carrello della spesa vuoto davanti a scaffale supermercato

Il picco inflazionistico in Italia non dipende solo dalla guerra in Ucraina o dalle sanzioni contro la Russia, ma è innegabile che la decisione di schierarsi a favore del governo di Kiev non abbia fatto altro che peggiorare la situazione.

Tra i fattori che hanno contribuito a far crescere l’inflazione verso nuovi record nel mese di maggio anche le tensioni sul mercato delle commodity, ma anche i pessimi raccolti specie in Nord America. Il risultato in Italia e nei Paesi europei ma non solo è un aumento dei prezzi di molti generi alimentari come olio, burro, pomodori, pasta e farina.

Tra i prodotti che hanno subito i rincari più significativi troviamo l’olio di semi, che nel giro di un anno è aumentato di oltre il +70%. Tra gli altri prodotti citati le percentuali sono comunque allarmanti, con il burro che ha registrato un aumento di prezzo del +23%, le pere +22,9%, i pomodori +20,6%, la pasta +20,5%, la farina +18,7%.

Si tratta di numeri che ci danno una misura della gravità di una situazione ben lontana da una svolta positiva, che arrivano direttamente dalle elaborazioni dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati dell’Istat. Nel mese di maggio, secondo questi dati, l’inflazione è salita su base annua dal +6% del mese di aprile al +6,8% del mese di maggio, raggiungendo un livello che non si toccava da almeno 30 anni, ai tempi della lira.

Quali generi alimentari sono aumentati di più

Una questione, quella dei rincari, che merita di essere analizzata a fondo, cosa che ha fatto con cura l’Unione Nazionale Consumatori, che ha preso in esame i maggiori rincari tra i prodotti alimentari e i beni analcolici.

L’associazione presieduta da Massimiliano Dona è stata così in grado di stilare una vera e propria classifica coi 20 prodotti del carrello che hanno subito i rincari più pesanti. Qui insieme ai già citati generi alimentari come olio, burro, pomodori, pasta e farina troviamo anche carne di pollo (+13,8%), margarina (+12,8%), frutta fresca come angurie e meloni (+12,6%), uova (+12,3%), molluschi freschi (+11,9%), altri prodotti conservati o trasformati e preparati a base di carne (+11,2%), vegetali freschi (+11%), gelati (+11%), crostacei freschi (+10,6%), patatine fritte (+10,4%), pane confezionato (+10%), riso (+9,9%), pane fresco (+9,4%), arance (+9%).

La situazione è evidentemente allarmante, come lo stesso Dona ha osservato parlando di “una calamità! Un disastro per i consumi e per il Paese“. “Il caro-bollette e il caro-carburanti, senza i quali l’inflazione oggi sarebbe a 3,6% invece che a 6,8%, sta dissanguando gli italiani con effetti nefasti sul potere d’acquisto delle famiglie” ha spiegato ancora il presidente dell’Unione Nazionale dei Consumatori, aggiungendo: “preoccupa poi l’impennata del carrello della spesa dal 5,7% di aprile al 6,7%, un rialzo che manda in tilt il bilancio della casalinga di Voghera”.

“L’inflazione al +6,8% significa, per una coppia con due figli, una stangata complessiva, in termini di aumento del costo della vita, pari a 2.302 euro su base annua, 996 per abitazione, acqua ed elettricità, 473 euro per i trasporti, 569 per prodotti alimentari e bevande, 588 per il solo carrello della spesa” ha spiegato ancora Massimiliano Dona “per una coppia con un figlio invece la mazzata è pari a 2.140 euro, 938 per abitazione, 443 per i trasporti, 514 euro per cibo e bevande, 533 per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona”.

Mediamente quindi “per una famiglia il rialzo annuo è di 1.820 euro, 417 euro per mangiare e bere. Il record, però, spetta alle famiglie con più di 3 figli, con un salasso pari a 2.577 euro, 680 solo per il cibo, 699 per il carrello”.

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