Anziana signora che siede in riva al lago

Si tratta solo di una conferma, perché di fatto la notizia era già nell’aria, dal punto di vista del totale dei lavoratori che hanno deciso di uscire dal mondo del lavoro, Quota 100 è stato un flop.

A fornirci la prova tangibile sono i dati che emergono da uno studio dell’Inps e dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) che è stato presentato nella giornata di ieri, mercoledì 22 giugno, secondo il quale le domande per il pensionamento con il sistema di Quota 100 che sono state accolta nel triennio 2019-2021 sono state poco meno di 380 mila in tutto.

La spesa complessiva di consuntivo fino al 2021 e proiettata dal 2022 al 2025 si attesta quindi secondo lo stesso studio intorno ai 23,2 miliardi di euro, ben al di sotto della somma che era stata stanziata sulla base delle stime iniziali.

Il numero delle domande di pensionamento con Quota 100 è risultato quindi “ampiamente al di sotto di quelle attese” con un importo della spesa effettiva “inferiore di circa 10 miliardi rispetto ai 33,5 stanziati dal Dl 4/2019″.

Lo stesso studio dell’Inps e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) stima che contando anche le persone che hanno maturato i requisiti e che fanno domanda in seguito, si potrà arrivare a fine 2025 a 450 mila persone in tutto.

Le previsioni dell’allora governo giallo verde però proponevano numeri completamente diversi, con il leader del Carroccio, Matteo Salvini, che da convinto sostenitore del provvedimento affermava che con Quota 100 sarebbero uscite dal mondo del lavoro “un milione di persone”.

Chi è andato in pensione con Quota 100

Lo studio riporta informazioni dettagliate sul risultato ottenuto con Quota 100, la misura per il pensionamento anticipato introdotta dal primo governo Conte.

Apprendiamo quindi che su un totale di 379.860 domande accolte, sono 186.298 quelle di lavoratori dipendenti privati, 119.320 le domande di lavoratori dipendenti del settore pubblico, e 74.242 quelle dei lavoratori autonomi.

Sul totale dei lavoratori che sono usciti con Quota 100 gli uomini sono il 68,8% e le donne il restante 31,2%, quindi meno di un terzo. Sono però in maggioranza donne, per l’esattezza in quota del 55,3%, ad aver presentato domanda di pensionamento con quota 100 nel settore pubblico, mentre la percentuale scende al 17,1% nel caso del lavoro autonomo, e al 21,4% nel caso di contratti di lavoro dipendente nel settore privato. Il dato si spiega con la maggiore presenza femminile nel settore pubblico, e con la discontinuità delle carriere negli altri due comparti.

Mediamente, secondo lo studio, i lavoratori autonomi che sono usciti con Quota 100 ricevono un importo lordo pari a 1.376 euro al mese (1.088 le donne e 1.436 gli uomini), mentre se prendiamo i dipendenti del settore privato l’importo medio lordo si aggira intorno ai 2.088 euro (1.671 le donne e 2.206 gli uomini). Invece la cifra che si sposta sui 2.161 euro lordi nel caso di dipendenti del settore pubblico (2.079 euro le donne e 2.262 euro gli uomini). È emerso pertanto che la media complessiva dell’assegno mensile lordo è di 1.971 euro (1.829 le donne e 2.035 gli uomini).

Chi ha deciso di uscire con Quota 100 ha comunque dovuto rinunciare ad una parte, seppur minima, del suo assegno pensionistico. Infatti lo studio svolto da Inps e Ufficio Parlamentare di Bilancio ha messo in evidenza una riduzione media per ogni anno di anticipo del 5,2% nel caso di lavoratori del settore pubblico, del 3,8% nel caso di lavoratori del settore privato, e del 4,5% nel caso di lavoratori autonomi, rispetto al pensionamento anticipato a 42 anni e 10 mesi di contributi, che scendono a 41 anni e 10 mesi per le donne.

Con Quota 100 in pensione 2,3 anni prima della pensione anticipata

Grazie al sistema di quota 100 i lavoratori che hanno usato questa finestra per andare in pensione hanno avuto la possibilità di uscire mediamente 2,3 anni prima rispetto all’età di vecchiaia o alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi.

Secondo lo studio pubblicato ieri il 46,8% delle domande accolte è di persone con 62 anni di età, con un’età media alla decorrenza che si attesta poco al di sopra dei 63 anni.

È emerso che con Quota 100 l’anzianità media con la quale si esce dal punto di vista contributivo è di 39,8 anni per gli uomini e di 39,2 anni per le donne, il che ci porta ad una media complessiva di 39,6 anni di contributi.

Lo studio spiega che “la concentrazione delle uscite intorno a 62 anni di età e 38 anni di contributi mette in luce la tendenza, tra coloro che hanno fatto ricorso a ‘Quota 100’, a pensionarsi alla prima occasione utile”.

Inoltre viene sottolineato che Quota 100 è stata sfruttata soprattutto da lavoratori in attività, infatti per il 71% circa si trattava di persone che hanno lasciato il lavoro in corso, mentre solo per il 13% si trattava di “silenti”, per un altro 13% soggetti in difficoltà lavorative percettori di ammortizzatori, e per un restante 3% prosecutori volontari e soggetti in altra condizione.

All’Inps sono pervenute in tutto, nei primi cinque mesi del 2022, circa 3.860 domande per il pensionamento con il nuovo sistema di Quota 102, pensato per ridurre il cosiddetto scalone tra Quota 100 e il ritorno alla legge Fornero, che prevede 64 anni di età (invece di 62) e 38 anni di contributi. Il 58% delle domande arriva dal comparto pubblico mentre la restante quota dal comparto privato.

Pensioni: ora occorre massima prudenza nel ricorso all’indebitamento

Mentre si protrae l’attesa per la riforma delle pensioni, dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio suggeriscono di usare la massima prudenza nel ricorso a nuovo indebitamento, per via di una serie di fattori che vanno dalla dinamica della spesa pensionistica al contesto macroeconomico attuale fino allo stato dei conti pubblici in cui si trova il nostro Paese in questo momento.

A suggerire prudenza è la stessa presidente dell’Upb, Lilia Cavallari, che in occasione della presentazione dei dati dello studio effettuato con l’Inps ha tenuto a ricordare che “eventuali nuove misure volte a ridurre i requisiti di pensionamento dovranno trovare adeguata copertura”.

Nel frattempo Christian Ferrari, segretario confederale Cgil ha commentato gli stessi dati affermando che “quota 100 si è rivelato un provvedimento marginale e temporaneo, che ha coinvolto solo un terzo delle persone che avevano maturato il diritto e ha lasciato inalterata la prospettiva previdenziale per la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, ha inoltre fatto notare che “i 10 miliardi di euro risparmiati su quota 100, attestati oggi dall’Inps, consentono di continuare a introdurre una flessibilità di accesso più diffusa al pensionamento nella prossima Legge di Bilancio”.

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