Con Arcuri acquistate e distribuite a medici e infermieri 190 milioni di mascherine inefficaci

Con Arcuri acquistate e distribuite a medici e infermieri 190 milioni di mascherine inefficaci

La Guardia di Finanza ha sequestrato le 60 milioni di mascherine restanti. In alcuni casi l'efficacia invece che al 95% scendeva al 9,5%

Il commissario straordinario all'emergenza non è più Domenico Arcuri bensì il generale Francesco Figliuolo. Il che sembra indicare che per quel che riguarda la gestione dell'emergenza Covid il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi non sia riuscito a trovare proprio nessun altro punto debole, quando invece appare evidente che vi era solo l'imbarazzo della scelta.

Sono stati sostituiti molti dei ministri del governo Conte per esempio, ma non è stato sostituito il ministro della Salute, Roberto Speranza. Anche il Comitato Tecnico Scientifico sulle indicazioni del quale ha agito il governo guidato da Giuseppe Conte è rimasto tale e quale a prima nonostante al suo interno non vi sia neppure un virologo, e nonostante soprattutto i pessimi risultati ottenuti fino ad oggi.

Tuttavia la sostituzione del commissario all'emergenza c'è stata, ed Arcuri è uscito di scena mentre montava lo scandalo delle mascherine. Su Libero Quotidiano in questi giorni si è parlato ancora di questa situazione che ha dell'assurdo, soprattutto in considerazione del fatto che si fa un gran parlare dell'obbligo di indossare la mascherina, persino all'aperto, e poi si scopre che gli stessi medici e infermieri indossavano delle mascherine 'farlocche'.

Attraverso l'ormai ex commissario Domenico Arcuri il governo aveva acquistato infatti ben 190 milioni di mascherine chirurgiche che sono state poi distribuite tra medici e infermieri. Mascherine che insomma dovevano servire a proteggere dal temibile virus proprio chi si trovava in prima fila a combattere il "nemico invisibile".

Mascherine che filtrano il 9,5% invece del 95% e "il Cts le aveva approvate"

Armi spuntate insomma per quelli che oggi vengono declamati come eroi, ma solo fintanto che non decidono di rifiutare il vaccino anti-Covid, cosa che li declassa immediatamente alla stregua di criminali o poco meno.

Fatto sta che, stando a quanto riportato da Franco Bechis in un tweet, "la Guardia di Finanza ha sequestrato oggi (ieri ndr) le 60 milioni restanti e sequestrato i contratti di Invitalia. Il Cts le aveva approvate".

Non dovrebbe stupire che questo Comitato Tecnico Scientifico abbia avuto una colossale svista sulla questione mascherine, e viene da pensare che sia proprio per questo che alla notizia non è stato dato poi tutto questo risalto mediatico.

Ma queste mascherine chirurgiche destinate e medici e infermieri, quanto erano efficaci? Perché in fin dei conti è proprio quello il punto della questione, e pare che quanto ad efficacia in fatto di filtraggio di microparticelle in alcuni casi si scendeva a valori pari al 10% della capacità di filtraggio dichiarata che dovrebbe aggirarsi intorno al 95%.

Il sequestro delle mascherine ancora non utilizzate era naturalmente doveroso, e va da sé che il danno ormai è fatto. Non si sa, e non è facile stabilire quante mascherine inefficaci siano tuttora in uso a medici ed infermieri di svariate strutture dislocate soprattutto nel nord est italiano.

La domanda che ci si trova per forza di cose a porre a questo punto è come sia possibile che il Cts abbia approvato simili mascherine, cioè in grado di proteggere fino al 9,5% invece del 95%.

La questione è stata approfondita anche su Il Tempo, dove si parla dell'indagine partita dalla procura di Gorizia che nel mese di febbraio scorso aveva portato all'individuazione e al sequestro di oltre un milione e mezzo di mascherine destinate al personale medico, infermieristico e sanitario delle aziende sanitarie del Friuli Venezia Giulia.

I dispositivi di protezione individuale in questione sono risultati del tutto carenti dei requisiti necessari per essere considerati realmente protettivi. Su Il Tempo leggiamo a tal proposito che "in alcuni casi la capacità filtrante è risultata essere addirittura 10 volte inferiore rispetto a quanto dichiarato, con conseguenti rischi per il personale sanitario che le aveva utilizzate nella falsa convinzione che potessero garantire un'adeguata protezione".

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