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Coronavirus: in Italia potrebbe esserci il lockdown a Natale? Il premier Conte non lo esclude

Coronavirus: in Italia potrebbe esserci il lockdown a Natale? Il premier Conte non lo esclude

Per il virologo Crisanti "un lockdown a Natale è nell'ordine delle cose". Pregliasco intanto parla di "restrizioni localizzate"

Potremmo ritrovarci in lockdown a Natale? Ne ha parlato il virologo Andrea Crisanti proprio in questi giorni, nell'ambito delle considerazioni fatte sull'andamento della curva dei contagi. I nuovi casi registrati ieri 14 ottobre infatti hanno indotto tutta una serie di riflessioni sia da parte di esponenti del mondo politico, a cominciare dal premier Conte, che di esperti quali virologi ed epidemiologi.

Il primo pensiero, nel vedere il dato record dei nuovi casi registrati ieri, che in realtà indica più che altro un incremento notevole dei tamponi, è chiaramente quello di poter finire nuovamente in lockdown, con tutto ciò che comporterebbe sia dal punto di vista delle limitazioni delle libertà individuali garantite dalla Costituzione, sia in termini di gravi danni all'economia del Paese.

Crisanti: "un lockdown a Natale è nell'ordine delle cose"

Andrea Crisanti, virologo dell'Università di Padova tra i "padri" del cosiddetto modello Veneto, che dovrebbe essere sinonimo di efficienza nella gestione dell'emergenza coronavirus, ha affermato: "credo che un lockdown a Natale sia nell'ordine delle cose".

Nel corso dell'intervista rilasciata a RaiNews24 il virologo ha anche spiegato che "si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo".

Cosa intenda il professor Crisanti con "sistema saturo" è difficile affermarlo con certezza, quel che è certo è che è stato poi lo stesso premier Giuseppe Conte a confermare i timori di una possibile chiusura del Paese per le festività natalizie che, inutile dirlo, sarebbe devastante sia per l'economia che per il morale di un popolo pesantemente provato, non tanto dal virus, quanto dal modo in cui l'emergenza viene gestita.

"Io non faccio previsioni per Natale" ha replicato il presidente del Consiglio "io faccio previsioni delle misure più idonee, adeguate e sostenibili per prevenire un lockdown". È stato sempre Conte poi a precisare che la necessità di imporre nuove restrizioni dipenderà dal "comportamento di tutta la comunità nazionale".

Si ribadisce ancora una volta il concetto che la colpa di eventuali ulteriori misure restrittive adottate dal governo è dei cittadini, e dei comportamenti che l'esecutivo bolla come irresponsabili. "Questa è una partita in cui vinciamo o perdiamo tutti" dice ancora il premier.

"Abbiamo predisposto la possibilità per i presidenti di introdurre misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità" ha ricordato poi il presidente Conte "per quelle di allentamento occorre invece un'intesa con il ministro della Salute".

Per Conte la curva dei contagi è preoccupante

Se si tiene conto della percentuale di positivi per tampone effettuato, rispetto a metà agosto si rileva un lieve incremento del numero dei casi, ma i livelli di marzo sono lontanissimi sia come numero di nuovi casi di contagio (a parità di tamponi effettuati) che come numero di decessi registrati in 24 ore, senza contare che circa il 94% dei positivi di oggi sono asintomatici o poco sintomatici.

Secondo il premier Conte, ed evidentemente l'opinione è condivisa dall'intero esecutivo, nonché dalla stragrande maggioranza dei rappresentanti dell'opposizione, la situazione in Italia è allarmante.

Conte ha infatti parlato di un andamento della curva dei contagi preoccupante "ragione per cui, peraltro, abbiamo adottato delle misure restrittive" ha spiegato quindi "non ci ha fatto piacere ma dobbiamo rispettare queste regole. Se cresce il numero dei contagiati e delle persone che sono negli ospedali, e in particolare nelle terapie intensive, andremo di nuovo in difficoltà".

Il dato che riguarda la disponibilità di posti letto in terapia intensiva è molto interessante in realtà, e merita di essere approfondito. Ad ogni modo su Il Corriere leggiamo che "in questo momento, le terapie intensive non appaiono sotto una pressione eccessiva" infatti su un totale di 7.411 posti letto disponibili (IlSole24Ore) al momento i ricoverati per Covid sono in tutto 539.

Va riconosciuto quindi che è oggettivamente difficile parlare di reparti di terapia intensiva sotto stress considerato che non è stato raggiunto nemmeno il 10% della capienza. Senza contare che, stando a quanto riportato sempre da IlSole24Ore, si stanno accelerando i tempi per aumentare fino a 11 mila i posti in terapia intensiva e di 4.213 unità i posti in terapia semiintensiva.

Pregliasco: "bisognerà fare ulteriori restrizioni"

Delle possibilità di un lockdown ha parlato anche il virologo Fabrizio Pregliasco, che però si è limitato a prospettare questo scenario per la città di Milano, che risulta particolarmente colpita anche in occasione di questa cosiddetta 'seconda ondata di Coronavirus'.

Nel corso di una intervista rilasciata a Radio Popolare il virologo ha dichiarato: "bisognerà, io temo, fare delle ulteriori restrizioni, sperabilmente localizzate, legate all'individuazione di focolai particolari e magari lockdown di un quartiere, di un contesto".

Quanto al lockdown a Milano "potrebbe essere possibile" ha detto Pregliasco. In fin dei conti in Gran Bretagna e in Francia sta accadendo qualcosa di simile, con misure di coprifuoco pensate per Londra, ma anche per Parigi e per le altre più grandi città del Paese.

"Immaginiamolo come scenario" ha spiegato Pregliasco "lo ha fatto Boris Johnson in Inghilterra per le principali città, ma anche la Francia lo sta immaginando. Purtroppo non vedo perché noi dovremmo essere esentati. Posso temerlo e bisogna immaginarlo e pianificarlo, prendere interventi minori e avere soprattutto capacità di ridurre tutto ciò che è un contatto inutile, che in questo periodo va davvero posposto a periodi migliori. Bisogna vedere l'evoluzione di questi giorni, di questo weekend e da lì decidere il da farsi".

Difficile fare previsioni però, e su questo è d'accordo anche il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana. "Non possiamo assolutamente prevedere nulla" ha detto il governatore della regione più colpita "non siamo in grado di rispondere, dovremo ascoltare i tecnici e le valutazioni che ci faranno", e ha poi rinviato ogni decisione alla giornata di venerdì 15 ottobre, quando ci sarà l'incontro coi tecnici della Regione.

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