L’inverno è in arrivo, per l’Europa prezzi del gas elevati e potenziali carenze per taglio forniture dalla Russia

Centrale nucleare attiva vicino a un fiume

Gli occhi sono tutti puntati sulle tensioni con la Russia sui prezzi dell’energia , specie considerato l’ormai imminente arrivo della stagione fredda. Una stagione che, fortunatamente per l’Europa, sembra preannunciarsi più mite delle attese iniziali, con conseguente minor domanda di gas per il riscaldamento.

Una consolazione che però rischia di rivelarsi ben poca cosa rispetto ai disagi creati dai pesanti aumenti visti fin qui e soprattutto dagli ulteriori rincari attesi nelle prossime settimane.

Emma Stevenson, investment writer di Schroders, ha spiegato infatti che in questa fase “l’Europa deve far fronte a prezzi elevati del gas naturale e a potenziali carenze a causa della diminuzione delle forniture dalla Russia”. In altre parole l’inverno mite che attendiamo potrebbe non essere mite a sufficienza, e per i cittadini dei Paesi europei potrebbero scattare i razionamenti dell’energia con conseguente drastico calo della qualità della vita.

Tutto questo mentre in Russia le sanzioni imposte nel dichiarato intento di indurre Mosca a interrompere l’operazione speciale militare in Ucraina stanno sortendo effetti appena percettibili, infatti l’inflazione resta assolutamente sotto controllo e di certo non vi è alcuna crisi energetica in corso, né tanto meno si parla di possibili razionamenti e di stop della produzione a cominciare dalle aziende energivore.

In Europa invece i prezzi del gas naturale sono aumentati di 12 volte rispetto a un anno fa, dopo che la Russia ha ridotto le forniture del 40% del fabbisogno dei Paesi del Vecchio Continente.

Intanto i problemi tecnici di ordinaria amministrazione tengono fermo il gasdotto Nord Stream 1 per tre giorni, con riapertura prevista intorno al fine settimana se tutto procede come da programma, e Ben Laidler, global markets strategist della piattaforma di investimento multi-asset eToro, ha fatto notare che questo “garantisce quasi un’inflazione a due cifre e una recessione nel Regno Unito e in Europa nel corso dell’anno”.

Quello che si cerca di capire è quali saranno i movimenti di prezzo del gas nel corso dell’inverno, e questo dipende anche da quali sono le temperature attese con l’arrivo del freddo, Al momento le autorità stanno rispondendo con un significativo sostegno alla spesa, con la previsione di introdurre un tetto al prezzo del gas e ricorrere a razionamenti e tasse straordinarie che dovrebbero prendere di mira gli enormi extra-profitti delle compagnie energetiche.

Sempre Laidler ha fatto notare che “i prezzi locali del gas naturale rimarranno ben al di sopra delle medie di lungo periodo, ma potrebbero ancora scendere bruscamente rispetto ai picchi recenti. I livelli di stoccaggio del gas sono superiori alla media, la domanda è in calo e si prevede un inverno mite. Ciò avrebbe ampie ripercussioni sul mercato, dal sistema ETS del carbonio ai prezzi del gas naturale negli Stati Uniti”.

Domanda di gas in calo e inverno mite, quali sono i fattori da considerare

Per cercare di tracciare un quadro più dettagliato per quel che riguarda l’attuale crisi energetica in Europa si devono considerare diversi aspetti. Prima di tutto dobbiamo tenere sotto controllo i livelli di stoccaggio, e sembra che da questo punto di vista sia stato fatto un buon lavoro infatti il livello medio europeo è dell’80% circa, mentre i maggiori utilizzatori di gas russo che sono Italia e Germania hanno livelli di stoccaggio oltre l’80%.

Non possiamo poi tralasciare i dati che riguardano le previsioni meteo a lungo termine, che indicano un inverno più mite di quel che si pensava, con temperature mediamente più alte. Questo dovrebbe comportare una tendenza alla riduzione della domanda di riscaldamento e dei gradi di riscaldamento.

Abbiamo poi un generale calo della domanda di gas per uso industriale, nel caso della Germania si registra una riduzione intorno al 20% mentre nell’Ue complessivamente si prevede un calo del 15% per questo inverno.

Se l’Ue decidesse di intervenire con una modifica del modello di tariffazione marginale, oppure con sussidi diretti, si andrebbero a disaccoppiare i prezzi del gas da quelli dell’elettricità.

Laidler, global market strategist di eToro, ha spiegato che “i prezzi del gas naturale rimarranno probabilmente elevati, dato che il fabbisogno europeo si estende ben oltre l’inverno in corso, insieme all’attuale siccità e ai problemi tecnici delle centrali nucleari. Ma potrebbero comunque scendere con la stessa velocità con cui salgono. A dicembre 2021 e marzo 2021 i prezzi sono scesi del -60%”.

“I piani dell’Ue per disaccoppiare il gas naturale dai prezzi dell’elettricità potrebbero avere un impatto diffuso, I prezzi più bassi comprometterebbero i crediti di carbonio dell’UE ETS e modererebbero la domanda complessiva di gas” spiega ancora Laidler.

Emma Stevenson di Schroders spiega inoltre che “mentre nel breve periodo stiamo assistendo alle chiare conseguenze negative dell’aumento dei prezzi del gas, nel medio-lungo periodo il settore delle rinnovabili sarà probabilmente il vincitore di questa crisi. La necessità di contenere le emissioni nocive e di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili russi vanno di pari passo”.

“I progetti di energia rinnovabile, come i parchi eolici o solari, potrebbero non essere una soluzione immediata al problema, ma sono molto più veloci da avviare rispetto a una centrale nucleare, ad esempio. L’aumento dei prezzi dell’energia si riflette anche sui prezzi dei contratti a lungo termine” fa notare ancora l’esperta di Schroders “il che significa che i rendimenti degli investimenti in questi progetti appaiono ora più interessanti”.

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