La notizia è di quelle potenzialmente rilevanti, la sottoscrizione di un contratto con la Royal Saudi Naval Force, ma la reazione di borsa, almeno per adesso, resta contenuta. Nella seduta odierna le azioni Fincantieri si muovono con cautela e mostrano un rialzo dello 0,5% a 16,17 euro, in una giornata in cui il Ftse Mib viaggia sostanzialmente sulla parità. Un movimento ordinato, lontano da strappi o eccessi, che segnala come il mercato stia accogliendo il nuovo contratto senza entusiasmo immediato.
Il contesto di medio periodo, del resto, invita alla prudenza: il titolo resta in ribasso di circa il 20% su base mensile e segna un -8% dall’inizio dell’anno, pur mantenendo una performance impressionante su base annua, con un +120% anno su anno. Numeri che aiutano a spiegare perché, nonostante l’importanza industriale della commessa, il driver venga percepito come poco appealing nel breve termine.
L’assenza di volatilità significativa, a fronte di una notizia industriale di peso, indica che il mercato possa aver già ampiamente prezzato le prospettive di crescita nel settore difesa negli ultimi dodici mesi. Il rally che ha portato il titolo a più che raddoppiare il proprio valore su base annua ha infatti innalzato le aspettative. Di conseguenza, anche annunci positivi tendono oggi a produrre reazioni più misurate, soprattutto se l’impatto economico si distribuirà su un arco temporale lungo. Vediamo però nel dettaglio quali sono i termini dell’accordo.
Il contratto con la Royal Saudi Naval Force: i dettagli chiave
Il cuore della notizia riguarda WASS Submarine Systems, società controllata da Fincantieri e specializzata nei sistemi avanzati per la difesa subacquea. WASS ha ottenuto un ordine superiore ai 200 milioni di euro dal Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita, destinato alla fornitura di siluri leggeri MU90 per le corvette classe Avante 2200 in dotazione alla Royal Saudi Naval Force.
Si tratta del contratto più importante nella storia ultracentenaria di WASS, un traguardo che assume un valore simbolico rilevante anche perché arriva dopo l’acquisizione della società da Leonardo, completata da Fincantieri nel 2024. L’accordo rappresenta inoltre un nuovo record commerciale, superando per dimensioni anche il recente contratto firmato con la Marina indiana.
La firma del contratto è avvenuta nel contesto del World Defence Show 2026 di Riyadh, evento di riferimento per l’industria della difesa. Alla cerimonia hanno partecipato i vertici di WASS e di Fincantieri, insieme ai rappresentanti del Ministero della Difesa saudita.
Dal punto di vista strategico, l’intesa ha un valore che va oltre la singola commessa: è il primo contratto diretto tra WASS e il Ministero della Difesa dell’Arabia Saudita, un mercato considerato chiave per l’espansione del gruppo italiano nel Medio Oriente. Questo apre la strada a potenziali sviluppi futuri, sia sul fronte delle forniture sia su quello della cooperazione industriale locale.
Per quello che riguarda la tempistica di realizzazione, il programma sarà gestito dallo stabilimento WASS di Livorno, centro di eccellenza per i sistemi subacquei, con consegne previste tra il 2029 e il 2030.
Il siluro MU90, già in servizio presso la Marina Militare italiana e numerose marine estere, rappresenta uno standard tecnologico consolidato.
Tuttavia, proprio l’orizzonte temporale lungo potrebbe contribuire a spiegare la reazione tiepida del titolo: i benefici economici della commessa si distribuiranno su più esercizi e non incidono in modo immediato sui conti di breve periodo.
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Cosa comprende il contratto e perché è rilevante?
Oltre alla fornitura dei siluri, l’accordo include un pacchetto di supporto logistico destinato alla Royal Saudi Naval Force. Si tratta di un aspetto che rafforza la dimensione di relazione di lungo periodo con il cliente e aumenta il valore strategico dell’intesa. Inutile dire che per Fincantieri, il contratto consolida il ruolo nel comparto underwater e difesa, segmento a maggiore marginalità rispetto alla cantieristica tradizionale. Dal punto di vista industriale, è un segnale chiaro della capacità del gruppo di competere su programmi complessi e ad alto contenuto tecnologico.
Perché il mercato resta freddo nonostante la commessa
Premesso tutto quello che abbiamo fin qui detto, la domanda chiave è: perché un contratto da oltre 200 milioni non spinge le azioni Fincantieri? La risposta va cercata in tre fattori principali.
Primo, il titolo arriva da una crescita straordinaria su base annua, che ha già incorporato molte aspettative positive sul settore difesa. Secondo, l’impatto economico della commessa è diluito nel tempo, con effetti più visibili a partire dalla fine del decennio. Terzo, il contesto di breve periodo vede il mercato più attento a temi macro e alla sostenibilità dei multipli, dopo le correzioni recenti. In questo scenario, la notizia viene letta come positiva sul piano industriale, ma non come un catalizzatore immediato per i prezzi.
Dopo un +120% anno su anno, il mercato chiede ora continuità nei risultati e visibilità sui flussi futuri, più che singoli annunci, per tornare a premiare il titolo in modo deciso.
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