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Italia Viva e Forza Italia insieme? Sembra vicino l'accordo per superare la soglia di sbarramento

Italia Viva e Forza Italia insieme? Sembra vicino l'accordo per superare la soglia di sbarramento

La soglia del 5% della nuova legge elettorale non piace più a Renzi che prepara il grande centro, ma Zingaretti chiede il rispetto degli accordi

L'accordo che era stato raggiunto il 9 gennaio 2020 dalle forze di maggioranza su una nuova legge elettorale basata sul modello tedesco è a rischio. A Matteo Renzi la soglia di sbarramento al 5% non va più bene, probabilmente perché stando agli ultimi sondaggi il suo partito, Italia Viva, galleggia intorno al 2%.

Con una percentuale di consensi come questa nessuno dei rappresentanti di Iv avrebbe la benché minima possibilità di tornare a sedere in Parlamento, a cominciare proprio da Matteo Renzi, per la gioia di quel 98% restante degli Italiani.

Ma Renzi, che avrebbe dovuto abbandonare la politica dopo il fallimento del referendum che propose quando era a capo del Governo, salvo poi rimangiarsi tutto quanto come se nulla fosse, non vuole rischiare che accada davvero.

Se si dà seguito all'accordo raggiunto dalle forze di maggioranza a gennaio, la nuova legge elettorale avrà la soglia di sbarramento al 5%, e questo significa che Renzi magari non abbandonerà la politica come aveva promesso, ma di certo abbandonerebbe il Parlamento, e sarebbe se non altro un buon inizio.

Italia Viva e Forza Italia insieme per superare il 5%

Non si sa se si tratti di una sorta di minaccia velata alle altre forze di maggioranza, vale a dire Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, o se il progetto di cui ha parlato Renzi è stato messo in piedi per davvero, ma stando a quanto riportato da La Stampa, sembrerebbe che anche Berlusconi possa essere favorevole alla nuova geniale idea di Matteo Renzi.

Nascerebbe insomma il "grande centro", composto da vari partiti in evidente crisi come Forza Italia e Italia Viva che, non riuscendo a raccogliere consensi sufficienti alla loro sopravvivenza in un Paese che sembra proprio averne avuto abbastanza sia del cavaliere che del leader della Leopolda, non hanno molte altre prospettive se non quella di unirsi.

Una coalizione che inglobi però non solo Iv e FI, ma anche Azione di Carlo Calenda, e +Europa. Non che la presenza di queste forze politiche possa fare una grande differenza, ma vista la situazione è il caso di non buttar via niente.

Alla fine qualche dubbio sul fatto che il "grande centro" possa essere effettivamente 'grande' rimane ben presente. Ma Matteo Renzi sembra convinto del contrario, almeno questo è quanto ha dichiarato parlando con La Stampa. "Può valere il 15 per cento" dice Renzi, ma forse è un'altra delle sue dichiarazioni che non bisogna prendere troppo seriamente.

Gli basterebbe molto meno comunque per continuare a conservare il suo posto in Parlamento, e di questo è ben consapevole. Quanto a idee politiche, ammesso che queste non continuino a cambiare radicalmente nel loro rapidissimo processo di modifica estemporanea, con Forza Italia il sodalizio potrebbe effettivamente funzionare.

Ai giornalisti Renzi ha parlato chiaramente di un "agglomerato di centro o riformista" meglio restare sul vago a quanto pare, e poi precisa: "con noi Forza Italia, +Europa, fino alla lista di Calenda". La coalizione, se davvero dovesse riuscire a raggiungere percentuali superiori al 10%, potrebbe prestarsi benissimo al ruolo di ago della bilancia, ottenendo offerte da destra e da sinistra per sostenere ora una ora l'altra maggioranza.

Il grande centro un'occasione per Forza Italia

Una idea davvero niente male per chi ha una determinata concezione della politica, e che è piaciuta chiaramente a Forza Italia, stando a quanto riportato sempre da La Stampa. Ai forzisti l'idea piace perché molti di loro non si sentono a proprio agio in una coalizione a trazione leghista, dove poi c'è un secondo partito, quello di Giorgia Meloni, che continua a crescere a scapito di Forza Italia.

