebbe essere un problema, in quanto si tratterebbe di un’opzione assolutamente alla portata di qualsiasi Paese Ue, Germania e Italia compresi.

Il gas europeo oltre i 120 euro per megawattora

La settimana scorsa si ipotizzava l’imposizione del pagamento del gas russo in rubli già a partire dal mese di aprile, ora invece dal Cremlino sembrano giungere notizie quasi rassicuranti su questo punto, ma al contempo riceviamo la conferma che se il pagamento verrà effettuato in una valuta diversa dal rublo il gas non sarà erogato.

Questo ha portato ad una ulteriore impennata del prezzo del gas in Europa, con il gas scambiato al TTF di Amsterdam che nel fine settimana ha suerato di nuovo i 120 euro al megawattora, mentre appena due anni fa il prezzo era inferiore ai 15 euro.

Altre brutte notizie che arrivano da Mosca in questi giorni riguardano poi altre materie prime in quanto la Duma ha spiegato che intende proporre il pagamento in rubli anche per nickel, alluminio, zinco, palladio, che in queste ore stanno anch’esse subendo un’impennata dei prezzi del +3% circa, così pure il legname, che cresce del +5,5%.

Gli effetti dell’annuncio del presidente Vladimir Putin circa l’obbligo per i Paesi ostili di pagare il gas in rubli aveva subito avuto effetti positivi sul rublo. Il cambio con il dollaro, che era salito a 130 a fine febbraio quando la Russia è intervenuta in Ucraina, è immediatamente sceso intorno a 100 dopo la dichiarazione di Putin, ed ora si aggira intorno a 83.

Pagare il gas in rubli non è un problema per i Paesi ostili

Il portavoce del Cremlino, Dimitry Peskov, ha fatto sapere ieri che il passaggio ai pagamenti in valuta locale richiederà comunque del tempo, e non potrà partire subito dopo la scadenza fissata al 31 marzo.

Una notizia tranquillizzante che però arriva insieme a quella della possibile estensione dell’obbligo di pagare in rubli anche per le forniture di altre materie prime, come annunciato da Vyacheslav Volodin, il presidente della Duma che sul suo canale Telegram ha scritto, come riportato dalla Tass, che sarebbe opportuno ampliare l’elenco delle merci esportate in rubli anche a grano, petrolio, carbone, metalli e legname.

Questo produrrebbe un enorme vantaggio economico per la Russia, portando nell’immediato ad un’ulteriore rivalutazione del rublo, inoltre, come sottolineato da Mosca, per i Paesi ostili pagare in questa valuta non è affatto un problema.

I Paesi europei hanno tutte le opportunità di mercato per pagare in rubli. Non c’è nessuna tragedia” ha infatti tenuto a puntualizzare Volodin “la situazione è molto più terribile quando ci sono i soldi ma non le merci”.

“Inoltre, sarà opportuno, laddove andrà a beneficio del nostro Paese, ampliare l’elenco dei beni esportati in rubli: fertilizzanti, grano, petrolio, carbone, metalli e legname” ha aggiunto ancora il presidente della Duma che ha poi invitato i governi europei a “smettere di cercare giustificazioni per cui i loro Paesi non possono pagare in rubli”.

Italia e Germania rischiano la recessione tecnica

La Banca Centrale Russa e il colosso del gas Gazprom stanno intanto lavorando per mettere a punto un meccanismo per i pagamenti in rubli. La notizia, riportata da Tass, ha convinto la Germania a correre ai ripari, attivando nella giornata di ieri un piano di emergenza il cui scopo è gestire le forniture di gas che per il 55% arrivano dalla Russia.

Si tratterebbe di una mossa inedita per Berlino, che di fatto andrebbe in questo modo a razionare il gas nel momento in cui Mosca dovesse decidere di chiudere i rubinetti.

A tal proposito Reuters scrive: “è il segnale più chiaro che l’Unione Europea si sta preparando all’eventualità che Mosca tagli le forniture dopo che il presidente Vladimir Putin ha chiesto che Europa e Stati Uniti paghino in rubli le esportazioni di materia prima”.

Italia e Germania però sembrano fermamente intenzionate a pagare ancora in euro, come previsto dai precedenti accordi, anche se ignorare le nuove condizioni porterà all’interruzione delle forniture con conseguenze disastrose per l’economia dei due Paesi.

Se i due Paesi si ostineranno a pagare le forniture di gas in euro invece che in rubli, e Mosca decidesse effettivamente di non erogare il gas, le conseguenze sarebbero molto pesanti.

Gli analisti di Citi prevedono che in caso di interruzione immediata e permanente delle forniture di gas russo si andrebbe verso una “recessione tecnica” e le stime di crescita del PIl per il 2022 dell’Eurozona verrebbero tagliate dal +2,3% attuale ad un più realistico +0,7%.

Quanto alle conseguenze della mancata fornitura di gas dalla Russia gli analisti evidenziano che “la Germania e l’Italia sarebbero le più colpite”.

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