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Manovra economica e deficit: perché il 2,4% è troppo per l’Italia?

Manovra economica e deficit: perché il 2,4% è troppo per l’Italia?

Rapporto deficit/pil al 2,4% per i prossimi 3 anni. Per uno Stato come l’Italia sarebbe troppo alto, ecco perché

Con la manovra economica 2019 è stato prefissato un rapporto deficit/pil al 2,4 percento per il trienno 2019-2021, ma sono giunte critiche da ogni parte, in primis da parte degli economisti naturalmente, ed in particolar modo si ritiene che la Commissione Europea potrebbe non approvare la proposta dell’esecutivo. Il governo M5S-Lega invece è di tutt’altro avviso, ma vediamo qual è esattamente la situazione.



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E’ noto a tutti che il rapporto deficit/pil è sostanzialmente la differenza tra ciò che lo Stato spende e ciò che incassa nell’arco dell’anno. Il debito invece rappresenta il deficit totale accumulato nel corso del tempo, e nel caso dell’Italia questo totale rappresenta il 130% del valore del Prodotto Interno Lordo. Il nostro Paese in parole povere ha un debito pubblico molto alto, e per questa ragione è importante che non aumenti ulteriormente.

Se una manovra prevede una crescita del deficit per i prossimi 3 anni, viene naturale domandarsi come questo possa non incidere su un’ulteriore crescita del debito pubblico. In realtà non è da dare per scontato, e per sapere esattamente come stanno le cose basta servirsi di un’equazione che gli economisti chiamano: Equazione di Stabilità del Debito.

Come funziona l’Equazione di Stabilità del Debito

Carlo Altomonte, docente di Politica Economica Europea presso l’Università Bocconi di Milano la illustra in questo modo: “L’equazione mostra che il rapporto tra il debito e il Pil di domani dipende anche da quello che è successo ieri, dalla grandezza del debito passato, e da quel che succede oggi.”

In pratica è necessario prendere il debito attuale che è il primo dato da inserire, moltiplicarlo per il tasso di interesse che si paga sui titoli pubblici ed in questo modo sappiamo quanto lo Stato dovrà pagare in interessi sui titoli pubblici per l’anno a venire.

Il secondo dato da considerare è quindi inevitabilmente il tasso di interesse, perché se il tasso di interesse sale, sale la spesa per gli interessi. In altre parole se sale lo spread sale il tasso di interesse ed in questo modo cresce il deficit e di conseguenza il debito pubblico.

Il terzo dato da analizzare è il tasso di inflazione. Più inflazione significa che il valore reale del debito si riduce, e questa è una cosa positiva. Ma il dato più interessante è sicuramente il tasso di crescita del Pil. In fin dei conti quello che resta da capire è se l’economia italiana crescerà e se sì quanto.

Alcuni dei dati che vanno inseriti nell’equazione sono solo teorici, mentre alcuni li abbiamo. Abbiamo l’ammontare del debito, possiamo osservare il mercato per avere il dato sul tasso di interesse, e possiamo solo ipotizzare i dati relativi alla crescita e all’inflazione. Secondo le previsioni il tasso di inflazione sarà dell’1,5% circa, e la crescita dell’economia dell’1,1%. Con un deficit al 2,4% non è detto che il debito italiano possa scendere, mentre con un deficit all’1,9% secondo il prof. Altomonte ne avremmo avuto la certezza.

Redazione Borsainside ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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