Il 2026 si profila come un anno decisivo per i titoli legati all’intelligenza artificiale. Dopo oltre tre anni dall’esplosione di ChatGPT, il settore si trova in una fase matura ma ancora estremamente dinamica, in cui entusiasmo e timori convivono. Da un lato, gli investimenti nelle infrastrutture AI continuano a crescere a ritmi impressionanti. Dall’altro, a Wall Street si fa strada una domanda sempre più insistente: siamo di fronte a una crescita strutturale destinata a durare o a un eccesso di ottimismo che rischia di trasformarsi in una bolla?
Il ciclo degli investimenti AI entra in una nuova fase
Le grandi aziende tecnologiche hanno già messo sul tavolo oltre 400 miliardi di dollari di spese in conto capitale per i prossimi dodici mesi, con una quota enorme destinata alla costruzione di data center dedicati all’intelligenza artificiale. Questo flusso di capitali sta alimentando una domanda senza precedenti di chip specializzati, portando il settore dei semiconduttori verso numeri che fino a poco tempo fa sembravano irraggiungibili.
Secondo le stime di Bank of America, le vendite globali di chip potrebbero crescere di circa il 30% in un solo anno, toccando quota 1.000 miliardi di dollari, un obiettivo che l’industria si aspettava di raggiungere solo verso la fine del decennio. Ancora più impressionante è la previsione sul mercato dei sistemi per data center AI, che potrebbe superare 1.200 miliardi di dollari entro il 2030, con una crescita annua composta vicina al 40%.
Non mancano però le ombre. I data center per l’AI sono strutture estremamente costose: un impianto da 1 gigawatt può richiedere investimenti superiori ai 60 miliardi di dollari, di cui circa la metà destinati esclusivamente all’hardware. È proprio questo livello di spesa a rendere il mercato prudente, nonostante le prospettive di crescita.
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Nvidia resta il punto di riferimento
All’interno di questo scenario, Nvidia continua a occupare una posizione dominante. I data center AI rappresentano ormai circa il 90% dei ricavi del gruppo e la domanda rimane superiore all’offerta. Nell’ultimo trimestre disponibile, l’azienda ha registrato 57 miliardi di dollari di fatturato, in crescita di oltre il 60% su base annua.
Dopo aver chiuso il 2025 intorno ai 186 dollari per azione, il titolo resta sotto i massimi storici toccati a fine ottobre, quando la capitalizzazione aveva sfiorato livelli mai visti prima. Secondo Bank of America, tuttavia, le valutazioni rimangono interessanti se rapportate al tasso di crescita. Il prezzo obiettivo a 275 dollari implica un potenziale di rialzo superiore al 50%, sostenuto da una forte generazione di cassa e da nuovi catalizzatori di crescita nel breve termine.
Broadcom emerge come alternativa strategica
Accanto a Nvidia, Broadcom sta guadagnando un ruolo sempre più centrale. L’azienda si è affermata come principale fornitore di chip AI personalizzati (ASIC) per i grandi hyperscaler come Google, Meta e Amazon, che cercano soluzioni più efficienti e meno dipendenti dalle GPU tradizionali.
Broadcom controlla circa il 70% del mercato degli ASIC e offre un vantaggio competitivo importante nei carichi di lavoro di inferenza, fondamentali per l’ottimizzazione dei data center. Bank of America vede per il titolo un target di 450 dollari, con un potenziale di rialzo vicino al 50%, supportato da una crescita degli utili a doppia cifra e da una domanda strutturalmente in aumento.
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I sei titoli AI da tenere d’occhio nel 2026
Secondo gli analisti di BofA, il settore dei semiconduttori è solo a metà di una trasformazione destinata a durare almeno dieci anni. Oltre a Nvidia e Broadcom, vengono individuate altre quattro società a grande capitalizzazione come scelte privilegiate per il 2026:
- Lam Research, protagonista della produzione di macchinari essenziali per la fabbricazione avanzata dei wafer.
- KLA, specializzata in sistemi di ispezione e metrologia che riducono i difetti e migliorano l’efficienza produttiva.
- Analog Devices, forte di un portafoglio diversificato che spazia dall’industriale all’automotive fino all’elettronica di consumo.
- Cadence Design Systems, centrale nello sviluppo dei software di progettazione utilizzati per creare chip sempre più complessi.
Secondo una regola empirica spesso citata dagli analisti, nel settore dei semiconduttori i margini contano più di tutto. Le aziende con margini lordi più elevati tendono a essere anche quelle meglio posizionate per beneficiare dei grandi cicli di investimento, come quello innescato dall’intelligenza artificiale.
Una crescita potente, ma da monitorare
Il 2026 potrebbe quindi rappresentare un altro anno di forte espansione per i titoli AI, trainati da investimenti record e da una domanda ancora lontana dalla saturazione. Allo stesso tempo, valutazioni elevate e costi infrastrutturali enormi impongono cautela. Per gli investitori, la sfida sarà distinguere tra entusiasmo di breve periodo e vantaggi competitivi destinati a durare nel tempo, concentrandosi su quelle aziende che non solo vendono oggi, ma che costruiscono le fondamenta dell’AI di domani.
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