Una Regione verso la zona rossa. Il governatore lancia l’allarme, si tratta di “una tragedia”

È scattata lunedì la zona arancione per la Valle d’Aosta, ma la piccola Regione autonoma del Nord-ovest si ritrova già oggi con parametri che sono per buona parte da zona rossa, e questo significa che già lunedì prossimo o nella migliore delle ipotesi tra due settimane, ci potrebbe essere il lockdown di fatto con tutto ciò che questo comporta.

Inutile dire che per quel che riguarda la diffusione del virus tra i cittadini, in tutta Italia, l’incidenza dei nuovi casi settimanali per 100 mila abitanti è ampiamente al di sopra della soglia per il passaggio alla zona rossa.

La variante Omicron in particolare infatti si è rivelata estremamente contagiosa ma, al contempo, anche molto meno letale. Secondo un recente studio che arriva dal Regno Unito la sua letalità è inferiore del 91% circa rispetto alla variante Delta, e questo fa sì che nonostante l’enorme quantità di persone risultate positive al Sars-Cov2, quelle ricoverate sono relativamente poche.

Non dimentichiamo poi che nel giro di due anni poco e nulla è stato fatto per incrementare il numero dei posti letto di terapia intensiva, e che se ci troviamo ancora oggi a rischio lockdown non lo dobbiamo solo al numero dei malati, ma anche al numero dei posti letto disponibili.

La Valle d’Aosta verso il lockdown e la chiusura degli impianti

A pagare le spese di una strategia completamente sbagliata per affrontare la diffusione del Sars-Cov2, oggi rischia di essere in particolare la Valle d’Aosta che, a partire dalla prossima settimana, potrebbe ritrovarsi in zona rossa.

Il danno per l’economia di una Regione che vive di turismo invernale sarebbe ovviamente incalcolabile, senza contare che il contesto nel quale si colloca è quello di una crisi economica con cui le famiglie di tutto il Paese si trovano a fare i conti ormai da mesi, una crisi determinata da rincari senza precedenti derivanti dalla crisi energetica con picchi di aumento sulle bollette di luce e gas e un’inflazione record.

Questo scenario tutt’altro che rassicurante in Valle d’Aosta rischia di assumere tinte ancor più fosche e a lanciare l’allarme è lo stesso governatore Erik Lavevaz che parla di “una tragedia”.

Prima Regione a ritrovarsi in zona arancione, la Valle d’Aosta ha già quasi tutte le ‘carte in regola’ per passare in zona rossa. I ricoveri nei reparti ordinari Covid hanno raggiunto un tasso del 52%, persino in diminuzione rispetto al 68% di appena qualche giorno fa.

Il dato in ogni caso resta da zona rossa, visto che per il passaggio alla fascia di rischio più alta basta un 40%. L’unico motivo per cui non è ancora scattato il lockdown di fatto è che nei reparti di terapia intensiva la soglia del 30% prevista per il passaggio alla zona rossa non è stata ancora raggiunta. Attualmente il dato indica un 24% e finché non supera quella soglia il cambio di colore è scongiurato.

Zona rossa in Valle d’Aosta sarebbe “una tragedia”

Si è mostrato piuttosto preoccupato dal possibile passaggio alla zona rossa il governatore della Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, che nel corso di un’intervista rilasciata a Sky Tg24 ha lanciato l’allarme.

“Siamo preoccupati che la situazione peggiori ulteriormente” ha detto Lavevaz “un passaggio in zona rossa per noi sarebbe la tragedia. Vorrebbe dire chiudere gli impianti di risalita in un momento in cui c’è un po’ di ripresa rispetto all’anno scorso”.

“Siamo in zona arancione perché abbiamo piccoli numeri, abbiamo chesto un conteggio puntuale per chi è ricoverato con sintomi e chi per altre ragioni ma è risultato positivo a un tampone” ha spiegato ancora il governatore della Valle d’Aosta “per esempio ora abbiamo sette persone in terapia intensiva, di questi l’unica persona vaccinata è ricoverata per un politrauma, non ha nulla a che vedere con il Covid”.

Insomma conteggiare anche i ricoverati per altre ragioni come malati Covid solo perché positivi al tampone ha poco senso, ma soprattutto correggere il tiro aiuterebbe ad evitare l’ennesimo disastro per i cittadini valdostani.

Non dimentichiamo inoltre che se la Regione non si trova già oggi in zona rossa lo si deve anche al fatto che la Valle d’Aosta è una delle tre Regioni italiane che hanno raggiunto – nonché una delle due che hanno superato – il target per l’aumento dei posti letto nei reparti di terapia intensiva che era stato fissato con il decreto Rilancio e per il quale erano stati stanziati 4 miliardi di euro.

Cosa succede se si passa in zona rossa

Se in zona bianca e in zona gialla le regole da rispettare ormai sono sempre le stesse, in zona arancione qualcosa cambia più che altro per i non vaccinati, ma in zona rossa si torna ai ‘vecchi tempi’ con un lockdown di fatto non solo per i non vaccinati ma anche per chi ha fatto prima, seconda e terza dose del siero sperimentale. 

Se la Valle d’Aosta finisce in zona rossa quindi chiudono di nuovo bar e ristoranti, per i quali sarà consentito solo il servizio d’asporto, vi saranno pesanti limitazioni agli spostamenti, ma soprattutto chiudono gli impianti di risalita di montagna, con conseguente stop per il turismo e a quel punto per lavoratori e famiglie sarà un disastro, o come dice Lavevaz “una tragedia”.

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