Non si è giunti ancora a nessun accordo dopo il lungo tavolo di trattativa che ha permesso il confronto tra le diverse anime che un domani potrebbero convivere nel nuovo esecutivo. In particolare restano nettamente contrapposte le posizioni di Movimento 5 Stelle e Italia Viva, e questo lascia pensare che giungere ad un’intesa entro la serata di oggi non sarà facile.

Formare una nuova maggioranza sembra impresa non da poco viste le distanze che separano le varie forze politiche che dovrebbero sostenere il nuovo governo. Il fatto è che Italia Viva continua a dettare condizioni che i 5 Stelle non intendono accettare, e non si tratta di richieste da poco, anzi.

Tra le pretese dei renziani c’è la questione del Mes, al quale ritengono sia necessario accedere per intervenire sulla sanità, poi c’è il Reddito di cittadinanza, che vorrebbero riformare, per non parlare della questione Giustizia. E su tutto questo c’è il problema delle poltrone, non solo quelle dei vari dicasteri, ma ad essere messi in discussione sarebbero anche i nomi di Tridico e Parisi.

Italia Viva quindi continua a fare richieste, avanzare pretese, spingere per la stesura di un programma condiviso dal quale partire, ma nel frattempo non ha ancora dato una risposta sul nome del premier, porrà il veto sul nome di Conte? L’ex rottamatore continua a temporeggiare.

Tra i sospetti che aleggiano c’è quello che Renzi possa decidere di porre il veto sul nome di Conte dopo che le varie forze politiche saranno giunte ad un accordo sul patto di legislatura ed abbiano elaborato un documento scritto. In questo modo se i renziani metteranno il veto su Conte all’ultimo momento, faranno ricadere la responsabilità di far saltare il banco su Pd, M5s e LeU.

Tuttavia i tempi stringono, ed è entro il pomeriggio di oggi che Roberto Fico dovrò recarsi al Quirinale per fare il punto della situazione con Sergio Mattarella, al quale una risposta da Matteo Renzi sul nome di Conte è dovuta anche per una questione di rispetto, e non solo perché l’intero Paese sta aspettando che lui sbrighi i suoi comodi.

Dal Colle, nella migliore (o peggiore a seconda dei punti di vista) delle ipotesi potrà arrivare un rinvio di una mezza giornata, dopodiché dovrà spuntar fuori il nome del premier incaricato di formare il nuovo governo.

In queste ore si è già riunito il nuovo tavolo di lavoro, che dovrebbe chiudersi intorno alle 13 con un qualche accordo tra le forze di maggioranza su temi estremamente complessi tra i quali c’è anche quello della Giustizia.

Le richieste di Renzi: dal Mes alla riforma del RdC

Stando a quanto trapelato dai resoconti ufficiosi dei partiti che hanno preso parte al tavolo di confronto che si è svolto nella giornata di ieri, apprendiamo che da Italia Viva giungono richieste che difficilmente il M5s potrà accontentare.

Se da una parte Renzi è stato tutt’altro che chiaro sul nome di Giuseppe Conte, lo è stato invece nell’indicare la direzione in cui il nuovo governo dovrà muoversi. Tra le altre cose Italia Viva chiede che l’Italia acceda al cosiddetto Fondo salva Stati per la Sanità, anche il maniera “parziale”, ma dal Movimento 5 Stelle arriva un altrettanto chiaro rifiuto.

Il Partito Democratico invece non si è sbilanciato sulla questione del Mes, ma si è limitato a chiedere che si trovino delle risorse da investire nella sanità.

Quello del Mes non è l’unico nodo da sciogliere però, infatti Italia Viva, neanche a farlo apposta, intende mettere mano anche al Reddito di Cittadinanza, misura che i grillini hanno fortemente voluto fin dai primordi, e che rappresenta una delle poche promesse poi effettivamente da loro mantenute una volta al governo.

Difficile quindi che i 5 Stelle siano disposti, oltre ad ingoiare il rospo di tornare per la seconda volta a trattare con Matteo Renzi, a rivedere dietro sua richiesta il reddito di cittadinanza.

In compenso il M5s propone una “riforma degli ammortizzatori sociali, che sarebbero destinati a tutte le categorie di lavoratori, compresi gli autonomi” e l’introduzione di un “salario minimo e dell’equo compenso per professionisti e lavoratori autonomi”.

Un accordo dovrà essere trovato poi anche sulla questione delle riforme costituzionali, nel cui ambito è stata proposta l’istituzione di una commissione bicamerale a guida dell’opposizione. E i partiti di opposizione dovrebbero essere coinvolti anche nella discussione sul Recovery Fund.

E giusto per non lasciare da parte nulla, ecco che spunta fuori anche la questione della legge elettorale, su cui tutti i partiti concordano per un sistema proporzionale, ma a Renzi non conviene perché finirebbe tagliato fuori dal Parlamento viste le ridicole percentuali di consenso su cui può contare, e quindi lui continua a spingere per un maggioritario.

Il Movimento 5 Stelle poi ha chiesto l’introduzione del referendum propositivo, la costituzionalizzazione dei limiti alla decretazione d’urgenza, il ricorso a una maggioranza qualificata per l’approvazione della nuova legge elettorale. E ancora, è stata rilanciata l’approvazione delle leggi sul conflitto di interessi e sulle lobby, tema del quale si parla poco e si fa ancora meno.

