Alla fine la votazione attraverso la piattaforma Rousseau c’è stata ed il suo esito è stato il Sì al governo di Mario Draghi. I favorevoli hanno vinto con il 59% dei voti contro il 41% circa dei contrari, indicando una strada che è in evidente contraddizione rispetto a tutto quello che il Movimento 5 Stelle si era promesso di rappresentare, strada che alcuni esponenti non sono disposti a seguire.

La prima defezione post votazione su Rousseau arriva da Alessandro Di Battista, che con un video pubblicato sulla sua pagina Facebook ha detto chiaro e tondo che da adesso non si considera più parte del MoVimento. “Non posso far altro, d’ora in poi, che parlare soltanto a nome mio” ha spiegato il leader romano.

La base del M5s vota Sì al governo con Berlusconi, Salvini e Renzi

I votanti sulla piattaforma Rousseau sono stati in tutto 74.537, il 59% dei quali, pari a 44.177 persone, hanno votato a favore del sostegno da parte del Movimento 5 Stelle all’esecutivo guidato da Mario Draghi, quindi Sì a governare a fianco di Berlusconi, Renzi e Salvini.

Viene da domandarsi quanti avrebbero votato il Movimento 5 Stelle negli ultimi 5 anni se avessero saputo che un giorno quella forza politica che si presentava come il cambiamento, che avrebbe dovuto “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”, che avrebbe dovuto occupare gli ultimi posti, quelli in alto, per controllare i parlamentari degli altri partiti, avrebbe alla fine deciso di governare con Renzi e Berlusconi.

Probabilmente il M5s avrebbe preso meno voti di quelli che prenderebbe oggi Italia Viva se agli Italiani venisse data la possibilità di esercitare la propria sovranità attraverso libere elezioni.

Il M5s viene a mancare all’affetto dei suoi cari

Dopo quell’iniziale rinvio della votazione, alla fine la base del Movimento 5 Stelle ha potuto esprimersi, e sul totale dei votanti la maggioranza ha scelto di appoggiare il governo di Mario Draghi. Qualcuno ipotizza che la votazione possa essere stata truccata, altri ritengono che la decisione degli iscritti sia stata in qualche modo manipolata anche dal modo in cui il quesito è stato posto.

Quale che sia il modo in cui la votazione attraverso Rousseau ha decretato il Sì al governo di Mario Draghi, è evidente che il M5s sta andando nella direzione opposta a quella in cui aveva promesso di portare gli Italiani.

Non doveva essere nemmeno necessario chiedere agli iscritti se governare o no con Berlusconi, se appoggiare o no un governo guidato dall’ex presidente della Bce Mario Draghi, perché il M5s aveva già risposto a queste domande nel momento in cui è nato, e la risposta era un No a caratteri cubitali.

Possiamo perfino dire che è proprio da quel No che nacque il M5s, e penso si possa dire quindi che è con quel Sì, arrivato dalla votazione di ieri su Rousseau, che il M5s è ufficialmente morto dopo una lunga agonia.

La creatura di Beppe Grillo viene a mancare all’affetto dei suoi cari, e tra questi ultimi troviamo un Alessandro Di Battista visibilmente affranto. La sua comunicazione via social non sembra indicare tanto la sua scelta di lasciare il Movimento 5 Stelle, quanto una presa di coscienza che il M5s ci ha lasciati.

“Rispetto il voto degli elettori, ma da ora in poi non parlerò più a nome del M5s, perché il M5s non parla a nome mio. Questa scelta non riesco a superarla” ha detto nel suo video Alessandro Di Battista “non posso fare altro che farmi da parte. Se poi un domani la mia strada dovesse incrociarsi di nuovo con quella del M5s vedremo, dipenderà esclusivamente da idee politiche, atteggiamenti e prese di posizione”.

Di Battista lascia il M5s, ma quanto sarà ampia la spaccatura?

Resta da vedere quanto sarà ampia la spaccatura che la decisione di entrare a far parte di una maggioranza con Berlusconi, Renzi e Salvini per sostenere il governo di Mario Draghi causerà nel Movimento 5 Stelle.

Di Battista lascia, e con lui se ne va senza dubbio un’altra consistente fetta degli elettori, di quei pochi che erano rimasti. Su una linea vicina a quella del Dibba ci sono poi altri esponenti grillini che siedono in Parlamento, come Barbara Lezzi e Danilo Toninelli per dirne un paio, e alcuni di questi “dissidenti” (mai uso del termine fu più improprio) hanno confermato di aver votato No sulla piattaforma Rousseau ad un governo con Mario Draghi.

Secondo gli osservatori, e stando a quanto riportato ad esempio dall’Ansa, nel Movimento 5 Stelle si contano all’incirca una cinquantina di Parlamentari che non sono disposti a votare la fiducia a Draghi, ma il numero esatto, e quindi le dimensioni della spaccatura, si potranno valutare solo a votazione chiusa.

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