Il rincaro del prezzo della benzina non è, purtroppo, una novità nella storia economica. Questo 2021, poi, è stato particolarmente segnato dai rincari di tutto il comparto energetico innescati dal boom delle quotazioni petrolifere e di quelle del gas naturale. 

Accade la stessa cosa anche negli Stati Uniti, ovviamente; anzi, spesso ciò che accade Oltre Oceano è la spia di quanto poi avviene in Europa. E al momento, non si prevedono diminuzioni sul breve termine; né sembra che il Governo Usa stia lavorando in questa direzione.

Cosa aspettarsi quindi? A quanto pare, un aumento del greggio almeno fino a gennaio del prossimo anno. Poi il futuro è abbastanza incerto; ma non sembra essere particolarmente roseo. In sintesi, quindi, sarebbe opportuno prepararsi ad un rialzo duraturo dei prezzi energetici e, a monte, della quotazione petrolio (per analizzare l’andamento del greggio si può fare riferimento al grafico in basso). 

I dati ufficiali statunitensi

A fotografare la situazione in atto sul mercato dell’energia, arrivano i dati del Bureau of Labor Statistics, che parlano chiaro; i prezzi della benzina sono aumenti di oltre il 6 per cento da settembre a ottobre. Addirittura dall’inizio dell’anno ad oggi, il costo della benzina è lievitato di ben il 50 per cento (con conseguente boom dell’inflazione che, non a caso, in Usa è salita ai massimi degli ultimi 30 anni). 

Ovviamente, l’amministrazione Biden è ben consapevole della situazione, ma finora non si sono visti segnali importanti che facciano immaginare a politiche di contenimento del problema. E non sembra ci siano programmi in tal senso per il prossimo triennio del suo mandato. Questo di per sé, è un elemento che in qualche modo favorisce il rialzo dei prezzi; anche se i fattori in gioco sono tanti, ed è difficile prevedere con esattezza cosa accadrà da qui al 2025.

Proprio perchè un margine di incertezza è impossibile da eliminare, chi investe sul prezzo del petrolio attraverso i vari strumenti derivati (come ad esempio i Contratti per Differenza) dovrebbe tenere un atteggiamento prudente soprattutto se non ha ancora maturato un certo livello di dimestichezza con l’attività di trading. In questo contesto, decisamente utile può rivelarsi la proposta del broker eToro (leggi qui la recensione completa) che offre un conto demo gratis da 100 mila euro virtuali a tutti i nuovi clienti. 

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La produzione energetica

Uno dei fattori negativi che maggiormente influenzano il prezzo del greggio, è la lentezza con cui si muove la produzione energetica su suolo statunitense. Le analisi dell’EIA, l’ente statistico del Dipartimento di energia USA, dimostrano che le trivellazioni petroli fiche non stanno aumentando il ritmo come ci si aspettava, e sperava. La produzione è ancora ferma a 11 milioni e mezzo di barili al giorno, ovvero un solo milione in più rispetto a un anno fa, ma ben 1,6 milioni in meno rispetto a livelli precedenti l’emergenza sanitaria.

Dal momento che la richiesta è tornata a livelli normali, c’è uno squilibrio che non può che aumentare i prezzi; spinto oltretutto dall’attuale inflazione.

Le incomprensioni con il Governo

Il settore energetico americano non comprende come il Governo voglia muoversi. Biden ha fermato le potenziali trivellazioni nella zona artica, anche se non c’erano compagnie interessate. E’ arrivato l’annuncio di nuovi regolamenti sulle emissioni di metano, a le compagnie non ne conoscono i dettagli. Insomma, il settore non si sente supportato. La responsabilità è soprattutto dell’attendismo della presidenza Biden. L’impressione che molti hanno è che per non scontentare nessuno, il presidente non stia prendendo alcuna direzione. E nel mondo finanziario, si sa, l’assenza di idee chiare è sempre un problema. 

E’ quindi davvero possibile che il prezzo del petrolio sfrutti questa situazione poco chiara per restare su alti livelli anche nei prossimi anni? 

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Staremo a vedere. 

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