Il nodo della giustizia è uno dei più difficili da sciogliere poi, con Italia Viva che spinge per un cambio di rotta radicale, in chiave garantista naturalmente, e la delegazione renziana spiega a tal proposito che “la strategia giustizialista di Bonafede non ha funzionato”. Da Italia Viva chiedono tra le altre cose di cambiare la prescrizione.

Renzi e il problema delle poltrone

Come accennato, Matteo Renzi non si contenta di chiedere per Italia Viva più spazio nella squadra di governo, ma vuole anche la rimozione dall’incarico per Pasquale Tridico, presidente dell’INPS, e per Mimmo Parisi che è a capo dell’Anpal, entrambi nominati dal Movimento 5 Stelle che, fino a prova contraria, ha vinto le elezioni quando Italia Viva nemmeno esisteva. Ma Renzi è fatto così, il senso di ‘responsabilità’ è talmente forte che tende a non badare a dettagli di questo tipo.

È chiaro che non è una questione di poltrone per Matteo Renzi, ma in questo ambito da Italia Viva arrivano diverse proposte, oltre a quelle appena menzionate per la rimozione di Parisi e Tridico.

Dal reggente del M5s Vito Crimi arriva un secco no alla richiesta di cambiare alcuni ministeri in mano ai grillini, ma pare che ci siano diversi nomi a rischio come la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, o la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo. Il m5s però si è trincerato dietro posizioni molto chiare, e comunica che non c’è margine di trattativa sui nomi dei ministri.

Tra i ministri intoccabili ci sarebbe in particolare Alfonso Bonafede, ma il punto è che anche gi altri devono restare al loro posto. Una parte del M5s in particolare sembra tutt’altro che propensa ad accettare condizioni in tal senso, tra cui la senatrice Bianca Laura Granato, vicina ad Alessandro Di Battista, che su Facebook scrive: “mi spiace, io non ci sto”.

“Non ci sto a farmi dare i voti da Renzi sulla scuola” scrive sui social “staremo a vedere come si chiude questa partita, ma la mia fiducia al prossimo governo sarà un atto ben ponderato, dettato da ciò che finirà nell’agenda di governo e dai ministri più o meno degni che saranno proposti per i dicasteri”.

Stando a quanto riportato dall’Ansa Renzi ritiene sia giusto che ad Italia Viva tocchino tre ministeri, più uno che dovrebbe andare a Nencini, due di questi con portafoglio e uno senza. L’ex rottamatore chiede inoltre diversi sottosegretari, qualcuno dice tre, qualcuno dice sei.

Insomma un premio per il prezioso contributo che il suo partito ha dato alla maggioranza in questo anno di governo, così Italia Viva grazie alla crisi di governo passerebbe da 2 ministri e un sottosegretario a 3 o 4 ministri e magari fino a 6 sottosegretari.

Non sembra a rischio invece il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, anche per via dell’attenzione del Quirinale sulla continuità di alcuni ministeri chiave, senza contare che il Pd non ha alcuna intenzione di cedere su questo nome.

Verso la fine della riunione di ieri vengono avanzate alcune ipotesi tra cui quella di Ettore Rosato al Viminale invece di Luciana Lamorgese, mentre Lorenzo Guerini resterebbe alla Difesa così come Roberto Speranza resterebbe alla Salute.

Il nuovo governo potrebbe vedere persino il ritorno in auge di Maria Elena Boschi, che aspirerebbe al ministero delle Infrastrutture o al ministero del Lavoro. Nel primo caso ci sarebbe in ballo lo sblocca cantieri e l’uso di parte dei fondi previsti dal Recovery Plan, mentre nel secondo caso in ballo ci sarebbero il Jobs aAct e la riforma del reddito di cittadinanza.

I 5 Stelle comunque finora hanno respinto le richieste di Italia Viva di sostituire la ministra del Lavoro ed il ministro della Giustizia, così come avrebbero anche difeso i nomi di Tridico e Parisi.

Il nome di Conte resta ancora in bilico

Il primo nodo da sciogliere in realtà è quello sul nome di Giuseppe Conte, difeso sia del Pd che, con persino maggior convinzione almeno per ora, dal M5s. Tuttavia Matteo Renzi non si è ancora sbilanciato, anche se giungono voci che ci siano le basi per un accordo, e sarebbe lo stesso Dario Franceschini uno di coloro che si sono mostrati convinti di ciò.

La poca chiarezza di Renzi nel merito però continua ad alimentare il timore che un accordo in realtà non sia affatto vicino. Pare infatti che il leader di Iv abbia inviato nella serata di ieri dei messaggi ai suoi nei quali accusa il M5s di bloccare tutto.

Roberto Fico dovrà recarsi al Colle nel pomeriggio, e il Capo dello Stato si aspetta un nome, che potrebbe essere quello di Conte con l’approvazione di tutte le forze di maggioranza e la mezza approvazione di Italia Viva. Il presidente della Repubblica in questo caso potrebbe farsela bastare e dare a Conte l’incarico di formare il nuovo governo.

Si tratta però solo di un’ipotesi, e se da una parte Renzi ha ribadito: “io non pongo veti, non ho pregiudizi” dall’altra ancora non ha neppure dato conferme. “Spero avremo un governo entro la fine della settimana” ha detto ancora Renzi, ma la sensazione è che il suo obiettivo resti quello di rimuovere Conte ed arrivare ad un governo guidato da Mario Draghi.

Erano tra l’altro trapelate delle indiscrezioni nelle ultime ore, stando alle quali il presidente della Repubblica avrebbe sentito telefonicamente l’ex presidente della BCE, ricostruzione che però il Quirinale ha prontamente smentito.

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