Deficit Italia: perché non dobbiamo superare il 3%

Differiscono tra loro le dichiarazioni di alcuni esponenti di governo in merito alla questione del deficit italiano. “Non supereremo il 3% nel rapporto deficit/pil” queste le parole del ministro dell’economia Giovanni Tria, che intendeva rassicurare i vertici d’Europa in merito a questa scottante problematica.

Luigi Di Maio invece, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, non ha escluso del tutto la possibilità che il tetto del 3% possa essere superato nei prossimi mesi, per permettere la messa in cantiere e la realizzazione di riforme indispensabili (flat tax, reddito di cittadinanza) per far ripartire il Paese. In un secondo momento a riforme effettuate, recuperare terreno nel rapporto deficit/pil non sarebbe così complicato. Più moderata la risposta di Matteo Salvini, il quale ha spiegato che la soglia del 3% potrebbe essere sfiorata, ma non superata.

Deficit al 3%, ecco quando la soglia è stata superata in passato

Secondo molti rappresentanti di governo la regola in base alla quale non è consentito superare il 3% del rapporto deficit/pil sarebbe pesantemente penalizzante per lo sviluppo economico del Paese. Ma da dove ha origine questa norma da rispettare? Quando sono state gettate le basi dell’Unione Europea, per renderne appetibile l’ingresso e quindi l’adozione di una moneta unica da parte dei Paesi del nord Europa, notoriamente poco indebitati e con una economia più solida, è stato imposto a tutti gli stati membri di contenere deficit e debito.

L’Italia è sempre stata in regola con il rapporto deficit/pil, o quasi. Dal 1997 ad oggi, il tetto del 3% è stato superato solo nel triennio 2009-2011 (governo Berlusconi), ma in quel caso anche altri Paesi dell’area Euro hanno sforato il bilancio, complice la crisi di recessione mondiale che ha fatto crollare l’economia di tutti i Paesi industrializzati, Germania, Giappone e Stati Uniti compresi.

Cosa succede se si supera la soglia del 3%?

Se il rapporto deficit/pil, cioè la differenza tra le entrate e le uscite dello stato, dovesse superare il tetto del 3%, l’Italia si troverebbe costretta a pagare delle multe, che di fatto comporterebbero delle spese che penalizzerebbero ulteriormente lo sviluppo economico. La sanzione prevista per questo genere di mancanza può andare dallo 0,2% allo 0,5% del Pil, a seconda di quanto sia stato superata la soglia del 3%.

Si potrebbe applicare la Goldern Rule? Ecco di cosa si tratta

E’ da un po’ di tempo che diversi esponenti della maggioranza parlano della Golden Rule, ma ancora non è ben chiaro se sia effettivamente possibile applicarla oppure no. Le speranze tuttavia sembrano malriposte. La Golden Rule è una regola di bilancio in base alla quale sarebbe consentito non tener conto degli investimenti quando viene fatto il calcolo del deficit dello stato.

In poche parole se venisse applicata la Golden Rule, l’Italia potrebbe investire soldi pubblici per spingere lo sviluppo economico del Paese, senza che queste spese possano comportare il superamento della soglia del 3%, perché non verrebbero prese in considerazione proprio in quanto investimenti.

Il punto è che per una riforma come il Reddito di Cittadinanza, che porterebbe benessere reale ed incentiverebbe i consumi, non trattandosi di un “investimento”, difficilmente si potrà ottenere l’applicazione della Golden Rule.

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