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Mes, per Giulio Tremonti si tratta di "un enorme raggiro" ecco cosa ne pensa l'ex ministro dell'Economia

Mes, per Giulio Tremonti si tratta di

L'ex ministro Tremonti parla del Mes, da quando nasce l'idea nel 1994 attraverso la crisi greca fino all'emergenza coronavirus

Di recente, proprio a proposito dell'emergenza coronavirus e delle conseguenze sull'economia sia per l'Italia che per il resto d'Europa, si è parlato del Mes. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte qualche giorno fa ha infatti proposto di utilizzare i fondi del Meccanismo Europeo di Stabilità per sostenere i Paesi membri nell'affrontare l'emergenza legata al Covid-19.

Sull'argomento torna proprio ora anche Giulio Tremonti, che fu ministro di Economia e Finanza del Governo Berlusconi ormai diversi anni fa. Un tema che ora più che mai merita di essere affrontato e approfondito, ma da parte sua l'ex titolare del Tesoro ne dà un'opinione che di certo non appare positiva.

"Veniamo al Mes" dice Tremonti parlando con Martino Cervo, giornalista di La Verità "quando nasce l'idea degli eurobond, prima nel 1994 con il piano Delors, poi nel 2003 con la presidenza italiana, si pensa a titoli europei per finanziare non solo le infrastrutture, ma anche la Difesa. il cancelliere inglese di allora mi disse: 'no thanks: questo è nation building'. Poi nel 2009 nel pieno della crisi, con Junker l'idea è di avere i titoli non per fare più debito ma, rispettando i limiti previsti dal Trattato, sottrarsi al costo della speculazione".

"In una notte del 2009 all'Eurogruppo venne un notaio a raccogliere le firme per incorporare il fondo europeo come strumento privatistico" racconta Tremonti "perché non aveva ancora basi nel Trattato. La discussione si sviluppò attorno a due principi: serietà sopra, nei bilanci, solidarietà sotto, e in mezzo la piattaforma per gli eurobond".

Qualcosa però andò storto "tutto saltò con la crisi greca e con la Troika appunto" dice ancora Tremonti, che spiega "Bce, Fmi e Commissione che salvarono, con i nostri capitali e calpestando la nostra democrazia, le banche tedesche e francesi".

L'intento quindi della creazione degli eurobond era quello di "creare debito veramente europeo, non debito nazionale controllato dall'Europa. Ora sento sigle dalla sinistra semantica sanitaria. Il punto è: chi emette i titoli per cui si inventa varia nomenclatura? L'ambiguità sprigionata dal detto-non-detto suggerisce l'uso bizantino della formula 'quasi': quasi eurobond".

Il fatto è che, stando a quanto spiega Tremonti "i nuovi titoli non può emetterli a statuto vigente la Banca europea degli investimenti. Per statuto va esclusa la Bce, in teoria potrebbe farlo la Commissione, ma in realtà in questo senso c'è solo un precedente, remoto e marginale. Ecco che arriviamo al Mes".

Ed è qui che si entra nel vivo della questione. "La situazione oggi è questa: devi capitalizzarlo per attivarlo, e per capitalizzarlo devi sottoscrivere nel nostro caso circa 100 miliardi. Ovviamente facendo altro debito" spiega Tremonti.

La domanda però è: che senso ha mettere del denaro in in un veicolo che poi ce lo restituisce, dal momento che la Banca Centrale Europea si è impegnata a sottoscrivere i titoli di tutti? E al giornalista, Tremonti risponde: "assumendo che il Mes cubi 700 miliardi, e che all'Italia venga data solo la sua quota di competenza, nel dare e nell'avere mettere 100 vorrebbe dire avere solo qualcosa in più in termini finanziari. Ma pagando un altissimo prezzo politico".

"Sarebbe una partita di giro" spiega Tremonti "anzi in realtà è una partita di raggiro. Possono raccontarcela come vogliono: avvio soft, finalità virtuose, eccetera. Ma l'ingresso del veicolo in Italia presuppone comunque fortissime condizionalità. Può essere che la partenza sia soft, ma l'evoluzione sarà hard".

"Anche perché c'è un punto che tutti hanno ignorato: il ministro tedesco deve riferite al Bundestag ogni minimo elemento dell'attività del Mes. Noi abbiamo costituzionalizzato l'Ue, la Germania l'ha germanizzata. Possono dire quello che vogliono, ma la disciplina del Mes spinge verso una direzione diversa da quella che ci viene raccontata".

Ed eccoci a quello che sta accadendo in Italia, dove gli effetti dell'emergenza coronavirus si faranno inevitabilmente sentire, ed il ruolo della politica diventa sempre più determinante. "Nei palazzi e dintorni c'è in giro troppa gente che pensa di utilizzare il programma Mes per restare al Governo come ha fatto Tsipras, il ventriloquo della Troika" dice Tremonti.

"Considerando quello che sta succedendo, e prevedendo quello che succederà a livello sociale nel Paese, il problema non sarà avere la fiducia dei mercati, ma avere un Governo che abbia la fiducia del popolo" osserva l'ex ministro "non tanto adesso, ma quando ci sarà la vera crisi economica in tutte le sue manifestazioni (posti di lavoro persi, aziende chiuse, disordini, mali tipici di queste fasi)".

Inevitabile quindi che si parli, specie in questo contesto, di centralità del Parlamento. Ne risulta convinto lo stesso Tremonti, che fa il punto. "Quella del Mes è una partita di raggiro, dato che la cifra economica è marginale, mentre quella politica è enorme" spiega Tremonti, che poi ricorda gli eventi del 2011, che produssero per l'Italia effetti che definisce "disastrosi".

"Qualche tempo fa" racconta Tremonti "prima della pandemia, a Londra ho avuto una conversazione con un importantissimo politico laburista inglese che mi ha detto: 'l'errore fatto dal Regno Unito nel 2011 fu quello di non contrastare la Merkel e Sarkozy che attaccavano l'Italia. È vero che il tuo era un Governo proto-populista, ma allora fu consentito alla Germania di dominare sull'Italia e sull'Europa'. Quindi certo, come minimo bisogna passare dal Parlamento. Non è una idea mia peraltro, sta scritto in Costituzione" conclude Giulio Tremonti.

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