Dopo l’estensione dell’obbligo del Green Pass a diverse attività e luoghi pubblici a partire dal 6 agosto per effetto del decreto Covid del 23 luglio 2021, e dopo l’obbligo anche per i mezzi di trasporto pubblici a lunga percorrenza quali aerei, treni e traghetti, si pensa di arrivare al pass verde obbligatorio per tutti i dipendenti pubblici.

Per chi lavora in ambito sanitario è già in vigore l’obbligo vaccinale, invece per il corpo docenti e per il personale ATA obbligo di Green Pass, così pure per i dipendenti della Pubblica Amministrazione per i quali potrebbe essere introdotto, già a partire dal mese di ottobre, l’obbligo di Green Pass.

Il lasciapassare verde come sappiamo può essere ottenuto con la guarigione dal Covid, oppure scegliendo tra la somministrazione della terapia genica sperimentale e il tampone. Nel primo caso non vi sono spese a carico del cittadino, mentre nel secondo caso, per un dipendente pubblico ad esempio, si tratterebbe di spendere tra i 15 e i 20 euro ogni 48 ore circa.

L’imperativo è accelerare nella campagna vaccinale, anche perché l’obiettivo che il governo di Mario Draghi si prefigge è piuttosto lontano, ed è quello dell’80% della popolazione interamente vaccinato.

Al momento, lo ricordiamo, sono state somministrate circa 77,5 milioni di dosi per un totale di 37.690 mila cittadini completamente vaccinati, pari al 63,7% degli over 12. Il target che l’esecutivo ritiene di dover raggiungere si presenta quindi ancora tutt’altro che dietro l’angolo, specie se si considera che le somministrazioni continuano a rallentare.

Infatti nonostante si tenti in tutti i modi di mettere alle strette i cittadini che esercitano il proprio diritto a rifiutare di sottoporsi alla sperimentazione del farmaco, in molti non intendono sottostare al ricatto, e nelle ultime sei settimane, come riportato da Repubblica, c’è stato un calo delle vaccinazioni del 14%.

All’appello mancano circa 12 milioni e 730 mila italiani di età superiore a 12 anni, 2 milioni e 700 mila dei quali sono di età compresa tra i 40 e i 50 anni, che è quella con il maggior numero di persone che non hanno ricevuto nemmeno una dose del vaccino.

Per affrontare l’ostacolo il ministro della Salute Roberto Speranza ha ipotizzato l’estensione dell’obbligo di Green Pass anche a tutti i dipendenti della pubblica amministrazione a partire dal mese di ottobre, ed il ministro Renato Brunetta si è dichiarato d’accordo, volendo mettere da parte lo smart working e riportare i dipendenti a lavorare nei propri uffici con l’intento di offrire ai cittadini servizi migliori.

Dall’obbligo vaccinale per gli over 40 all’esclusione dal servizio sanitario per i non vaccinati

Quanto alle altre proposte sul tavolo, non dimentichiamo che al fine di imprimere una spinta alla campagna vaccinale il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, si è detto favorevole all’estensione dell’obbligo vaccinale verso alcune fasce di età. “Almeno sopra i 40 anni per incrementare le vaccinazioni secondo me andrà fatto. Ma non aspetterei ottobre, perché sarebbe tardi” ha detto Sileri.

Nel frattempo è arrivata in questi giorni anche la proposta di un senatore di Forza Italia, Franco Dal Mas, membro della Commissione Giustizia del Senato, il quale ha proposto di privare i non vaccinati dell’assistenza sanitaria.

“Appare ormai chiaro ai più che l’unica risorsa che abbiamo a disposizione per sconfiggere il Covid è la vaccinazione” ha dichiarato Dal Mas, dimenticando che esistono diverse cure efficaci per il trattamento del Covid-19.

“Purtroppo, una agguerrita minoranza della popolazione rischia di mettere a repentaglio l’obiettivo dell’immunità di gregge” dice ancora il senatore forzista, ignorando evidentemente che è fatto notorio ormai che l’immunità di gregge non potrà essere mai raggiunta attraverso la somministrazione di questi vaccini.

Immunità di gregge che, in base alle informazioni in possesso di Dal Mas sarebbe “raggiungibile solo se l’80% dei cittadini si immunizza”, termine quest’ultimo utilizzato in modo del tutto improprio visto che i vaccinati non sono immuni nemmeno dopo la seconda dose in quanto non solo possono contrarre e trasmettere il virus ma soprattutto possono amalarsi e morire in percentuali non molto diverse da quelle dei non vaccinati.

Il senatore di Forza Italia in più occasioni si è detto favorevole “all’obbligatorietà del vaccino, ma a ogni obbligo deve corrispondere una sanzione per mancato adempimento. Quale la più opportuna per chi, coi propri comportamenti mette a rischio la salute di tutti?” si domanda dunque Dal Mas.

“Una risposta l’ha data il costituzionalista Alfonso Celotto” spiega quindi il senatore “l’esclusione dal servizio sanitario nazionale, garantendo solo le cure urgenti ed essenziali. È vero, secondo la Carta, la salute è un diritto dell’individuo, un diritto che però vale come l’obbligo, di stesso rango costituzionale, dell’adempimento di doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, come appunto la vaccinazione”.

Questa in sintesi la visione del senatore che si affida ad una interpretazione tutta personale dei principi costituzionali.

“La strada può dirsi tracciata, ove necessario, per evitare nuove morti e chiusure, abbiamo lo strumento, i vaccini, e anche la pena per chi non lo usa, l’esclusione dal servizio sanitario nazionale. Alla politica, adesso, il compito di prendere decisioni coraggiose” conclude il senatore, che è proprio con coraggio che definisce ‘coraggiose’ scelte politiche che vadano in tal senso.

E mentre nell’interesse della salute pubblica si continua a spingere sul Green pass come leva per aumentare le vaccinazioni, leggiamo notizie come quella apparsa ieri su vari quotidiani nazionali e locali. Un’auto finisce in un lago ma alcuni dei soccorritori non hanno il green pass e viene loro vietato di usare l’elicottero.

“I sommozzatori della Protezione Civile della Provincia di Trento hanno impiegato circa un’ora e mezza, anziché 15 minuti di volo in elicottero per effettuare un intervento i recupero di un’auto finita nel lago di Campione del Garda a causa della mancanza del Green Pass di alcuni operatori” si legge su Il Gazzettino.

Davanti ad episodi come questo viene da domandarsi se l’interesse della salute pubblica non sia finito in secondo piano davanti al progetto di somministrare i vaccini. 

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