Enea annuncia le nove priorità strategiche per la ripresa post Covid

Enea annuncia le nove priorità strategiche per la ripresa post Covid

Nel nuovo piano "Le priorità Icesp per la ripresa post Covid", Enea individua nove elementi strategici essenziali. Ecco quali sono e cosa prevedono

Le priorità per fare dell'economia circolare la leva strategica per consentire la ripresta dopo la pandemia sono nove. Questo è l'obiettivo del piano intitolato "Le priorità Icesp per la ripresa post Covid-19" e che è stato presentato in occasione della terza Conferenza annuale della Piattaforma italiana per l'economia circolare (Icesp), coordinata da Enea.




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L'Enea, l'ente pubblico di ricerca che opera nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle nuove tecnologie, ha inoltre affermato che alla stesura del documento hanno collaborato più di 550 esperti, in rappresentanza di 200 organizzazioni.

Rispetto al 2019 la piattaforma, che è nata nel 2038 nell'ambito dell'iniziativa europea Ecesp con lo scopo di promuovere "the italian way for a circular economy", ha registrato un aumento pari al doppio dei partecipanti, tra i quali vi sono:

  • esponenti di istituzioni e in particolare dei ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente;
  • imprese;
  • associazioni di categoria, della società civile e del mondo della ricerca, come Unioncamere e Confindustria;
  • grandi gruppi, come Enel, Eni e Novamont;
  • sindacati Cgil, Cisl e Uil.

I nove settori prioritari secondo il Piano presentato, che ha come destinatari principali il ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e quello dello Sviluppo Economico, sono:

  • governance;
  • strumenti di misurazione;
  • strumenti economici;
  • strumenti normativi;
  • informazione e cultura;
  • infrastrutture;
  • mercato dei sottoprodotti e riciclati;
  • ecoprogettazione e consumo circolare;
  • pianificazione integrata e gestione urbana-territoriale.

Roberto Morabito, direttore del dipartimento Enea di Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali e presidente Icesp, ha affermato: "l'Italia deve dotardi di una strategia nazionale per l'economia circolare e di un piano di azione, con chiari target e step di realizzazione, e di un istituto di coordinamento dell'economia circolare, sfruttando competenze e strutture esistenti, con principale ruolo di supporto alla pubblica amministrazione centrale e locale, alle imprese e ai cittadini".

Morabito ha poi aggiunto: "Il piano di azione deve essere basato su un approccio sistemico fondato su multidisciplinarietà e collaborazione tra tutti gli attori, dalle istituzioni alle imprese, dai centri di formazione e ricerca ai cittadini, in grado di intersecare trasversalmente diversi ambiti e settori della vita sociale ed economica nazionale e di aumentare la sostenibilità del Paese e la competitività delle nostre imprese".

Nel nuovo documento presentato si legge che tra i fattori strategici per una ripresa ottimale post Covid-19 vi è anche la necessità di orientare i sistemi di produzione e consumo verso dei nuovi modelli circolari, in grado di coinvolgere anche i consumatori, magari potenziando il diritto di accesso a servizi e informazioni trasparenti, servendosi anche della digitalizzazione e dell'IoT.

Come affermato dallo stesso Morabito, "sarà necessario avviare un vero e proprio cambiamento culturale, intervenendo in modo trasversale a livello di educazione primaria, secondaria, accademica e aziendale allo scopo di creare nuove figure professionali, sia nel pubblico che nel privato".

E' di estrema importanza anche la trasformazione di città e territori in modelli circolari che prevedano la partecipazione attiva di tutti gli stakeholder che possono in qualche modo favorire dei processi decisionali partecipativi, iniziative di citizen science e la costituzione di una nuova cabina di regia nelle amministrazioni a livello locale, con azioni mirate principalmente al raggiungimento di diversi obiettivi sociali, ambientali ed economici.

Morabito ha poi concluso dicendo: "la transizione dall'economia lineare a quella circolare implica un cambio di paradigma che necessita di un cambiamento anche drastico dei sistemi e dei mezzi di produzione di beni e servizi, del nostro stesso modo di consumare, delle politiche e degli approcci culturali relativi e del modo di consumare".

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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