Ne ha parlato con i giornalisti un deputato di FI, che ha spiegato: "tanti aspettano un'altra barca sulla quale saltare. Se alle prossime Regionali andiamo male, in particolare al sud, ci sarà un fuggi fuggi" anche se non è ben chiaro dove andrebbero a finire tutti questi 'esuli', visto che non tutti potranno andare a confluire nella Lega.

"Certo il risultato delle Regionali potrà accelerare la prospettiva centrista, che senza dubbio esiste" spiega Osvaldo Napoli, il quale si dichiara convinto che "un'operazione di questo tipo avrebbe la benedizione di Silvio Berlusconi" riferendosi alla nascita del grande centro, ma da Forza Italia non arrivano ancora conferme ufficiali, visto che la cosa potrebbe influire negativamente proprio sull'esito delle elezioni regionali ormai alle porte.

Arrivano ulteriori conferme che la strada che si sta imboccando è proprio questa, anche dal senatore Andrea Cangini, uno dei più vicini a Mara Carfagna. "È vero che c'è interesse, più di quanto possa sembrare" dice il senatore forzista "ci piacerebbe un centrodestra diverso che al momento non si vede all'orizzonte e allora...".

Poi naturalmente c'è da affrontare il problema della leadership. "Non è semplice mettere insieme personaggi come Renzi e Calenda, con caratteri poco compatibili e complicati da gestire" spiegano ancora da Forza Italia, con qualcun altro che commenta: "scommetto che molti di noi, nel caso, preferirebbero Calenda a Renzi".

E non mancano ostacoli rappresentati dalla fama non esattamente di persona attendibile di Matteo Renzi, infatti qualcun altro ricorda che "il problema del 'grande centro' è proprio il fatto che sia Renzi a proporlo. Difficile fidarsi di lui, anche perché è stato lui a far nascere questo governo".

Tra l'altro Calenda non ha dato la sua benedizione nemmeno lontanamente a questa idea del leader di Italia Viva. "Un'intesa a livello nazionale con Italia Viva è una prospettiva che non esiste. È Renzi che ha fatto l'accordo con i 5 Stelle e io sono uscito dal Pd proprio perché non condividevo" ha spiegato il diretto interessato.

L'accordo tra Zingaretti e Salvini sulla nuova legge elettorale

È da tanto che i rapporti tra il Pd di Zingaretti e l'ala renziana, che ha poi assunto le sembianze di nuovo partito con la nascita di Italia Viva, non sono dei migliori, ma in questi ultimi giorni se possibile sono ulteriormente peggiorati.

I malumori sorgono per via della nuova legge elettorale, per la base della quale la maggioranza aveva scelto il modello tedesco con soglia di sbarramento al 5%. L'accordo era stato siglato dal Pd insieme al Movimento 5 Stelle e naturalmente insieme ad Italia Viva, solo che ora Matteo Renzi non sembra più tanto convinto di volere una soglia di sbarramento così fuori portata.

Nicola Zingaretti però chiede il rispetto degli accordi presi, e spinge perché si metta ai voti in Commissione il Germanicum, che dovrebbe prendere il posto del Rosatellum. Si deve partire insomma dal testo che è stato depositato dal presidente della Commissione Affari costituzionali, Giuseppe Brescia.

Solo che Renzi non ne vuole sapere, ed ecco che arriva la minaccia di Nicola Zingaretti che avverte che se Italia Viva farà dietrofront sul proporzionale su cui era stato raggiunto l'accordo, il Pd considererà rotto il vincolo di maggioranza, e andrà a cercare l'appoggio delle forze di opposizione per l'approvazione della legge elettorale, che potrebbe in questo caso diventare ancor meno favorevole a Italia Viva, perché si andrebbe verso il cosiddetto "sistema spagnolo".

Il segretario del Pd ha spiegato che "non si tratta di accelerare ma di recuperare un ritardo". "Almeno in un ramo del Parlamento deve essere votato prima del referendum del 20 settembre il testo base sulla legge elettorale" aggiunge Zingaretti "se non vogliamo perdere credibilità rispetto ad impegni solennemente e collegialmente assunti. Su questo punto margini di ambiguità nella maggioranza non possono esistere" chiarisce il segretario dem.

Ed anche il reggente del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, sembra essere dalla sua. "Avanti senza esitazioni" dice il capo provvisorio dei pentastellati, consapevole che il suo partito non ha che da trarre beneficio da una legge elettorale basata sul modello spagnolo.

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Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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